domenica 25 gennaio 2015

Come in una bella favola (o forse no?)


Ne sono successe di cose, negli ultimi giorni, dalle parti del Calderon: il passaggio del turno di Coppa del Re contro l’Eterno Rival, la vittoria sofferta contro il Granada e quella decisamente più facile (ma non troppo) contro il Rayo, le due meritate sconfitte contro il Barcellona e, last but not least, l’ingresso nel club dell’ennesimo multi-miliardario cinese in cerca di visibilità in Europa.

Se fossimo in una favola, saremmo in una bella favola, tutto sommato: l’eroe “bello di fama e di sventura”, tornato a casa, ci trascina alla conquista di Madrid frantumando una serie incredibile di record personali e non (non si vincevano tre derby di fila dagli anni Cinquanta, mai il Real aveva incassato due reti all’inizio dei due tempi, mai si era vista una tale superiorità biancorossa in termini di risultati nella capitale, mai Fernando Torres aveva segnato al Bernabeu). Intorno a lui, la squadra lotta, combatte, non si dà per vinta ma anzi si considera vincente e dimostra ormai che, per i colchoneros, andare al Bernabeu è come farsi un panino sotto casa: placido, tranquillo, sereno (almeno sul piano mentale, perché è chiaro che sulla bilancia la tecnica pesa ancora tutta per i blancos). Simeone le azzecca tutte, Mario Suarez sembra un giocatore vero e Siqueira un difensore affidabile, Oblak finalmente svela perché è stato pagato una vagonata di soldi e la stampa..beh… è costretta ad ingoiare le sviolinate alla remontada che mai sarà. Come ha detto giustamente il Cholo, spettatori e stampa non scendono in campo, nonostante la vergognosa grancassa mediatica messa in atto per salvare il Calcio dalla calata dei Vandali, cose che non si vedevano dai tempi in cui era in gioco l’onore della Spagna contro i club stranieri, magari appartenenti ai pericolosi stati socialisti dell’Est Europa.
Il lieto fine sarebbe bell’e pronto: colpito da una siffatta dimostrazione di potenza e forza mentale, un altro eroe, non giovane, non bello, ma ricco e potente, arriva fin dalla lontana Cina per sposare la bella principessa e rendere il regno ancora più forte e vincente.

Una bella favola, davvero. Sarebbe molto bello crederci e, in generale, sono piuttosto propenso a farlo.
In fondo, concluso il girone d’andata e appena iniziato quello di ritorno, l’Atletico sembra in ascesa, contrariamente agli anni scorsi, quando gennaio e febbraio coincidevano con un pericoloso calo fisico. Quest’anno Simeone ha ruotato maggiormente gli uomini, anche perché, non avendo una formazione e un modulo definiti e funzionanti in mente, ha dovuto maggiormente sperimentare rispetto al passato. In più, considerate le difficoltà nel gioco, i vari cambi hanno pesato sicuramente meno, non andando a inceppare un meccanismo che già di per sé era tutto meno che perfetto.
Ora invece i colchoneros sembrano aver trovato un’idea stabile di gioco, anche se permangono confusioni tecniche e tattiche, principalmente legate alla difficoltà a trovare spazio ad alcuni acquisti estivi e all’evidente abiura di una buona parte del progetto elaborato in estate, e difficoltà in alcuni ruoli (terzino sinistro su tutti).
Addirittura, non si sa se spronato dalle richieste di cessione o meno, Simeone ha rispolverato Mario Suarez, il quale ha regalato alcune buone prestazioni. Anche qui, non è chiaro se il nostro non più giovanissimo canterano sia sembrato un giocatore vero perché è in particolare forma (e allora complimenti al Cholo e al suo occhio lungo), o perché vuol mettersi in mostra per una futura cessione. Ha giganteggiato al Bernabeu e se l’è cavata altrove, in verità, ma può bastare. D’altra parte, il giocatore è noto, così come la sua innata capacità di mostrarsi calciatore vero in favore di telecamera (ricordate la Supercoppa col Chelsea?) e dormire le restanti trenta gare: il che mi fa supporre che non andrà mai più in là di così, nonostante stia per entrare, almeno anagraficamente, nel culmine della carriera.
E dove non arriva il prode Fernando ci pensano Griezmann, ormai completamente integrato nel meccanismo della squadra, tremendo e letale contropiedista, o il prode Godin, regolare e preciso come mai nella sua carriera, anno scorso a parte. Per non parlare di un Gimenez che non fa rimpiangere Miranda, al punto che molti tifosi si spingono a parlare, neanche troppo sottovoce, di una cessione del brasiliano come di una occasione da non perdere.
In più, è arrivato, del tutto a sorpresa, Cani, in prestito dal Villareal, al posto del Cebolla Rodriguez. Professionista esemplare, quest'ultimo, ma anche giocatore poco sagace dal punto di vista tattico e piuttosto limitato da quello tattico, capace solo di correre coi paraocchi lungo la fascia. Lo spagnolo invece, abile tecnicamente, di professione trequartista ma non solo, pare un ottimo sostituto di Arda Turan. E se la forzata inattività al Villareal ci consegna un giocatore piuttosto arrugginito, è vero anche che è un'altra pedina fresca per il Cholo.


Tuttavia, c'è di che stare attenti.
In primo luogo, serpeggia un certo malumore, nelle file biancorosse. Sotterraneo, ma c'è. Non si spiegherebbero altrimenti le richieste di cessione da parte di Mario e, soprattutto, di Saúl. Entrambi sono rimasti “fregati” dal ritorno improvviso, quest'estate, di Tiago, che ha tolto loro spazio e prospettive. Se però del primo si potrebbe tranquillamente fare a meno, visto che, a parte provenire dalla cantera, non ha nessuna qualità imprescindibile ed è, di fatto, un giocatore come mille altri, il secondo è destinato ad una luminosa carriera ed è comprensibile che, dopo l'ottima stagione al Rayo, si aspettasse molto di più. Dal momento che il portoghese non è eterno, deve solo avere pazienza, in teoria. Ma “pazienza” è una parola che mal si sposa con Jorge Mendes, un vero e proprio cancro del calcio e dell'Atletico, che spinge perché il ragazzo giochi altrove, non è chiaro se in prestito o in via definitiva. E non illudetevi: se per il momento la cosa è stata stoppata, il “re dei procuratori” tornerà alla carica ben presto, per una soluzione o per l'altra. D'altra parte, uno così guadagna in commissioni sui trasferimenti.
E allora, ecco il punto. Perché un mega-miliardario cinese dovrebbe investire in una società sempre sul filo del rasoio finanziario, guidata in malo modo da gente che si mette nelle mani di tipacci come il portoghese di cui sopra? Una società pesantemente indebitata col Fisco e dai conti opachi e impossibili da decifrare? Un club i cui vertici sono stati più volte condannati per vari reati fiscali tra cui frode ai danni della stessa società e falsa emissione di azioni?

È circolata la voce che questo sia solo il primo passo e che il gruppo Wanda voglia rilevare, nel giro di pochi anni, diciamo dopo il passaggio alla Peineta, l'intera società.
Permettetemi di dubitare. Non tanto che la voce, smentita da Cerezo (…), sia vera: questo è abbastanza verosimile, visto che nessuno butta 45 milioni di euro nel capitale sociale di una società che non produce utili così, solo per amore verso lo sport e i nostri colori in particolare. Dubito che la cosa si concretizzi. La premiata ditta Gil-Cerezo, così abile nel falsificare bilanci e aumenti di capitale, sicuramente avrà in mente qualche piano diabolico per tenersi i soldi e sganciarsi da siffatti, scomodi, soci. I quali certo hanno piani decisamente più importanti che rafforzare il club: lottizzazioni edilizie, compravendite immobiliari, investimenti nel turismo d'élite e chi più ne pensa più ci azzecca. Chissà perché, la mente corre subito al Malaga, sedotto ed abbandonato da uno Sceicco che i soldi li aveva eccome, anche se la stampa nostrana l'ha preso in giro come un poveraccio, ma che ha improvvisamente deciso di non elargirli più quando il suo piano di cementificazione dell'intera Costa del Sol è stato bloccato dal governo locale. C'è da guadagnare con lo stadio, la nuova Ciudad Deportiva e chissà cos'altro. Oltre al fatto che la faccenda pone tutta una serie di interrogativi e di problemi: possono proprietari di un club che sarebbero stati condannati a rifondere alla loro stessa società i danni da loro stessi causati disporre un aumento di capitale? A cosa, se non a un capitale inesistente, perché fasullo, si vanno a sommare i 45 milioni detti sopra? Come si fa a stabilire le nuove quote della società, considerato che le vecchie si basavano su carte false? E via così...

Da ultimo, l'aspetto sportivo vero e proprio. Dopo aver esorcizzato un demone, ne compare un altro: se c'è una cosa che il doppio confronto del Camp Nou ha evidenziato, è, per l'ennesima volta, che la coperta è troppo corta. O tentare di attaccare e perdere o chiudersi a riccio, rinunciando a uscire dagli ultimi 25 metri e perdere; questo, in estrema sintesi il dilemma. Ci sarà occasione di analizzare tatticamente le partite col Barcellona, ma è chiaro che i rapporti di forza, rispetto all'anno scorso, quando li imbrigliammo per ben 6 volte, sono cambiati. Pertanto, non sono per niente fiducioso per il ritorno di Coppa e non lo sarei stato neppure se l'andata fosse finita 0-0. È chiaro a tutti, io credo, che il Barça non è il Real: il tasso tecnico è superiore e questo ci mette in difficoltà, mentre contro i blancos, più fisici, ci troviamo proprio per questo maggiormente a nostro agio (anche se soffriamo parecchio anche lì; d'altra parte il divario è quello).
Anche in Liga, non è possibile distrarsi un secondo, perchè Valencia e Siviglia sono lì e non si schiodano dalle nostre calcagna, complici alcuni risultati deficitari nostri nei primi tre mesi di campionato e il generale declino di buona parte delle squadre spagnole.

Perciò, sogniamo, se volete. Ma non scordiamoci mai che è ancora quasi tutto da costruire e che, soprattutto, un bel paracadute è proprio quello che ci servirebbe in caso di bruschi risvegli.

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