domenica 11 marzo 2012

Atletico – Granada 2-0: il ritorno della “manzanite”?


Ha un bel dire Simeone che non ci devono essere né fatica né assenze, ma questi sono gli unici fattori che potrebbero giustificare una prestazione come quella di oggi. Per la prima volta, da quando c'è il Cholo, i colchoneros non hanno messo in mostra le qualità che ormai si riconosceva a questa squadra: sul campo si è visto un gioco confuso, “sviluppato” senza velocità e senza grinta da giocatori che non sembravano aver ben chiaro quali fossero le loro posizioni e i loro compiti, in una sorta di continuità ideale con il secondo tempo della partita col Beşiktaş.

Di fronte a un Granada ben messo in campo, che pressava e rilanciava l'azione cercando di far male ai padroni di casa, trotterellava un Atletico impreciso, a tratti apparentemente svogliato, che, nel suo ruminare il pallone senza cercare mai la profondità, sembrava essere ritornato ai tempi di Manzano. In più occasioni solo la miseria tecnica degli avanti avversari salvava i colchoneros (ancora una volta in difficoltà su tiri e azioni dalla trequarti) dal subire quel gol che forse il Granada avrebbe meritato.

Va da sé che, come spesso succede nel calcio, oggi questo Atletico ha ottenuto molto di più di quanto aveva fatto nelle sfortunate partite contro Racing e Sporting Gijon. Segno che probabilmente, anche se oggi era ben nascosto, il carattere c'è ed è forte.
Al 38' Miranda, sull'ennesimo calcio d'angolo guadagnato dai colchoneros (senza peraltro aver mai creato pericoli), era bravissimo a sfruttare l'assist di testa di Koke e a finalizzare in semirovesciata per la sua prima rete in campionato.
Nel secondo tempo, in pieno recupero, una straordinaria cavalcata sulla fascia destra di Juanfran veniva conclusa (malamente...) da Falcao per un 2-0 che puniva eccessivamente gli avversari.

Note positive
Juanfran: sarà perchè prima non giocava mai, ma non sente la fatica. Ancora una partita di spessore, perlomeno comparata a quella dei suoi compagni. Il 2-0 è esclusivamente frutto della sua pervicacia.
Vittoria: dopo cinque pareggi, si ritorna ai tre punti, in un modo o nell'altro.

Note negative
Falcao: sempre fuori fase. Cade e scivola in continuazione, non controlla il pallone quando lo riceve, è sempre troppo avanti o troppo indietro quando viene cercato dai compagni, se può tira contro il portiere in uscita: insomma, tutto il repertorio delle partite in cui non incide. Ciliegina sulla torta, rischia di sbagliare anche il gol che segna.




Atlético de Madrid: Courtois 6,5; Juanfran 7, Miranda 6, Godín 6, Domínguez 6; Salvio 5 (Arda Turan, m. 69 sv), Gabi 5, Mario 5 (Assuncao, m. 56 5,5), Koke 5; Adrián 5 (Perea, m. 79 sv) y Falcao 4.

Granada: Julio César; Nyom, Íñigo López, Mainz, Borja Gómez; Cortés (Ighalo, m. 59), Mikel Rico, Moisés (Geijo, m. 81), Jaime (Henrique, m. 31); Abel Gómez y Uche.

Goles: 1-0, m. 38: Miranda, de media chilena tras un saque de esquina y un toque de cabeza de Godín. 2-0, m. 90: Falcao, tras una jugada de Juanfran.
Árbitro: Mateu Lahoz (C. Valenciano). Expulsó con roja directa a Henrique, del Granada, en el minuto 82. Amonestó a los locales Koke (m. 60) y Godín (m. 73) y a los visitantes Nyom (m. 52) y Borja Gómez (m. 63).
Incidencias: partido correspondiente a la vigésimo séptima jornada de Liga en Primera División, disputado en el estadio Vicente Calderón ante unos 52.000 espectadores.

giovedì 8 marzo 2012

Atletico – Beşiktaş 3-1: tigri di carta...


Al termine di una prestazione schizofrenica e sconcertante, l'Atletico si guadagna il diritto a guardare al ritorno degli ottavi di finale di Europa League, sul difficile campo di Istanbul, con una certa tranquillità. Peccato che, a un primo tempo scintillante e praticamente perfetto, sia seguita una seconda parte di gara orrenda che ha seriamente rischiato di vanificare tutto quanto fatto fino ad allora e che ha impedito che sulla pratica-qualificazione venisse posta una vera e propria pietra tombale.

Nei primi 45 minuti i colchoneros avevano sofferto leggermente solo all'inizio, messi in difficoltà dal gioco di Manuel Fernandes tra le linee, da qualche numero di Quaresma (presto spentosi ignominiosamente) e da qualche punizione dalla trequarti destra. Per altro, si erano comunque resi insidiosi in contropiede, con due occasioni malamente sprecate da Falcao al 3' e da Salvio, quest'ultimo capace di sprecare una grande combinazione Adrian – Koke calciando fuori a porta vuota.
Salvio si era però ben presto fatto perdonare, realizzando una doppietta nel giro di tre minuti. Al 24' Koke, da centrocampo, cambiava fronte con un lancio di 50 metri che raggiungeva Salvio sulla fascia destra: ottimo controllo dell'argentino, che insisteva nell'azione personale, entrava in area e piazzava la palla sul secondo palo. Al 27' lo stesso argentino, dopo aver tagliato verso il centro, riceveva un lancio filtrante sempre da Koke, avanzava centralmente e concludeva con un delizioso pallonetto.
La differenza tra le due squadre era ora nettissima e Adrian, presente in quasi tutte le azioni d'attacco, si incaricava di ribadirla con un gol da cineteca: rubava palla a centrocampo, avanzava centralmente fino al limite dell'area dove dava l'impressione di aspettare la sovrapposizione degli accorrenti Falcao e Koke per il passaggio filtrante; invece accelerava d'improvviso, sgusciava tra 4 avversari e fulminava Gönen, segnando un gol fantastico.

Dopo una tale prova di forza, ci si aspettava un secondo tempo all'insegna della tranquillità, in cui magari si riuscisse anche a incrementare il vantaggio, oltre che a mantenere la porta inviolata. Ma la sgradevole sorpresa era dietro l'angolo: il Beşiktaş tornava in campo determinato, com'è naturale, a cercare il gol della speranza: perciò stringeva le linee, aumentava il pressing sugli avversari, avanzava il baricentro e... toglieva Quaresma. L'Atletico giocava così in contropiede, o meglio lo avrebbe fatto, se i colchoneros non fossero rientrati lenti e deconcentrati, con le ben prevedibili conseguenze che già altre volte abbiamo visto: approssimazione nel controllo della palla e nei passaggi, lentezza nella manovra, gioco ridotto alle sole sterili iniziative individuali. Le numerose palle perse generavano molti pericoli ai biancorossi,che subivano subito il gol dell'ex, con Simao abile ad approfittare di una respinta su calcio d'angolo al 52', e poi rischiavano più volte di subire il secondo gol, senza rendersi pericolosi fino al 75', quando prima Falcao e poi Koke sfioravano il gol.
L'acme si raggiungeva negli ultimi minuti: al 87' Courtois evitava il gol su calcio d'angolo; quattro minuti dopo Godin di testa rischiava la clamorosa autorete.

Fortunatamente arrivava la fine e la partita poteva così essere archiviata, dopo aver ribadito un paio di cose. In primo luogo, che i colchoneros sono stanchi, situazione più che comprensibile se si considera che giocano sempre gli stessi, vista la situazione delle assenze e, più in generale, della ristrettezza della rosa. Poi, che in Europa non si può distrarsi un attimo, perchè il livello degli avversari è comunque alto. Infine, che l'Atletico è ancora una squadra ingenua, che non è in grado di gestire la partita e fatica a fare risultato se non gioca al 100%.

Note positive
Adrian: gioca 60 minuti, svariando su tutto il fronte d'attacco e mettendo lo zampino in quasi tutte le azioni d'attacco. Il gol poi è la classica ciliegina sulla torta.
Koke: ottimi i suoi lanci filtranti, che fruttano due gol e diverse altre azioni pericolose.
Salvio: gioca solo un tempo (come a Siviglia), sbaglia un gol già fatto, ma ne segna due dopo aver dimostrato di saper fare qualcosa di diverso dal correre senza senso. Era ora!

Note negative
Perea – Godin: il loro secondo tempo è inguardabile. Errori di posizione, di controllo, di rilancio; insomma errori di qualunque tipo. Più di Godin che di Perea, d'accordo, ma dietro si balla parecchio.
Mario Suarez: neanche il tempo di pensare che persino lui, grazie a Simeone, sembra migliorato, che regala un secondo tempo da incubo. La sua presenza sulla trequarti avversaria è da sempre impalpabile, visto che non ha mai fatto assolutamente da schermo ai compagni in tutta la sua carriera. Ma oggi chiarifica a tutti perchè è riserva e perché, magari, dovrebbe rimanerlo a vita.




Atlético de Madrid: Courtois 6,5; Juanfran 6,5, Perea 5, Godín 4,5, Filipe 6; Salvio 7,5 (Domínguez, m. 81 sv), Gabi 7, Mario 5, Koke 7,5 (Saúl Ñíguez, m. 84 sv); Adrián 8 (Pizzi, m. 62 5) y Falcao 5,5.



Besiktas: Cenk Gonen; Ibrahim Toraman, Sivok, Korkmaz, Kavlak; Simao, Manuel Fernandes, Ernst, Neciop Uysal (Edu, m. 80), Quaresma (Koybasi, m. 46); y Pektemek (Holosko, m. 74).



Goles: 1-0, m. 24: Salvio bate a Cenk Gonen tras dejar atrás a un rival con un control perfecto. 2-0, m. 28: Salvio supera por encima la salida del portero del Besiktas. 3-0, m. 37: Adrián culmina una preciosa jugada individual. 3-1, m. 53: Simao empalma a la escuadra.
Árbitro: Jonas Eriksson (SWE). Amonestó al visitante Ernst (m. 74).
Incidencias: partido de ida de los octavos de final de la Liga Europa, disputado en el estadio Vicente Calderón ante unos 25.000 espectadores.

lunedì 5 marzo 2012

Siviglia – Atletico 1-1: il passo del gambero


Vai a Siviglia senza i pezzi migliori, falcidiato da infortuni e squalifiche che ti sei andato a cercare, con la panchina piena di giocatori finiti e giovani di speranze ancora tutte da verificare. Sai che la partita è uno snodo fondamentale della stagione, che devi vincerla, costi quel che costi, se vuoi continuare a sperare di artigliare quel quarto posto che sarebbe già tuo se non avessi sprecato occasioni incredibili nelle partite precedenti.
Incredibilmente trovi la rete del vantaggio con una splendida azione conclusa da un giovane di belle speranze che fa di tutto per sembrare scarso. Gestisci con grande tranquillità il primo tempo senza subire alcun pericolo, “rischiando” anzi di raddoppiare più volte e sprecando, secondo un copione già visto, ogni occasione del KO gentilmente offerta dagli avversari.

Hai condotto un primo tempo di raddoppi, pressing, sacrificio; il secondo tempo inizia ancora meglio di come è finito il primo, con gli avversari che tengono un ritmo ancor più blando, senza segnali di pericolo all'orizzonte. Allora che fai? Continui così?
Ma OVVIAMENTE NO! Ti disunisci e concedi uno, due, tre contropiedi, tutti uguali, tutti da sinistra, tutti condotti dalla coppia Navas – Reyes che crocifiggono un Filipe Luis lasciato colpevolmente solo dai compagni, fino a lasciare al nuovo attaccante degli avversari, quello che non aveva ancora segnato, l'occasione di segnare un gol facile facile davanti al portiere, oltre a numerose altre azioni pericolosissime che solo per tua grandissima fortuna non si concludono con il 2-1 per gli avversari.

Colmo della fortuna, quando mancano due minuti l'ennesima azione di attacco del Siviglia, un contropiede provocato da una avventata azione in avanti di Juanfran, permetterebbe a Manu del Moral di segnare il più classico gol dell'ex, se l'arbitro non lo cogliesse in uno di quei fuorigioco millimetrici che vengono fischiati solo una volta nella vita.

Così, dopo una partita buttata via, ti ritrovi al punto di un mese fa: nono posto, a cinque punti dalla zona Champions, con una rosa ridotta all'osso, mentre gli avversari, vecchi e nuovi, riprendono a correre e tu ti sei già giocato le carte migliori quando avresti potuto, con un po' più di attenzione e meno ingenuità, installarti a quota 37 e rimanere agganciato a quel treno che ora devi inseguire di nuovo.

C'è qualcosa di positivo, qualcosa da salvare? C'è, ovvio. Per esempio la ormai assodata imbattibilità in trasferta. Il punto è: meglio una vittoria da tre punti o tre pareggi da uno ciascuno, per muovere la classifica?

Per quel che mi riguarda, metto una pietra sopra alla qualificazione in Champions, che a mio parere ormai è andata; ma non rinuncio assolutamente a Simeone: con una plantilla più adeguata e con una seria programmazione estiva, chissà dove saremmo ora...

Note positive
Gabi: è l'anima dell'Atletico. Corre, lotta e, in occasione del gol, un suo squisito cross pesca Salvio al centro dell'area.

Note negative
Filipe: la cerniera sul centro-sinistra tra lui e Dominguez resiste solo un tempo, poi si squaglia, per colpa di entrambi ma fondamentalmente a causa sua. Sempre fuori tempo, sempre all'inseguimento degli avversari, va in crisi contro Navas (avessi detto...)



Sevilla FC: Palop; Coke, Spahic (Fazio, m.57), Escudé, Fernando Navarro; Jesús Navas, Medel, Rakitic (Trochowski, m.57), Reyes; Kanouté y Babá (Manu del Moral, m.73).

Atlético de Madrid: Courtois 6,5; Juanfran 6 (Perea, m.90 sv), Miranda 6, Domínguez 5, Filipe Luis 4,5; Mario Suárez 5, Tiago 5 (Pizzi, m.81 sv); Salvio 6,5, Gabi 7, Koke 6,5; y Adrián 5,5.

Goles: 0-1, M.09: Salvio. 1-1, M.53: Babá.
Árbitros: Alfonso Álvarez Izquierdo (Comité Catalán). Amonestó a los visitantes Filipe Luis (m.12), Tiago (m.34), Salvio (m.44) y Juanfra (m.52) y a los locales Medel (m.21) y Fernando Navarro (m.44).
Incidencias: Partido correspondiente a la vigésima sexta jornada de Primera división disputado en el estadio Ramón Sánchez Pizjuán ante cerca de 45.000 espectadores. Terreno de juego en buenas condiciones.

lunedì 27 febbraio 2012

Atletico- Barcellona 1-2: a testa alta

Come era preventivabile, la super-sfida contro il Barcellona ha messo fine all'imbattibilità del Cholo Simeone. Come era decisamente meno scontato, l'Atletico esce dalla sfida a testa alta, dopo aver fatto soffrire il Barça e aver rischiato anche di vincere, piegato soltanto da una furbata di Messi e da un arbitraggio discutibile (sull'altro campo della capitale, anche il Rayo ne sa qualcosa…). Niente a che vedere, insomma, con la totale insipienza tattica e tecnica mostrata all'andata sotto la guida (???) di Manzano.

Ben consapevole infatti del gioco dei catalani, Simeone ha schierato un Atletico assai guardingo, ma niente affatto rinunciatario: difesa e pressing solo dalla propria metà campo, per evitare di essere risucchiati in avanti dai movimenti dei difensori blaugrana e per non concedere la superiorità numerica sulle fasce, e veloci contropiede che mettessero in difficoltà gli ospiti, questo era il piano.

Tuttavia nel primo tempo si è vista solo una parziale attuazione del piano del Cholo, perché il baricentro era troppo basso e la velocità piuttosto limitata, così i rojiblancos non solo faticavano a recuperare la palla, ma non avevano modo di ripartire: la palla veniva perduta subito anche perché non si tentava di uscire dall'assedio attraverso il gioco, ma con veloci rilanci di trenta-quaranta metri, cosicché la difesa del Barça aveva tutto il tempo di schierarsi in copertura per rubare palla e ripartire.
D'altra parte, perché un contropiede riesca c'è bisogno di un paio di fattori (non necessariamente sempre associati): la superiorità numerica da parte degli attaccanti e una manovra veloce e precisa. Nel primo tempo mancavano entrambi, motivo per cui fino al 25' l'Atletico non si faceva neppure vedere dalle parti di Valdes e poi le poche azioni ficcanti di un buon Filipe e di Koke venivano vanificate o dal pessimo controllo di Falcao o da sbavature nel passaggio.

L'Atletico rischiava comunque poco, grazie alla ragnatela tesa nella propria metà campo e al gioco decisamente rude (a tratti anche intimidatorio) messo in atto. Nell'unica occasione in cui il Barcellona poteva sviluppare tutto il suo potenziale, un triangolo Messi (dalla trequarti) - Fabregas (a sinistra) - Alves (sul secondo palo) permetteva a quest'ultimo di portare in vantaggio i blaugrana.
La rete colpiva con una frustata l'Atletico, che quasi subito costringeva Valdes a una parata miracolosa su Falcao, ben servito da una giocata Adrian - Arda Turan, ma poi riprendeva a macinare il solito gioco guardingo.

Nella ripresa però la musica cambiava totalmente: l'Atletico avanzava il proprio baricentro, iniziando a pressare dalla trequarti avversaria, e chiudeva progressivamente il Barcellona nella propria metà campo, sottoponendo Valdes a un autentico fuoco di fila. Fortuna voleva, tra l'altro, che proprio al primo tentativo i colchoneros raggiungessero il pareggio: su calcio d'angolo da destra, Busquets prolungava inspiegabilmente verso il secondo palo, dove era in agguato Falcao.
Da quel momento, in un Calderon trasformato in una bolgia, si aveva netta l'impressione che la partita potesse persino volgere a favore dei colchoneros, con un Barcellona scosso e in difficoltà nel contenere gli attacchi manovrati dei padroni di casa.

L'incantesimo durava fino al 80', quando, mentre Courtois era impegnato a disporre la barriera su una punizione dalla trequarti, Messi tirava all'improvviso e fulminava il portiere belga. Nonostante le proteste dei biancorossi, l'arbitro convalidava: non sapremo mai se era stata chiesta la barriera oppure no, se a parti invertite la punizione non sarebbe stata ribattuta, certo è che la rete tagliava le gambe all'Atletico e ammutoliva il Calderon. I rojiblancos si gettavano ancora in avanti, ma senza più la lucidità necessaria. Tuttavia rischiavano più volte di pareggiare, l'ultima volta su tiro di Juanfran su assist di… Busquets con la mano, un fallo clamorosamente non visto da un arbitro decisamente non all'altezza della partita, per non dire di peggio.

In conclusione, prima sconfitta dell'era - Simeone, al termine della brusca frenata in Liga che già avevamo denunciato, ma le sensazioni continuano ad essere buone. Se l'attitudine rimarrà questa, ci toglieremo, già quest'anno, delle soddisfazioni.

Note positive
Filipe: concentrato, forte in fase difensiva, caparbio (anche se non brillante) nell'alimentare l'azione d'attacco. Che stia tornando,un passo alla volta,agli antichi splendori?
Miranda - Godin: buona partita, con un'unica sbavatura sul gol di Alves, quando nessuno dei due esce incontro a Messi. Abili anche nell'alimentare l'azione dalle retrovie, motivo per cui vengono preferiti a Dominguez, che non ha questa capacità.
Arda: ottime alcune intuizioni, addirittura feroce, in alcuni momenti, nel pressing. Sta tornando quello di inizio anno. Gli manca solo il gol, come diciamo da mesi.

Note negative
Courtois: l'ingenuità per la quale subisce il secondo gol lascia sbalorditi, al di là di quanto possa essere stato detto o fatto nei momenti appena precedenti al tiro.
Scarsa precisione: non si può puntare sul contropiede e poi sprecare le poche occasioni che capitano a causa di passaggi e tiri sbagliati. Così come non si può dominare la gara e sprecare occasioni su occasioni. La gara di ieri, nei due tempi, ha mostrato le due facce, incredibilmente simili, dell'Atletico. Difetti che ci stanno costando la Champions League. O la musica cambia, o il solco scavato ieri difficilmente sarà colmato.
Ammonizioni: fanno parte del gioco, d'accordo, ma alcuni falli, ieri e non solo, sono apparsi inutili e dannosi, visto il carico di cartellini gialli che hanno prodotto. Domenica a Siviglia andremo senza Diego, Falcao e Godin: forse si potrebbe stare un po' più attenti…



Atlético de Madrid: Courtois 4; Juanfran 6,5, Miranda 7, Godín 7, Filipe 7; Koke 6,5 (Salvio, m. 77 sv), Gabi 6, Tiago 5, Arda Turan 7 (Silvio, m. 86 sv); Falcao 6,5 y Adrián 6.

Barcelona: Víctor Valdés; Dani Alves (Cuenca, m. 71), Puyol, Mascherano, Abidal; Xavi, Busquets, Iniesta; Cesc (Pedro, m. 77), Alexis (Piqué, m. 84) y Messi.

Goles: 0-1, m. 36: Dani Alves culmina en el segundo palo un centro de Cesc. 1-1, m. 48: Falcao remate de volea un saque de esquina. 1-2, m. 81: Messi, de falta directa cuando Courtois colocaba la barrera.
Árbitro: Pérez Lasa (C. Vasco). Amonestó a los locales Godín (m. 24), Juanfran (m. 25), Arda Turan (m. 30), Tiago (m. 61), Koke (m. 74), Miranda (m. 81) y Falcao (m. 85) y a los visitantes Messi (m. 8), Cesc (m. 45), Alves (m. 71), Alexis (m. 77) y Xavi (m. 90).
Incidencias: partido correspondiente a la vigésima quinta jornada de Liga, disputado en el estadio Vicente Calderón ante unos 53.000 espectadores.

venerdì 24 febbraio 2012

Atletico - Lazio 1-0: missione compiuta

L'Atletico B, tirato fuori dall'armadio dopo una veloce spazzolata, ottiene il risultato sperato senza sforzo e guadagna il pass per gli ottavi di finale di Europa League. Ma, per il bel gioco, si prega di ripassare in altra occasione.

D'altra parte, con Diego infortunato, Falcao, Arda e Filipe a riposo e Perea, Dominguez e Assunçao in campo (i primi due schierati come terzini), non si poteva pretendere molto di più.
L'Atletico ha fatto la sua partita, conservativa e di controllo, con le fasce bloccate in difesa, un medianaccio in mezzo al campo e là davanti un vero e proprio rombo a distanze e posizioni variabili Koke - Salvio - Adrian - Juanfran; la Lazio è stata ben poca cosa e non ha mai seriamente impensierito i colchoneros.

Il risultato è stato una partita scadente, nella quale i biancorossi hanno mostrato un gioco farraginoso ed estemporaneo, con frequenti perdite di contatti tra i quattro davanti e il resto della squadra: buona parte del primo tempo (e anche parte del secondo) è trascorsa tra mischie a centrocampo e tentativi di traghettare la palla verso l'area soprattutto attraverso le avanzate dei soliti Juanfran e Adrian, oltre che del redivivo Salvio.
Particolarmente ispirato anche Miranda, abile nei rilanci lunghi dalle retrovie, mentre Koke, per quanto discreto, ha mostrato di non avere le spalle abbastanza larghe per  gestire da solo tutto il gioco della squadra.

A inizio del secondo tempo, Godin, su corner causato al solito da Juanfran, fulminava Bizzarri sul secondo palo e chiudeva di fatto il match.

Il resto era accademia, con una Lazio orgogliosa che spingeva inutilmente per ottenere il pari e con la mente dei biancorossi ormai rivolta alla importantissima partita col Barcellona di domenica sera.

Note positive
Miranda: ottimi lanci, ottime chiusure. E' cresciuto molto con Simeone.
Juanfran: schierato all'ala, dimostra ancora una volta di essere un gran bel giocatore, forte atleticamente, discreto tecnicamente e abile tatticamente.
Adrian: discontinuo, ma anche capace di gemme assolute nel controllo di palla e nei movimenti offensivi

Note negative
Assunçao: ormai a tutti gli effetti un ex-giocatore. Ogni volta che gli arriva la palla, prima finta il passaggio, poi comincia a vagolare per il campo nel tentativo di liberarsene nel modo più banale possibile. Una vera e propria palla al piede, ormai neppure l'ombra del feroce incontrista del passato.
Salvio: ci mette verve, d'accordo. Ma solo per un tempo, poi sparisce. E poi mi sembra che sappia fare solo due cose: correre verso la porta sempre e comunque e tirare verso il portiere da qualunque posizione, soprattutto quando la soluzione migliore e lapalissiana sarebbe passare a un compagno libero e in ottima posizione. Tatticamente un vero somaro, insomma: mi stupisce che al Benfica sia sembrato fare una buona stagione (allucinazioni collettive?). Speriamo che le virtù taumaturgiche di Simeone ne facciano un calciatore.
Calderon: trentamila spettatori… Bisogna commentare? Pensate all'effetto che farebbero in uno stadio da 70.000 posti.


Atlético de Madrid: Courtois 6; Perea 6, Miranda 7 (Silvio, m. 70 sv), Godín 7, Domínguez 6; Juanfran 7,5 (Arda Turan, m. 58 5,5), Gabi 6,5, Assuncao 5, Koke 6,5; Salvio 5 y Adrián 7 (Falcao, m. 61 5,5).

Lazio: Bizzarri; Zauri, Diakité, André Dias, Lulic (Rozzi, m.77); Ledesma (Zampa, m. 80), Matuzalem; Mauri, Hernanes, Candreva (Álvaro González, m. 57); y Kozak.

Gol: 1-0, m. 48: Godín, de cabeza tras un saque de esquina.
Árbitro: Martin Atkinson (Inglaterra). Amonestó al local Godín (m. 42) y a los visitantes Diakité (m. 62) y Matuzalem (m. 66).
Incidencias: Partido de vuelta de los dieciseisavos de final de la Liga Europa, disputado en el estadio Vicente Calderón ante unos 30.000 espectadores, unos 3.000 aficionados del Lazio.

lunedì 20 febbraio 2012

Sporting Gijon - Atletico 1-1: col fiatone…

Tre giorni dopo Roma, Simeone schiera a Gijon la stessa formazione che ha schiantato la Lazio, ma il risultato è molto diverso e l'Atletico ottiene il suo terzo pareggio consecutivo in Liga, gli ultimi due dei quali contro squadre dei bassifondi a cui, all'andata, aveva rifilato un totale di 8 reti.

D'altra parte, una semplice occhiata alla panchina avrebbe fatto capire a qualunque osservatore, anche il più distratto, che il Cholo sta raschiando non il fondo del barile, ma il fondo del fondo.

Ecco perché l'Atletico sceso in campo a Gijon non è sembrato la stessa squadra brillante di Roma, anche se il trio Koke - Diego - Adrian ha giocato complessivamente meglio (molto efficaci i continui cambi di posizione tra i tre). E' stato, per buona parte della partita, un Atletico guardingo, impegnato a gestire con mestiere le sfuriate degli asturianie a centellinare le proprie forze.

Il gioco sarebbe anche riuscito meravigliosamente, se sulla strada dei biancorossi non si fossero materializzati tre deprecabili fatti:
1. gli asturiani sono parsi trasformati dal buon vecchio Clemente, che, concreto ma non per questo difensivista a oltranza (come dipinto da una certa stupida critica), ha impostato una gara di lotta e di attacco, visto che i punti servono presto e tanti.
2. un vizio atavico dei colchoneros è sempre stata la beneficenza:  qualunque squadra o giocatore in difficoltà incontriamo sulla nostra strada, sentiamo sempre il dovere morale di rivitalizzarli concedendo loro almeno un punto o anche tre e almeno una rete o anche di più (ricordate Toquero l'anno scorso?).
3. Falcao, Diego, Adrian, Godin e Salvio hanno sbagliato gol già fatti, trasformando anche il portiere dello Sporting in un fenomeno. D'altra parte, finché i nostri penseranno che "tiro in porta", "tiro addosso al portiere" e "molle tocco in area" siano sinonimi, non andremo lontano.  

Nell'insieme l'Atletico ha sofferto molto il gioco aggressivo dello Sporting, soprattutto le incursioni da destra di Colunga e Andres Castro e i calci piazzati dalla trequarti. Non a caso è stato proprio su un cross dai 25 metri che Eguren, grazie ad un rimpallo fortunato e (forse) al controllo con il braccio, ha potuto sgusciare tra Miranda e Godin e fulminare Courtois.
Così si vanificava la splendida azione Juanfran - Adrian che, grazie allo scatto felino di quest'ultimo, aveva causato l'autorete di un terrorizzato Canella e aveva porto su un piatto d'argento ai Colchoneros una vittoria esterna solo da conservare con malizia e mestiere.
Ma l'Atletico ha sofferto sempre di più l'azzardo proposto da Clemente, anche a causa dell'infortunio di Diego: l'ingresso di Salvio per Koke al 66' aveva fornito ai colchoneros un autentico tridente che per qualche minuto (fino all'uscita del brasiliano, appunto) era parso bloccare lo Sporting a ridosso della propria area.
Poi, solo un gioco stucchevole e sprecone, basato su lunghi lanci in avanti dalle retrovie e su lunghe cavalcate palla al piede di alcuni biancorossi. Nessuna azione manovrata (salvo rari casi, i più pericolosi), nessun vero passaggio a Falcao (che ha sprecato ignobilmente i pochi assist ricevuti) ma solo velleitari tiri da fuori: segno inequivocabile di una squadra stanca, forse più nella testa che nei piedi, stando al forcing finale, ma comunque stanca.

E così la serata ci consegna un Atletico orgoglioso e mai domo ma in frenata, che per di più non avrà a disposizione Diego per la cruciale sfida col Barcellona, anch'essa pochi giorni dopo il ritorno di Europa League con la Lazio (da non sottovalutare).

Note positive
Simeone: 13 punti in 7 partite con gli stessi uomini di Manzano (che fece un penoso 19 in 16). Nelle ultime tre ha frenato (erano 10 su quattro), ma non si può certo chiedergli un miracolo maggiore di quanto stia già facendo. La panchina è corta e priva di qualità, alcuni titolari sono scarsi (ed è già esser buoni). Con questa media-punti, se fosse arrivato in estate, saremmo terzi con 42,7 punti: perfettamente in grado, quindi, di dosare le forze e centrare il traguardo Champions. Ringraziamo ora e sempre, per questa situazione in cui non si può sbagliare nulla, la società, abile come suo solito nella programmazione estiva.

Classifica: sesti a 32 punti, in zona Europa League, a un solo punto dalla Champions. La missione è quasi compiuta, a vedere il bicchiere mezzo pieno…

Note negative
Classifica: …oppure no, a vedere il bicchiere mezzo vuoto. Domenica col Barça è da mettere in conto una sconfitta che ci ricaccerebbe indietro, motivo per cui contro Sporting e Racing bisognava fare bottino pieno. Per un Levante e un Espanyol in brusca frenata ci sono un Athletic di spessore, un Malaga che è sempre lì e un Siviglia mai troppo lontano, per non parlare di chi di volta in volta si affaccia in zona, brutta conseguenza di un campionato livellato verso il basso. Morale: ogni punto lasciato per strada, in questa situazione, è un peccato mortale che rischiamo di pagare carissimo.
Personalmente, credo che i margini di errore siano così stretti che difficilmente ce la faremo, però continuo a sperare.



Sporting: Juan Pablo, Pedro Orfila, Botía, Gregory, Canella, Eguren, André Castro (Rivera, m.65), Carmelo (Óscar Trejo, m.63), De las Cuevas, Adrián Colunga y Barral (Bilic, m.78)

Atlético de Madrid: Courtois 6, Juanfran 6,5, Godín 6,5, Miranda 6, Filipe Luis 6, Adrián López 6,5 (Perea, m.81 sv), Gabi 6, Mario Suárez 6, Koke 6,5 (Salvio, m.54 5), Diego 6,5 (Pizzi, m.61 5) y Falcao 4.

Goles: 0-1, m-20: Canella en propia puerta ; 1-1, m.37: Eguren.
Árbitro: Fernández Borbalán. Mostró tarjeta amarilla a Eguren (m 16), Gabi (m.29), Barral (m.40), Adrián Colunga (m.58), André Castro (m.62), Bilic (m.86), Mario (m.88)
Incidencias: En los prolegómenos el presidente de la asociación Proyecto Hombre, Luis Manuel Flórez realizó el saque de honor. Los jugadores del Sporting saltaron al campo luciendo camisetas que conmemoraban el 25 aniversario de esta asociación

venerdì 17 febbraio 2012

Lazio - Atletico 1-3: il sacco di Roma

Prima partita del nuovo Atletico di Europa League, prima sorpresa: una vittoria a Roma, squillante e assolutamente ineccepibile, per di più conquistata in rimonta.
I rojiblancos hanno tremato solo per pochi minuti, ma non hanno mai ceduto e ben presto hanno schiantato una Lazio nettamente inferiore (come scusante, va considerato che i biancocelesti erano in formazione rimaneggiata).

Koke schierato sul centrosinistra al posto di Arda era la novità proposta da Simeone nell'undici iniziale, una squadra costruita per giocare una partita equilibrata pur senza rinunciare a spingere, soprattutto a destra, dove Juanfran imperversava sin dai primi minuti, coperto nelle sue avanzate dal movimento verso l'esterno di Gabi. Sospetto che anche a sinistra ci si aspettasse lo stesso movimento da parte di Koke; tuttavia, sia per le caratteristiche differenti di quest'ultimo, sia per le difficoltà di Luis Filipe, a sinistra la manovra rimaneva monca.

Nel complesso, per i primi 25 minuti, i biancorossi, per quanto protagonisti di alcune azioni d'attacco, faticavano a trovare il bandolo della matassa,pur senza smarrire mai la trebisonda dello spartito imposto da Simeone (corsa, raddoppi, pressing, determinazione).
Infatti il doble pivote Gabi - Mario Suarez, al solito, faceva fatica a costruire gioco e a filtrare gli inserimenti dei centrocampisti laziali sulla trequarti; così i rilanci casuali di Miranda e Godin, messi sotto pressione dai biancocelesti, e Diego, col suo inutile portare palla, erano gli unici modi con cui il pallone saliva verso la porta laziale, a parte le sgroppate di Juanfran.
Le difficoltà a centrocampo erano alla base prima della grossa occasione capitata al 14' a Klose, abile a sfruttare un passaggio filtrante di Hernanes dal limite dell'area e fermato proprio in extremis da Godin, e poi del gol dello stesso Klose al 19': Candreva, ancora da fuori area, colpiva un pallone che Courtois non tratteneva; sulla ribattuta, Klose bruciava tutti (in particolare Godin) e segnava.

La reazione dei rojiblancos si concretizzava in una sterile ragnatela di passaggi sulla trequarti avversaria, in virtù della quale si evidenziava l'altra difficoltà degli spagnoli: Falcao, costretto ad abbassarsi per ricevere la palla, vista la scarsa assistenza dei compagni d'attacco, lasciava sguarnita l'area laziale (nella quale non si inserivano né Adrian, né Diego, né Koke) e perdeva lucidità.
L'Atletico rischiava così di avvilupparsi su se stesso, come era successo a Santander. Per fortuna Juanfran,dopo una sgroppata delle sue, scodellava al centro uno splendido cross che Falcao girava verso un Adrian finalmente presente al centro dell'area: colpo di biliardo dell'asturiano e 1-1.

Da quel momento in poi la partita cambiava totalmente: l'Atletico rinserrava le linee, macinando progressivamente gioco. Diego trovava la propria posizione in campo, Adrian, rivitalizzato dal gol, iniziava a mostrare quei movimenti che ben conosciamo e così Falcao poteva finalmente dedicarsi al suo lavoro di centravanti.
Di fronte a una squadra così sicura ed equilibrata, abile nel controllare gli avversari e nell'alternare azioni manovrate a veloci contropiede, la Lazio finiva stritolata. 
Splendido il secondo gol, con due magie di Adrian e Diego poi raffinate da Falcao; bello il terzo, ancora frutto della premiata ditta Falcao - Adrian (innescato da Koke).
Il 3-1 chiudeva definitivamente la partita e schiantava una Lazio che, dall'inizio del secondo tempo, anche grazie all'ingresso di Kozak come secondo attaccante, aveva aumentato la pressione in avanti.

L'ultima mezz'ora era quasi di passerella, con una serie di cambi al termine dei quali l'Atletico giocava con un inedito 4-4-2 con Juanfran ala destra (poi Koke, con Arda ala sinistra). Nei pochi minuti a disposizione, si segnalava in negativo ancora Salvio, incapace di controllare qualunque pallone e di leggere le situazioni d'attacco di cui poteva essere protagonista.

Note negative
Courtois: la mancata presa sul tiro di Candreva poteva costare ai biancorossi l'Europa. Francamente, un vero e proprio errore da oratorio.
Koke: gioca una partita tutto sommato positiva, ma la posizione non mi convince. Secondo me non ha né il passo né la fantasia né la velocità d'esecuzione per giostrare al posto di Arda e tantomeno di Diego; mentre sarebbe l'ideale per affiancare Gabi nel doble pivote, dove garantirebbe geometrie e interdizione. Per motivi che mi sfuggono Simeone (che, sia chiaro, ne capisce più di me) non lo vede nel ruolo in cui ha ben impressionato nella sua carriera nelle squadre giovanili.

Note positive
Juanfran: ormai ho esaurito le parole per descriverlo. E' senza dubbio la più grossa sorpresa dell'anno nuovo e sono fiero di averlo sempre richiesto anche quando con Manzano faceva la muffa in panchina.
Adrian: abulico all'inizio, è diventato il motore di ogni azione da gol dei rojiblancos. Quando gioca così, è letale.
Miranda: attento, abile nel trovare la posizione giusta in campo in ogni situazione, sempre pronto ad uscire da situazioni difficili giocando la palla. I suoi lanci lunghi dalle retrovie costituiscono un'arma in più nell'arsenale dei rojiblancos targati Simeone.




Lazio: Marchetti; Zauri, Diakité, Biava (Stankeviciuis, m. 46), Konko; Matuzalem, Ledesma (Zampa, m. 82); Álvaro González (Kozak, m. 54), Hernanes, Candreva; y Klose.

Atlético de Madrid: Courtois 5; Juanfran 7,5 (Salvio, m. 82 sv), Miranda 7,5, Godín 6,5, Filipe 6,5; Gabi 6, Mario 6; Adrián 8 (Perea, m. 66 6), Diego 7 (Arda Turan, m. 72 sv), Koke 6,5; y Falcao 7,5.

Goles: 1-0, m. 19: Klose, tras un fallo de Courtois al detener un disparo lejano de Candreva. 1-1, m. 25: Adrián bate a Marchetti tras un toque de cabeza de Falcao. 1-2, m. 37: Falcao culmina un centro raso de Diego. 1-3, m. 63: Falcao remate un pase de Adrián.
Árbitro: Pavel Kralovec (República Checa). Amonestó a los visitantes Mario (m. 25) y Juanfran (m. 51).
Incidencias: partido de ida de los dieciseisavos de final de la Liga Europa, disputado en el estadio Olímpico de Roma ante unos 50.000 espectadores.