venerdì 6 gennaio 2012

Manzano, Simeone, lo Sporting Lisbona e altre storie…


Natale ha portato la sorpresa che tutti ci aspettavamo, ovverosia la cacciata di Manzano e l’arrivo del “Cholo” Simeone, che ha ottenuto un contratto per un anno e mezzo. Ormai inevitabile l’allontanamento del Goyo, mentre fino all’ultimo si è temuto che sulla panchina dei colchoneros potesse sedersi l’ennesimo prodotto “made in Mendes”, Felipao Scolari. Non che io fossi contrario a priori, ma l’idea che la panchina finisse in mano a uno che avrebbe dovuto ridursi lo stipendio (facendoci la carità?) e che, almeno a livello di club, non ha dimostrato granché , non mi piaceva molto. Sarebbe sembrata una mossa del tipo “per tornare in Europa una porta qualunque va bene”: qualcosa di accettabile solo se l’allenatore in questione fosse di caratura superiore. Se no, meglio puntare su un giovane voglioso e capace (e dalle pretese economiche decisamente meno pesanti), tanto più se conosce già l’ambiente.

Della gestione Manzano non c’è molto da dire, perlomeno sul piano dei risultati e del gioco. Tutti i post pubblicati finora ne parlano diffusamente. Personalmente, mi sento di fare ammenda: ci avevo creduto. Le parole dette dal Goyo mi parevano convincenti, l’uomo, sia pure preso come ultima risorsa, mi sembrava, per esperienze, un “Aragones in piccolo”, per di più conoscitore dell’ambiente e quindi capace di resistere alle mattane tipiche dell’Atletico. 

Ho avuto i primi dubbi quando ha avallato tutte le scelte di mercato e ha sostenuto che non ci fosse bisogno di Borja Valero. Poi, dopo qualche partita cautamente incoraggiante, il continuo insistere su un turn over esasperato, che, se poteva essere giustificato dalle differenti condizioni fisiche di giocatori arrivati in momenti diversi e in molti casi fuori forma, non era certo il miglior viatico per assimilare il sistema di gioco che (a parole) Manzano perseguiva. E ancora l’incapacità di dare carattere a una squadra apparsa spesso molle e svogliata, nonché infarcita di molte primedonne. D’altra parte, il primo a non dimostrare carattere è stato Manzano stesso, che ha insistito su alcuni giocatori, salvo poi ripescarne altri senza motivi apparenti; che ha mostrato una incredibile faccia tosta nelle dichiarazioni alla stampa, quando sosteneva cose invisibili sul campo (gioco sulle fasce, velocità, modello-Barcellona, volontà di imporre il proprio gioco sempre e comunque and so on…); che si è trincerato in panchina evitando il confronto quando ormai la situazione era compromessa. È colpa sua, e non potrebbe essere diversamente, se l’Atletico nella Liga ha ottenuto 1 punto su 21 in trasferta (peggior risultato di tutti i campionati europei di spessore). È colpa sua l’assoluta mancanza di fiducia nei canteranos, che forse non saranno granché, ma il cui lancio certo era stato annunciato come uno degli obiettivi fondamentali della stagione.

E qui però entra in gioco la società, ovverosia il penoso trio Gil, Cerezo, Caminero. Che quella dei canteranos fosse una bufala, è apparso evidente quando il club, al posto di investire su Joel, ha insistito per avere Courtois, per di più con un contratto-capestro che prevede l’obbligo di fargli giocare il 70% delle partite. Il ragazzo è bravo, ma non ho ancora trovato nessuno che dica il contrario riguardo a Joel (che anzi fino a un paio di anni fa era considerato meglio di De Gea). Altri sono stati venduti con leggerezza (Keko) o mandati in prestito a squadre scelte a caso (Merida); altri ancora sono rimasti a marcire in panchina per far spazio a gente che probabilmente non è migliore di loro (Koke, Pulido). Se veramente si vuole investire sui ragazzi, il lavoro deve essere capillare a tutti i livelli. Altrimenti si dice chiaramente che si punta a fare cassa vendendo giovani calciatori in stock e non si illude nessuno, né tra i ragazzi né tra i tifosi. Ribadisco comunque quanto avevo già detto a inizio stagione.

Aggiungiamoci che la primadonna per eccellenza, Reyes, non è stata affatto rimessa in riga nel suo assurdo braccio di ferro con Manzano: una società seria avrebbe “appeso al muro” questo tronfio infingardo; invece quasi sicuramente sarà omaggiato con un ritorno a casa a prezzo di saldo. Gli scontri allenatore-giocatore tecnicamente dotato che si concludono poi la vendita del secondo e la cacciata del primo sono all’ordine del giorno in società (Quique - Forlan è stato l’ultimo caso): è solo stupidità nella gestione dei rapporti con (e tra) il personale o c’è del dolo?

E qui siamo all’altra grande colpa della società: l’incapacità di gestire il mercato e di sviluppare un progetto serio. Reyes, giocatore valutato in estate 12 milioni di euro, se ne andrà per 3,5, quando perfetti sconosciuti sono arrivati quest’estate per 5 o 6 (Ruben Micael, chi era costui?). Sarà anche un pigro strafottente, ma, per caratura tecnica e risultati (quando è in buona), dovrebbe valere molto di più. Silvio, per me un ottimo acquisto, è arrivato praticamente “rotto”. Possibile che non se ne sia accorto nessuno?

La squadra vincitrice dell’Europa League e della Supercoppa 2010 (per quanto secondo me sopravvalutata) è stata smontata pezzo a pezzo. I grandi sono stati venduti a prezzi stracciati (a proposito, possibile che un Reyes ancora giovane valga meno di un più attempato Forlan?), le “schiappe” sono rimaste. Per quanto mi riguarda, gridano ancora vendetta le vendite di Ujfalusi e Forlan (e forse di Jurado, che io avrei tenuto ancora un po’), due che avrebbero fatto comodo, per esperienza e carattere, e di cui si sente la mancanza.
Invece sono arrivati giocatori in prestito (e qui non mi scandalizzo, perché anche il Milan, ovverosia una grande d’Europa, fa largo uso di questa modalità) e acquisti dell’ultimo minuto, che hanno sconvolto i ritmi di preparazione della squadra (della condizione fisica non mi sento perciò di fare una colpa a Manzano). Alcuni con quotazioni francamente esagerate: a me Pizzi piace, ma il riscatto a 15 milioni mi sembra fuori dal mondo, soprattutto se comparato al valore di altri (e si ritorna al “caso Reyes”…).

Così, mentre la società si balocca con lo stadio della Peineta, un gingillo da 70mila posti per un club che quasi sempre non supera le 45mila presenze a partita, il futuro di alcuni tra i pezzi chiave della squadra (Courtois e Diego) è ancora tutto da scrivere. Tra l’altro, nessuno ha considerato l’orrenda ipotesi che il nuovo stadio potrebbe essere intitolato a Jesus Gil y Gil? Perché, secondo me, questi ne avrebbero il coraggio…

Per fortuna è arrivato Simeone. Accolto come un messia da molti. Contestato da altri, che gli rinfacciano le peggiori nefandezze, dall’essere il nuovo scudo del Gilismo all’aver causato la retrocessione del River Plate (ma per favore! Perché tutti possono lasciare commenti in calce agli articoli, anche gli evidenti idioti?). Io so solo che il suo Catania, preso in cattive acque, ha ottenuto il miglior piazzamento in serie A della sua storia; che ha vinto due campionati in Argentina; che il suo Racing avrà anche giocato male, ma era tignoso, aggressivo ed è arrivato secondo pur disponendo di giocatori non eccelsi.

In più tra le sue dichiarazioni alcune mi hanno colpito in positivo:
  1. Pretenderà un massimo di due tocchi da ciascuno (chissà come reagirà Diego…) e un gioco maggiormente sviluppato sulle fasce
  2.  Ai canterani sarà data un’opportunità, se verranno ritenuti pronti
  3.  Chi non è motivato, se ne può anche andare

Mi piace meno il fatto che abitualmente giochi con un 4-2-3-1 che farebbe supporre una rinuncia ad Adrian, ma qui siamo nel campo delle ipotesi, per cui è inutile parlarne.
Aggiungo che non solo Simeone è un vero colchonero (cosa che non fa mai male, se sei uno preparato), ma è anche uno che non le manda a dire: secondo me viene per fare bene e non accetterà di fare da scudo umano al Gilifato. E poi non credo che tra Cerezo e Simeone il Calderon sceglierà il primo; anzi è più probabile che la società sarà lo scudo umano del “Cholo”, con tutto quanto ne consegue.

Infine lo Sporting Lisbona. Da tempo meditavo di confrontare la situazione della squadra di Lisbona con la nostra, poi Elias ha rilasciato le dichiarazioni che sapete e mi ha distrutto la sorpresa. Pazienza! Personalmente le dichiarazioni del brasiliano non mi hanno minimamente offeso e, se vorrete seguirmi ancora cinque minuti, capirete il perché.

Alla fine dello scorso campionato, lo Sporting, la terza grande portoghese, la seconda squadra della capitale, era una squadra in crisi nera. La nuova dirigenza uscita dalle elezioni di agosto ha preso la decisione coraggiosa ma obbligata di rivoluzionare tutto: un direttore sportivo abile e astuto, un nuovo allenatore giovane e capace (Domingos), molti nuovi giocatori scelti per le loro capacità e non per il nome, l’allontanamento di giocatori e tecnici sopravvalutati. Ora la squadra vince, convince (dopo qualche prova iniziale di rodaggio) e, pur senza probabilmente avere reali possibilità di vincere la Liga, è matematicamente in corsa, oltre a poter teoricamente vincere ancora tutte le competizioni cui partecipa.
Nessuno coglie le analogie al contrario con la nostra situazione? Nella stessa situazione abbiamo fatto l’esatto contrario e i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Qualcuno di voi è mai stato in visita all’Alvalade? Io sì. E vi assicuro che, per accoglienza e attenzione a visitatori e tifosi, non c’è paragone col Calderon. Poi non stupiamoci e non offendiamoci se Elias dice la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità.

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