lunedì 31 agosto 2015

Siviglia – Atletico Madrid 0-3: Mister Hyde, I suppose...


Come volevasi dimostrare, non si fa in tempo a prendere una posizione un po' polemica, vale a dire di puntiglio, sul lavoro di Simeone, che il Cholo fa saltare il banco e dà una prova di forza a tutta la Liga.

Dopo la bontà da Dottor Jekyll esibita contro il Las Palmas, ecco dunque la ferocia implacabile da Mister Hyde, che stronca gli andalusi e annuncia la seria e convincente candidatura dell'Atletico alla vittoria in tutte le competizioni.
Perché se c'è una cosa che la partita del Nuevo Pizjuán ha detto, è che l'Atletico ha recuperato una condizione mentale eccezionale: non si spiegherebbero altrimenti né il primo tempo di pressing alto e asfissiante, né il secondo tempo di difesa a oltranza senza correre eccessivi rischi, condito da due pugnalate che hanno ferito a morte gli andalusi proprio quando pareva che potessero infine artigliare il pareggio.
Se volete, l'essenza del Cholismo è tutta in un'immagine: mai, nel bel mezzo della tempesta, nella difficoltà estrema, quando si sta per affogare, MAI cedere al panico e alla disperazione e cacciare la testa sott'acqua di propria volontà. Se mi passate la “botta” di ottimismo, penso proprio che sia tornata la squadra inaffondabile che l'anno scorso avevamo un po' perso.

Naturalmente questo non significa che non ci siano problemi e difficoltà su cui lavorare, ma la base, quest'anno, c'è. Basta solo gettare un piccolo sguardo alla panchina di ieri, roba da leccarsi i baffi. Argenteria che fino a pochi anni fa (o forse anche fino all'anno scorso...) potevamo vedere solo nelle vetrine delle boutique altrui. Bisognerà solo vedere se tutti risponderanno all'appello, se gli infortuni ci risparmieranno e se, cosa che mi preoccupa di più, il doble pivote offrirà qualcosa di più, qualitativamente, rispetto all'anno scorso. In questo senso, i primi segnali sembrano incoraggianti: Gabi sembra di nuovo in palla, mentre Tiago ha iniziato in discreta forma e si spera che, per quando arriverà l'inevitabile flessione del portoghese, Simeone abbia pensato alla contromossa (Koke? Saul?).

In ogni caso, Simeone ha sfoderato sin da subito una rara specialità della casa, vale a dire il pressing alto, per bloccare le fonti di gioco del Siviglia. Bloccata la transizione dalla difesa, ingabbiato Banega, gli andalusi, che pure avevano iniziato a spron battuto, hanno ceduto pian piano il pallino del gioco ai colchoneros e si sono ritrovati a dover inseguire. Sulle fasce, Koke e Oliver facevano il bello e il cattivo tempo, rallentando o accelerando la manovra a seconda delle necessità dei compagni, nascondendo il pallone a proprio agio e risultando imprendibili per i sevillistas. Come imprendibile era Griezmann, vera e propria freccia scagliata nella retroguardia andalusa. Proprio dalla sua pervicacia nel mantenere vivo un pallone, con assist praticamente da terra, nasceva il gol di Koke. Era il 35' e l'Atletico pareva padrone del match, come in effetti sarebbe stato fino alla fine del primo tempo.

Nel secondo tempo, però, la musica cambiava. La maggior spinta sulle fasce degli andalusi metteva alle corde i colchoneros, che finivano per rinserrarsi nella propria area. All'inizio, con un paio di contropiedi mortiferi, mettevano paura al Siviglia, ma l'inerzia di Fernando Torres, praticamente nullo, spuntava l'arma più temuta dell'Atletico e lasciava solo Griezmann.
Veri pericoli i colchoneros non ne correvano, tranne su un tiro di Llorente (non più solo e isolato davanti contro i difensori avversari), ma la sensazione era che il pareggio degli uomini di casa potesse arrivare da un momento all'altro e senza particolare scandalo.
Da un infortunio di Koke partiva però l'iniziativa di cambiare la squadra, dando molta più verticalità e velocità alla manovra in avanti: dentro Saul, Ferreira Carrasco e Jackson Martinez; fuori per l'appunto Koke, Oliver e Fernando Torres.
Così l'Atletico tornava a farsi pericoloso e, proprio nel momento meno atteso, a colpire gli avversari: un tiro da fuori di Gabi colpiva un avversario e batteva Beto. Poco dopo, una grande combinazione con Griezmann metteva Jackson in grado di calciare stupendamente da fuori area: 3-0 e, come nei sogni, senza neanche sapere bene il perché.
C'era persino tempo per un palo dalla lunga distanza di Griezmann, davvero scatenato, su assist di Jackson.

Risultato rotondo, probabilmente eccessivamente pesante per il Siviglia, ma che la dice lunga sulle ambizioni, la forza e la solidità di questo Atletico. Come al solito, solo le prossime partite ci daranno un quadro più definito, a cominciare dalla prossima contro i campioni in carica del Barcellona...



Note positive:
Griezmann: subisce un fallo da rigore in occasione del primo gol, quando nonostante tutto fornisce l'assist del 1-0; uno, bellamente ignorato dall'arbitro, all'inizio del secondo tempo; fornisce l'assist del 3-0; prende il palo allo scadere con una folgore dalla distanza. Una vera potenza.
Oliver: gestisce la palla con maestria e con maestria la distribuisce. Un altro giocatore rispetto a due anni fa, con più coraggio, più forza fisica e più prontezza mentale.
Ferreira Carrasco: gioca poco, ma fa intravvedere le sue potenzialità, con alcune sgroppate e alcuni tagli che fanno saltare i meccanismi difensivi del Siviglia.
Gabi: il capitano è tornato. Mente di nuovo concentrata sull'obiettivo, grinta, piede “caldo”. Forse la nota più lieta, per gli equilibri della squadra.


Note negative:
Fernando Torres: senza la sua abnegazione e il suo lavoro oscuro, la circolazione di palla del Siviglia sarebbe molto ma molto più scorrevole. Splendido, davvero. Peccato che di lavoro faccia il centravanti: non un tiro, non un dribbling, non un cambio di passo. Rami e Carriço non devono neppure alzarsi dal tavolino presso il quale sorseggiano il caffè per contrastarlo, perché, di fatto, si annulla da solo. Come solo rimane Griezmann per tutto il tempo in cui il Niño rimane in campo. Entra Jackson e l'Atletico segna due reti in sette minuti: solo un caso?


 

Sevilla: Beto; Coke, Rami, Carriço (Gameiro, m. 68), Tremoulinas; Krychowiak, Banega; Reyes (Konoplyanka, m. 65), Iborra (Krohn-Dehli, m. 65), Vitolo; y Llorente. No utilizados: Rico; Kolo, Mariano y Kakuta.


Atlético de Madrid: Oblak 7; Juanfran 6,5, Godín 6,5, Giménez 7, Jesús Gámez 6; Tiago 6,5; Óliver Torres 7(Carrasco, m. 70 6,5), Gabi 7,5, Koke 7,5 (Saúl, m. 64 6,5); Fernando Torres 5 (Jackson, m. 77 6,5) y Griezmann 8,5.
No utilizados: Moyà; Savic, Correa y Vietto.



Goles: 0-1. M. 35. Koke. 0-2. M. 78. Gabi. 0-3. M. 85. Jackson Martínez.
Árbitro: Clos Gómez. Amonestó a Krychowiak, Banega, Tiago, Godín, Griezmann, Konoplyanka, Juanfran
Ramón Sánchez Pizjuán. Unos 40.000 espectadores.

lunedì 24 agosto 2015

Atletico Madrid – Las Palmas 1-0: calcio d'agosto


Nuova stagione, nuovo stadio e nuova squadra.

O almeno così credevamo... Va da sé, quando si affronta una novità, ci si attende sempre qualcosa di meraviglioso e alla fine, inevitabilmente, si rimane delusi. Sì, perchè, in realtà, il favoloso maquillage del Calderon si è ridotto a una riverniciatura dei seggiolini, senza minimamente occuparsi dei problemi veri dello stadio; mentre il nuovo gioco promesso tra le righe dal Cholo durante l'estate è rimasto, appunto, negli spogliatoi.

In campo si è vista la medesima squadra di sempre, schierata in un 4-4-2 in cui, a parte i nomi sulle magliette, tutto era uguale: Jackson al posto di Diego Costa, Oliver al posto di Arda, Filipe al posto di... Filipe! (avrei voluto dire Siqueira, ma visto il fantasma che quest'ultimo è stato, non mi pareva il caso).
Niente Koke nel doble pivote, tanto per dire. E questa è forse stata la delusione più grande: dopo tanto fantasticare sulla nuova posizione e sulla necessità di dare più qualità alla manovra, Simeone schiera la solita, trita coppia di centrocampo Gabi – Thiago e lascia il canterano sulla fascia, come sempre. Il tutto non contro uno squadrone, ma di fronte a un Las Palmas dignitoso ma impegnato a difendersi per quasi tutto l'incontro.

Quindi, scomparsi gli esperimenti, del calcio d'agosto è rimasto il ritmo blando, la manovra farraginosa, gli schemi confusi. Pian piano l'Atletico, che aveva iniziato col piglio giusto ed era passato in vantaggio su calcio piazzato (altra vecchia e rassicurante specialità della casa...), si è andato spegnendo, rischiando in un paio di occasioni di subire il gol del pareggio. In particolare, al 71', solo un prodigioso intervento di Oblak ha evitato un gol già fatto su deviazione sotto misura di Aythami da calcio d'angolo.

Unico brivido, l'ingresso nel secondo tempo di Correa, che ha rivitalizzato il match e spinto il Cholo a proporre un 4-3-3 tagliato chiaramente su misura del giovane argentino.

Per la prima partita di Liga, può bastare, ma già a Siviglia, il prossimo turno, bisognerà fare molto di più.


Note positive
Griezmann: anche lui pare rimasto all'anno scorso. Corre, si sbatte ed è ovviamente il più pericoloso del gruppo. La punizione del gol, per quanto deviata dalla barriera, è un gioiello.
Correa: entra e regala subito una scossa elettrica al gruppo. Veloce, intraprendente, ficcante, rischia di essere la sorpresa di quest'anno. Per di più, si intende alla grandissima con Filipe.
Filipe: dove eravamo rimasti? Spinge e dà il massimo fin da subito, come se non se ne fosse mai andato.
Oliver: perde un paio di palloni in modo sciocco (occhio, perché Simeone non perdona...), ma si fa anche sentire con le sue aperture e la sua fantasia. Buona la prima, ma deve ancora crescere parecchio.
Oblak: due interventi, di cui uno prodigioso, dopo minuti e minuti di inattività. È il segno dei portieri da grande squadra...

Note negative
Simeone: Koke relegato sulla fascia, un doble pivote di puro contenimento, Saul in panca, per non parlare dell'artiglieria arrivata nuova nuova quest'estate. Va bene dosare le forze, va bene cambiare per gradi visti gli impegni pesantissimi delle prime dieci giornate di Liga, però qualcosa in più si poteva tentare, no?
Maglie: guardate bene i nostri da dietro... Ma chi diavolo siamo, l'Independiente di Avellaneda? Tutto quel rosso non si può vedere, stona totalmente con la tradizione. Le maglie degli ultimi anni mostrano chiaramente che si poteva fare qualcosa di carino senza stravolgerne l'essenza. E poi, è solo una mia impressione o il rosso vira pericolosamente verso lo scuro?





Atlético de Madrid Oblak 8; Juanfran 6, Giménez 6, Godín 6, Filipe 7; Óliver 6,5 (Correa, m. 64 7), Gabi 6,5, Tiago 6, Koke 6; Griezmann 7 (Raúl García, m. 81 sv), Jackson 5,5 (Torres, m. 59 5,5).

Las Palmas Raúl Lizoain; David Simón, Alcaraz, Aythami, Bigas, Dani Castellano (Willian José, m. 80); Roque (Momo, m. 64), Javi Castellano, Hernán (Vicente Gómez, m. 62), Viera; Araujo.

Gol:
1-0, m. 15: Griezmann, de falta directa, tras tocar en la barrera.

Árbitro: Prieto Iglesias (C. Navarro). Amonestó a los locales Juanfran (m. 57) y Fernando Torres (m. 84).

Incidencias: partido correspondiente a la primera jornada de la Liga BBVA, disputado en el estadio Vicente Calderón ante unos 45.000 espectadores.

domenica 10 maggio 2015

Tempi difficili


Durante l'intervallo di Atletico – Bayer Leverkusen, Simeone ha preso una decisione per molti inspiegabile, ma di sicuro molto ma molto indicativa: togliere Cani, uno coi piedi buoni e una discreta fantasia (suo, infatti, l'assist per il tiro di Mario Suarez), e mettere Raul Garcia, ovvero l'insipienza tecnico-tattica fatta calciatore. Di fronte a un cambio così, in una partita che andava vinta sicuramente, non si può prendere atto del fatto che il Cholo per primo non creda nella possibilità della sua squadra di fare gioco. Perché far giocare uno la cui unica utilità, pure nei tempi migliori (e questa stagione, decisamente, non lo è), consiste nel colpire qualunque palla girovaghi sulla trequarti o nell'area avversarie in fase offensiva e nel far massa accorciando verso il centrocampo in quella difensiva? Uno la cui velocità di punta sconsiglia vivamente l'utilizzo all'ala? Uno che dove lo metti sta, è vero, ma di solito per realizzare una partita grigia che più grigia non si può? Uno che se non segna è come se non avesse giocato? Solo per fare da sponda per i rinvii dal fondo di Oblak, permettendo con i suoi colpi di testa a Mandzukic e a Griezmann di superare la difesa del Bayer.


Anche nel doppio confronto col Real, la solita solfa. Non so neppure cosa dire di questo quarto di finale, se non che è passata la squadra che ha fatto qualcosa per vincere il confronto. Un Atletico grigio e spento è sembrato quasi puntare allo 0-0 a oltranza, senza nessun altro scopo. Se al Bernabeu Mandzukic e Griezmann toccano dieci palle in due, è ben difficile arrivare da una qualsiasi parte. Dopo sei derby imbattuti, francamente mi aspettavo qualcosa in più del tirare a campare, benedetto tra l'altro solo dalle grandi prestazioni di Oblak (senza di lui, avremmo già chiuso al Calderon...).


Anche in campionato, dove pian piano, con altro piglio rispetto alle partite pre-pasquali, ci siamo ripresi il terzo posto approfittando degli inevitabili capitomboli e scadimenti di forma dei nostri avversari, non è che abbiamo fatto faville. Ricordo partite decorose e poco più, difficili da guardare e risolte più dall'intuizione dei singoli (o meglio, di Griezmann) che dal gruppo. Se da un lato è apparsa chiara la volontà di vincere (cito, su tutte, la partita col Villareal), dall'altra sono stati evidenti lo scadimento di forma di alcuni (Mandzukic e Arda), gli errori tattici, le lacune tecniche e l'inadeguatezza di diversi dei nostri (Miranda, svogliatissimo), non solo tra i nuovi acquisti.


Ergo, ci sarà molto lavoro da fare quest'estate. Bisognerà decidere chi ha diritto a una seconda possibilità e chi no, oltre al fatto che i non moltissimi soldi a disposizione andranno spesi con ben altra oculatezza rispetto alla scorsa estate. Poi ci sarà da valutare chi far rientrare dal prestito, a maggior ragione se verrà confermata l'indiscrezione secondo la quale all'Atletico verrà bloccato il mercato fino all'estate 2016.


Per non parlare della questione-stadio, un garbuglio nel quale è difficile anche solo capire la data in cui il Calderon verrà abbandonato, figuriamoci il resto (per il momento, rimango della mia posizione).


Sono e saranno, insomma, tempi difficili. Per fortuna è arrivata la notizia tanto attesa da tutti, ovverosia la conferma di Simeone fino al 2020. Grande giubilo da parte di tutti, me compreso. Ricordo ancora una volta che, prima dell'arrivo del Cholo, il club navigava a vista, al punto tale da stappare lo champagne (e andare a festeggiare al Nettuno...) per l'arrivo al fotofinish al quarto posto. E in Champions' si sperava nel passaggio del turno preliminare e in un girone giocato decentemente. Altri tempi, si dirà, ma per nulla lontani, considerato che chi comandava allora lo fa anche oggi.
Però però... non è tutto oro quello che luccica. Il Cholo, voglio dire, un certo esame di coscienza dovrebbe pur farselo.
Insomma, qualcosa è stato sbagliato (e forse anche alla grande) in sede di pianificazione della stagione. D’altra parte è apparso quasi subito chiaro che il nuovo mantra cholista, il decisamente poco ambizioso “I nostri avversari sono Valencia e Siviglia”, non era l’ennesimo trucco psicologico finalizzato a togliere pressione alla squadra, ma percezione reale della situazione.
Con un centrocampo sempre più in difficoltà e una difesa che in più di una occasione ha lasciato perplessi, Simeone non è mai sembrato avere un piano B. Per non parlare dell’attacco, nel quale solo la somma dei gol segnati da Mandzukic e Griezmann è simile all’anno scorso. Per il resto, un centravanti di scarso movimento e di minore prolificità ha preso il posto di Diego Costa, mentre l’attaccante “leggero” ha segnato molto più di Villa ma ha forse offerto meno lavoro tattico. Il peso di Costa nei risultati dello scorso anno non era certo solo nel numero delle reti segnate, ma anche nel lavoro fisico e tattico che svolgeva, dall’alto della sua capacità di reggere l’intero reparto d’attacco da solo. La sua mancanza ha pesato eccome e, di fatto, Simeone non è riuscito a sostituirlo né con un altro giocatore simile (Lukaku?), né con differenti schemi d’attacco. Un’idea c’era, quella che ha portato a Mandzukic, Griezmann e Cerci, ma per motivi vari non è stata messa in pratica, col risultato che l’Atletico è rimasto in mezzo al guado. Conseguenza fondamentale, segnare è diventato ancora più difficile, il gioco d’attacco ancora più farraginoso, il campo ancora più lungo. Quando Arda e Koke non hanno dato il meglio di sé, è stata notte fonda. Punto.

La stagione, soprattutto se si dovesse arrivare terzi in Liga, è tutt’altro che un fallimento, sia chiaro, ma bisognerà riflettere molto sulla mancanza di tecnica e velocità da centrocampo in su. Il prossimo mercato non potrà essere sbagliato. Altrimenti assisteremo sempre a partite in cui, sia che si tratti di fare la partita, sia che si giochi di rimessa (aspetti del gioco di Simeone che compaiono spesso nelle stesse partite, nonostante una critica sciocca e prevenuta spesso non li veda e certo non li segnali), i colchoneros faticheranno per segnare gol che poi, altra differenza rispetto allo scorso anno, riescono a conservare con molta meno facilità.
Insomma, la volontà non manca mai, la qualità necessaria a piegare la realtà ai propri desideri abbastanza.

Rimane la questione controversa della possibile sanzione-UEFA per il mercato: ipotesi credibile o bufala? Ci penseremo quando accadrà, anche se un paio di cosine mi sento di dirle: abbiamo sedici giocatori in prestito, praticamente un’intera squadra di media fascia, da cui pescare eventuali rinforzi che, in diversi casi, penso possano essere difficilmente peggiori di gente come Mario Suarez o Jiménez. Potrebbe magari scapparci l’occasione di valorizzare qualcuno dei nostri prospetti, così come quella di far crescere alcune delle grandi speranze del (disastroso) Atletico B. Così magari vedremo se la grancassa mediatica intorno ad alcuni nostri giovani ha ragione d’essere oppure no.

Per il momento, siamo riusciti a uscire da una situazione difficile (perdita del terzo posto, crollo fisico, eliminazione dalla Champions’) grazie alla gestione calma e fiduciosa di Simeone, quest’anno molto più abile fuori dal campo che sul terreno di gioco. Con arbitraggi meno deficitari saremmo forse ancora in gioco per qualcosa di più, ma gli arbitraggi vanno, diciamo così…aiutati con prestazioni all’altezza, qualcosa che quest’anno abbiamo visto raramente.

L’essenziale, ora, è concludere la Liga al terzo posto e poi si penserà al progetto Simeone 2020.




PS: sono stati e sono tempi difficili anche per Colchoneros Italia. Capisco che molti si aspettino post come se piovesse, e considero questa attesa un grande attestato di stima, ma la realtà in questo momento dice che per un po’ la frequenza dei miei post sarà poco regolare. Abbiate pazienza.

mercoledì 11 marzo 2015

Atletico Madrid – Valencia 1-1: blackout


Correva il minuto 75 di una partita che l'Atletico stava vincendo con buon merito. Poco calcio e molta intensità, d'accordo, ma da almeno 60 minuti il Valencia non si era più visto dalle parti di Moyá, anzi raramente aveva superato la propria metà campo.
Correva il minuto 75 e pareva proprio che si potessero dormire sonni tranquilli: gli avversari ricacciati a meno quattro, un Gabi ritrovato, l'impressione che il Valencia non sapesse che pesci pigliare, la faccia sconsolata di Nuno Espirito Santo.
Correva il minuto 75 e il fastidio maggiore lo si poteva provare per il gol incredibilmente sbagliato da Tiago a porta vuota, un paio di minuti prima. Certo, anche il gioco non era stato granché (eufemismo...), ma neppure gli avversari avevano combinato molto: troppa tensione, troppa intensità, troppo tatticismo. Per una squadra convalescente, considerata la posta in palio, ci si poteva accontentare di un 1-0 con gol su palla inattiva.
Correva il minuto 75 e, quando tutto sembrava andare bene, Diego Godin, fino ad allora la solita sicurezza in difesa, su un pallone innocuo, rifiutava di ascoltare il proprio portiere e, invece di lasciare la palla a quest'ultimo per un rinvio in uscita, cercava di servire un proprio compagno e solo per miracolo Negredo, il centravanti avversario, riusciva solo a sfiorare e non a controllare un pallone a quel punto solo da spingere in rete.
Correva il minuto 75 e proprio allora ci accorgevamo con orrore che la partita stava cambiando pelle sotto i nostri occhi. Che fosse già accaduto senza che ce ne accorgessimo o che l'errore grave di Godin ne fosse la causa, la gara prendeva una nuova direzione. Fino ad allora, per inerzia, la partita si era progressivamente inclinata verso i colchoneros, che, seppur con fatica, avevano costruito (poco) di più e avevano preso a controllare la gara con relativa sicurezza. Improvvisamente, però, il Valencia si rendeva conto che poteva osare, che poteva ribellarsi all'inerzia sfruttando l'improvviso e insperato blackout degli avversari e tentare di acciuffare un pareggio che fino a pochi secondi prima sembrava, semplicemente, fantascienza.
Due minuti, due soli minuti, e Mustafi, su punizione dalla trequarti e grandioso errore di Moyá, infilava di testa la porta biancorossa. Per circa dieci minuti, l'Atletico subiva in maniera clamorosa la pressione avversaria, disarticolato e impaurito a un livello tale che il clamoroso sorpasso sembrava pronto per essere confezionato ad ogni tocco dei nostri avversari.
In qualche modo, i colchoneros riuscivano però a condurre in porto una gara che da praticamente vinta si era trasformata in quasi sicuramente persa. Che fosse finita la benzina, che fosse uscito Koke e con lui l'unico barlume di luce, la gara si era trasformata in una sofferenza incredibile: un intero stadio a tremare di paura, un'intera squadra paralizzata, capace solo di buttare la palla nella metacampo avversaria, senza neppure provare a giocarla.
Alla fine, la partita lasciava a molti l'amaro in bocca, lo sgradevole sapore di un'occasione irripetibile malamente perduta.


Ed ora ci troviamo qui, davanti a molti dubbi e a poche risposte: siamo in crisi? Dobbiamo aspettarci un sorpasso? E da parte del solo Valencia? E la Champions', che dire della Champions'? E molte altre domande, tutte venate da un pessimismo più o meno profondo.
Un pessimismo che io, lo dico subito, non capisco. Non voglio dire, con questo, che sono fiducioso a prescindere, ma che non posso fare a meno di riflettere sul fatto che la stagione sia ancora lunga, molto lunga. Nel bene come nel male, chiaro. Però...


Quando si affronta un match di questo tipo, c'è una sola squadra che ha a disposizione un solo risultato utile, quella che sta dietro. Dopo un mese come quello che abbiamo passato, era legittimo o no che il Valencia sperasse nel colpaccio? Direi di sì. E c'è riuscito? Direi di no. Non capisco in che modo il risultato sia da considerare catastrofico, per noi. Siamo ancora davanti, ergo dipendiamo da noi stessi. Nel bene o nel male, lo ripeto, ma da noi stessi.
Certo, il Valencia è forte. Molto più forte di quanto credevano certe anime belle che dicevano di non preoccuparsi dei valenciani perché non avrebbero resistito tutto l'anno e ora vaneggiano istericamente di quinti posti e di disastri senza fine. Perché, mi viene da dire, non lo sapevate che i nostri avversari sono forti? In alcuni ruoli, anche più forti di noi: ce l'abbiamo, noi, un centrocampista come Enzo Perez o Parejo? E un terzino come Gayà? E un Feghouli? Non scambiereste un Mario Suarez o il Gabi degli ultimi mesi per uno qualunque di questi giocatori? Io sì, a occhi chiusi. E anche per il Siviglia si può fare lo stesso discorso, più in piccolo.
Però noi siamo terzi, anche se la gara ha dimostrato che ormai siamo alla pari, molto di più di come era apparso per il 3-1 dell'andata. Un paradosso, forse, ma in realtà non più di tanto: senza quella gara clamorosamente toppata, senza altre due o tre gare clamorosamente buttate via, staremmo qui a parlare del solito Atletico che, a pari livello, mantiene 5 o 6 punti di vantaggio sugli avversari diretti.
Siamo un punto sopra i nostri avversari perché abbiamo dilapidato punti per un mese, come l'anno scorso, nel programmato “febbraio nero”. Solo che l'anno scorso la concorrenza era meno numerosa. Ma, come abbiamo avuto un periodo così, ne avremo altri migliori. Soprattutto, potrebbero incespicare i nostri avversari.
Intanto, è tornato Koke. Poi, è tornato Gabi e questa, ovviamente, è una metafora. La squadra, checché ne dicano i catastrofisti, ha giocato una buona gara, per intensità e concentrazione, per 75 minuti. Una settimana prima, pareva non riuscisse nemmeno reggersi in piedi.
La difesa tiene, anche se non è il bunker dell'anno scorso. Griezmann giocherà, e prima o poi Fernando Torres segnerà ancora.


Certo, finire quarti, dopo la conquista della decima Liga, sarebbe un mezzo fallimento. Però, siamo seri, qualcuno pensava davvero di rivincerla, questa benedetta Liga? E nessuno a parte me si è domandato se veramente potessimo andare da qualche parte con questo centrocampo? Mi verrebbe da dire: ma non vi era chiaro che questa è una stagione di transizione?
Non è tempo di fare certi discorsi, ma la domanda che ho fatto più volte anche lo scorso anno rimane sul tavolo: perché i nuovi falliscono sistematicamente, a meno che non arrivino per prendere il posto di chi se ne è già andato (con varie eccezioni, comunque)? Quale rinforzo si è fatto spazio nel nocciolo duro della formazione-tipo? Se erano e sono tutti così scarsi, perché sono stati comprati? Oppure Simeone non riesce a derogare da un gruppo di pochi, pochissimi elementi, sempre gli stessi da tre anni e quindi, va da sé, con tre anni in più sulle spalle? Adoro il Cholo, gli farei un contratto a vita, ma questa è una sua rigidità che deve assolutamente modificare (tra l'altro, a proposito di rigidità, vorrei capire cosa sia successo con Mandzukic, perché è chiaro che qualcosa è successo).

Come vedete, della Champions' non ho parlato. Ho una mia idea, ma la tengo per me. Scaramanzia...


Note positive
Gabi: corre, lotta, imposta, si danna l'anima, innesca il gol e l'occasionissima di Tiago. Finalmente una buona notizia!


Note negative
Tiago: non gioca male, ma l'errore a porta vuota, se errore si può chiamare, col senno di poi pesa moltissimo.
Moyá: come abbia fatto a calcolare la posizione sua e della palla, davvero non me lo spiego. E tutti a mugugnare, sul web e nei bar di Madrid. Che non fosse Courtois, però, ce ne eravamo già accorti, pur abbagliati dalla grande stagione che sta giocando. E lo stesso Courtois, ora molti non lo ricordano più, di errori così ne ha fatti. Alla fine è quello che è, semplicemente: un buon portiere, niente di più, niente di meno.




Atlético: Moyá 4; Juanfran 6, Gimenez 6,5, Godín 6, Siqueira 5,5, Tiago 6,5, Gabi 8 (Raúl Jiménez, m. 81 sv), Arda 6, Koke 6,5 (Mario Suárez, m. 69 5,5); Fernando Torres 6 (Mandzukic, m. 61 5) y Raúl García 5,5.
No utilizados. Oblak, Gámez, Lucas y Cani.


Valencia: Alves; Barragán, Otamendi, Mustafi, Gayá; Enzo Pérez (André Gomes, m. 58), Javi Fuego, Parejo; Piatti (Orban, m. 91), Feghouli (Rodrigo, m. 58); Negredo.
No utilizados: Yoel, De Paul, Cancelo y Filipe.



Goles: 1-0. M.32. Koke. 1-1. M. 78. Mustafi.
Árbitro: Jaime Latre. Expulsó por doble amarilla a Javi Fuego (m. 90). Amonestó a Godín, Siqueira, Torres, Mario Suárez, Mandzukiz, Barragán, Mustafi, Otamendi, Enzo Pérez, Piatti y Negredo.
Vicente Calderón. Unos 50.000 espectadores.


mercoledì 4 marzo 2015

Siviglia – Atletico Madrid 0-0: tutti in trincea!


Se c'è una cosa che si può dire senza timore di essere smentiti, è certamente che Diego Simeone conosce molto bene i suoi giocatori e sa quasi sempre metterli in condizione di rendere al meglio.

In considerazione di ciò, appare chiaro che l'ennesima partita orrenda e senza apparente criterio dell'Atletico sia, in realtà, il massimo che può fare questa squadra al momento, o comunque il massimo che Simeone ritenga possa fare.
Preso atto che la condizione fisica sia quella che sia, che volontà e grinta da sole non bastino a dimenticare gli infortuni e che limitare i danni sia la cosa migliore da fare in questo momento, il Cholo ha impostato a Siviglia una partita di puro contenimento. Un punto doveva essere e un punto sarebbe stato. D'altra parte, la trasferta in Andalusia seguiva almeno un'altra partita fuori casa nella quale la strategia di base era stata l'attesa dell'avversario, segno che Simeone aveva ben chiare le difficoltà, fisiche ma non solo, della propria squadra (in quella prima, a Vigo, d'altra parte, l'azzardo era stato pagato carissimo). In questo senso, è sempre più evidente che il derby del Calderon sia stata un'eccezione nel febbraio interlocutorio dei colchoneros e non il metro di paragone rispetto al quale giudicare le altre gare o le condizioni psico-fisiche della squadra.

In attesa che la condizione fisica migliori come da programma, che gli infortunati recuperino, che gli squalificati ritornino (ahi, l'annoso problema dei numerosi inutili cartellini gialli...) e nel timore che i diffidati si becchino un nuovo fatale cartellino (...), Simeone sceglie il bassissimo profilo. Una scelta che finora non ha pagato, come dimostra non solo Leverkusen, ma anche Siviglia: qui, se è vero che non abbiamo rischiato moltissimo, è altrettanto vero che se Iborra non avesse centrato il palo staremmo a parlare di ulteriore sconfitta.
Comunque sia, il piano era chiarissimo: tutti in trincea, sperando che là davanti Arda, in un qualche modo, imbeccasse Griezmann e magari garantisse un insperato gol di vantaggio.

Ecco dunque un 4-4-2 molto simile a un 4-5-1, con un centrocampo di puro contenimento (da destra a sinistra, Gabi-Tiago-Suarez-Raul Garcia), un terzino sinistro “di fortuna” e perciò non a suo agio (Gamez) e un terzino destro cui era stato chiaramente imposto di non lasciare mai scoperta la propria fascia (un Juanfran spento e bloccato come mai avevo visto). “Davanti” (…), un Arda che aveva il compito di ripiegare difensivamente sulla fascia sinistra e un Griezmann che avrebbe dovuto approfittare degli spazi alle spalle dei difensori avversari per puntare alla porta.

In questo piano, Simeone ha forse dimenticato una delle regole non scritte del calcio: non conta con quanti giocatori si difende, ma quanto profonda è la difesa. Quattro centrocampisti di contenimento in riga non aumentano le capacità difensive, ma costituiscono una linea rigida che più facilmente si presta a rompersi se sottoposta a pressione. Senza attaccanti che difendano in fase di non possesso, che sporchino le linee di passaggio avversarie, che costringano gli avversari a non alzare il proprio baricentro, non si riesce a fermare una squadra determinata ad attaccare.
Questo si è visto chiaramente a Siviglia, dove i maggiori problemi sono venuti dagli inserimenti di Iborra da dietro e da continue triangolazioni sullo stretto che puntavano a disarticolare le linee della difesa colchonera e a creare situazioni di due contro uno che favorissero gli attaccanti. Paradossalmente, il fatto che l'Atletico abbia giocato quasi interamente ripiegato nella propria trequarti, se da un lato ha favorito la pressione avversaria e quindi un'inerzia pro-Siviglia lungo buona parte della gara, dall'altro ha favorito una difesa di tipo passivo, basata sulla densità in area e sulla conseguente necessità di forzare il tiro da parte degli attaccanti avversari. Questo tipo di difesa, certamente non voluto da Simeone, che infatti continuava a chiedere ai suoi di alzare il baricentro, ha però prodotto come conseguenza la sparizione dal gioco dei due davanti, con Arda impegnato in chiave puramente difensiva e Griezmann a vagare senza meta né scopo.

D'altra parte, il vero punto debole del piano di Simeone (che a mio giudizio, come ho scritto più volte, sottovaluta troppo il fatto che l'Atletico si faccia schiacciare dagli avversari, poiché si fida eccessivamente dell'abilità difensiva dei suoi difensori: un errore o una deviazione sfortunata possono sempre capitare) era proprio nell'aver approntato un piano senza avere tutti gli uomini che potessero portarlo a compimento: Griezmann, infatti, non è Diego Costa. Sarebbe stato un piano sensato, rischiosissimo ma sensato, se il francese avesse la potenza fisica necessaria a fare reparto da solo; purtroppo così non è, perché Griezmann rende al massimo se può infilarsi negli spazi creati da qualcun altro, come Mandzukic. Ed ecco spiegato quel “quasi” nella prima frase: ogni tanto chiede a qualcuno di fare ciò che non può fare. Tutti erano nel posto nel quale potevano, a giudizio del Cholo, rendere al meglio, tranne il francese, il turco e... il croato.

Forse con Mandzukic fin dall'inizio la gara sarebbe stata diversa, forse no. Sta di fatto che, se l'Atletico non ha preso reti, certo non ha corso il rischio di segnarne. E comunque, se Iborra avesse segnato, non credo che avremmo mai recuperato: mancavano le gambe e l'inventiva.
Aggiungo anche che, se non sono queste le partite in cui può giocare Cani, proprio non so quando potrà farlo.

A conferma di tutto ciò, il netto miglioramento nella seconda parte. Dico netto ma non intendo con questo che la lancetta del barometro abbia virato sul positivo: solo qualche trama, un po' di velocità e un paio di iniziative solitarie di Fernando Torres (lui sì che il fisico per fare l'eroe solitario là davanti ce l'avrebbe, peccato per la mira...). Non credo sia un caso che tutto questo sia avvenuto con in campo due attaccanti.

In conclusione, un dato che la dice lunga sulla partita: Atletico 179 passaggi, Siviglia 405. Impietoso.

Voltiamo pagina e aspettiamo con fiducia che alcune fragilità passino. Altro non possiamo fare.

Note positive
Fernando Torres: la squalifica di Griezmann lo lancia nell'arena in vista del match contro il Valencia. Nella mezzora in cui gioca mostra forza, velocità e determinazione. Peccato per la mira, che latita, e per la scarsa lucidità, a causa della quale manca alcuni passaggi che avrebbero potuto modificare la nostra gara (nel punteggio, perché la prestazione...). Rimane il (forte) dubbio che possa durare 90 minuti.

Note negative
“Mal di trasferta”: da un po' di tempo in trasferta non ne azzecchiamo una. Sì, certo, la partita contro l'Eibar, e poi? Altre sei trasferte senza vittoria. Non so esattamente a cosa si può imputare questo problema, però c'è. Anzi, è forse la maggior differenza rispetto all'anno scorso, quando davamo la sensazione di essere a nostro agio su qualunque campo. Una cosa però l'ho notata: va a braccetto con la scomparsa dei gol su palla inattiva, l'ultimo dei quali data ormai a due mesi fa. Tutti sappiamo che, alle volte, una partita particolarmente difficile si risolve grazie alle giocate di strategia. Certo, quest'anno i gol su calcio da fermo sono stati spesso invalidati dai troppi gol incassati, però, se prima ci garantivano almeno un pareggio (viaggiamo a un gol incassato a partita), ora non ci permettono neanche quello.




Sevilla: Sergio Rico; Coke (Mbia, m.70), Arribas (Reyes, m.70), Kolodziejczak, Fernando Navarro; Krychowiak, Iborra; Aleix Vidal, Éver Banega, Vitolo; Bacca (Gameiro, m.79).


Atlético: Moyá 6,5; Juanfran 6, Miranda 6, Godín 6,5, Jesús Gámez 5,5; Gabi 5,5 (Koke, m.64 6), Tiago 5,5, Mario Suárez 6, Raúl García 5,5; Arda Turán 5,5 (Fernando Torres, m.59 6,5), Griezmann 5 (Mandzukic, m.75 5).


Arbitro: Carlos Clos Gómez (Comité Aragonés). Amonestó a los locales Arribas (m.20), Krychowiak (m.49), Mbia (m.81) y Banega (m.92), y a los visitantes Arda Turán (m.37), Gabi (m.43), Jesús Gámez (m.51), Griezmann (m.52), Mario Suárez (m.55), Tiago (m.64) y Miranda (m.87).
Incidencias: Partido de la vigésimo quinta jornada de la Liga BBVA disputado en el Ramón Sánchez Pizjuán ante 36.000 espectadores. Terreno de juego en perfectas condiciones.

venerdì 27 febbraio 2015

Bayer Leverkusen – Atletico Madrid 1-0: crisi di identità


Pochi giorni prima della partita di Leverkusen, Alvaro Dominguez, a precisa domanda, rispondeva che non sapeva dire se l’Atletico di quest’anno fosse più forte o più debole di quello dell’anno scorso. Ciò che notava era semplicemente che si tratta di due squadre diverse nel gioco, ma accomunate dalla medesima forza mentale, dalla stessa capacità di concentrazione e dall’uguale voglia di vincere.

Ora, io non so dire se le parole del nostro ex-canterano fossero sincere o viziate dall’affetto verso i nostri colori, d’altra parte è dimostrato che fare il calciatore non significa per forza capire di calcio, ma mi pare chiaro che la risposta non corrispondesse a verità.

Se c’è infatti una cosa che la partita contro il Bayer ci mostra, è senza dubbio che questo Atletico non è affatto quello dell’anno scorso. Non si tratta neppure di tattica (ovviamente non è quello dell’anno scorso), ma di mentalità.
Ormai le partite caratterizzate da un approccio sbagliato si susseguono con discreta regolarità, da Barcellona, al Celta, al Bayer (solo per limitarci all’ultimo mese), così come quelle per le quali tocca scrivere che anche ai migliori, cioè al Cholo, capita di sbagliare. Basta, più in generale, dare uno sguardo alla Liga: nel solo girone di andata si sono registrate le stesse sconfitte di tutto il campionato scorso.

Se fino a poco tempo fa si poteva parlare di inevitabili difficoltà legate ai cambiamenti tattici, ora diventa difficile sostenere questa tesi. Semplicemente, all’Atletico capita di non essere la stessa squadra di pochi giorni prima.

Come qualcuno faceva notare nei commenti a un precedente post, lo scarto tra il derby vinto e la prestazione di Vigo non può dipendere solo dal fisiologico affaticamento del periodo gennaio-febbraio e così la differenza tra la gara contro l’Almeria e questa. A Leverkusen i colchoneros sono stati surclassati in tutto, sul piano del gioco, su quello della concentrazione e su quello della corsa. Come ha riconosciuto il Cholo, è una fortuna che abbiano perso solo 1-0.

Non ho nessuna competenza nel campo della preparazione fisica e non sono tutti i giorni al campo di Majadahonda, quindi non posso giudicare il lavoro svolto dal profe Ortega, che dicono tutti essere ottimo e che tale pare anche a me. Però una cosa me la chiedo. Probabilmente il lavoro viene pianificato prima di sapere del calendario (quindi non si poteva sapere che febbraio ci avrebbe regalato Madrid-Siviglia-Valencia in rapida sequenza), però la data degli ottavi di Champions’ è nota da sempre: com’è possibile che, ancora una volta, si arrivi a questo appuntamento col fiatone? L’anno scorso fortuna volle che ci capitasse il Milan, un ostacolo non insormontabile (eufemismo) neanche con una condizione fisica precaria; quest’anno credevo che la situazione si fosse ripetuta pari pari, visto il livello del Bayer. Invece la realtà è stata drammaticamente diversa, anche se rimane la possibilità di raddrizzare l’eliminatoria al Calderon. La decisione di programmare il calo fisico a gennaio-febbraio è sempre stata spiegata con la necessità di arrivare in forma alla fase finale della stagione, quella in cui ogni gara può essere decisiva. L’anno scorso, da profano, mi posi un’ulteriore domanda e la ripropongo anche quest’anno: ha senso, se si rischia di non arrivare alla famosa fase finale? Una volta fuori dalla Coppa del Re e dalla Champions’, a cosa serve essere in forma ad aprile-maggio? Per la Liga? Con una partita alla settimana, basta e avanza la preparazione che si può sviluppare tra una domenica e la successiva e certo, dopo aver accumulato un notevole ritardo dalle posizioni di testa, non si è in grado di puntare alla vittoria.

Quel che maggiormente mi preoccupa, però, è la mentalità. Sembra quasi che, dopo la vittoria della Liga, la squadra abbia perso la sua fame. Un fenomeno fisiologico, io credo, che si somma (come ho già avuto modo di dire) alla volontà di molti dei nostri avversari di farsi belli sconfiggendo la squadra di moda del momento. Spesso i colchoneros scendono in campo deconcentrati e molli, in alcuni casi tirano decisamente a campare nella speranza di piantare la zampata vincente (è successo anche contro l'Almeria, anche se in maniera non così evidente). È una caratteristica che l'Atletico ha sempre avuto, perché questa storia dell'incredibile organizzazione difensiva e della concentrazione sempre ai massimi livelli è, in certa parte, un mito giornalistico (quante volte sono state le qualità dei singoli, da Courtois a Godin, da Falcao a Diego Costa, questi ultimi specialisti in “zampate”, a garantire che una strenua e confusa difesa sulla trequarti lasciasse la nostra porta inviolata o ci permettesse di raddrizzare partite che sembravano nate male e portate avanti peggio?). Il problema è che pare essersi acuito in concomitanza col calo di alcuni giocatori. Anche il Cholo non mi pare concentrato e incisivo come eravamo abituati a vedere. Naturalmente c'è chi sostiene che questo si debba alla delusione dell'anno scorso o anche alle difficoltà ad adattarsi al nuovo tipo di gioco (che tanto nuovo non è, a mio giudizio, ma tempo al tempo e spiegherò anche questo), ma io sono convinto che la spiegazione possa coincidere con la pancia piena dopo anni di successi, anche da parte di Simeone.
Insomma, fino all'anno scorso questa squadra sembrava inaffondabile, anche quando giocava malissimo, e sapeva trarre vantaggio da qualunque dettaglio, che fosse un colpo di fortuna, un errore degli avversari o una giocata individuale dei propri giocatori, fino a ribaltare l'andamento della gara. Quest’anno non si è visto nulla di tutto questo, né a Leverkusen, né prima.

Inutile nasconderlo, la squadra non è la stessa; anche perché i giocatori non sono gli stessi. Per un Godin e un Juanfran che sono forse addirittura migliorati, per un Griezmann e un Mandzukic che fanno sconquassi (ma solo a tratti, e scusate se è poco), abbiamo un Miranda che, tra infortuni ed errori, ci ha già penalizzato parecchio, un Gabi inguardabile (la vicenda giudiziaria che lo riguarda l'ha charamente prostrato), un Siqueira che non sarà Insua, ma neppure molto meglio.
In particolare, a Leverkusen non si è salvato quasi nessuno, a parte Godin e, in parte, Gamez. Moyà ha fornito una sensazione continua di insicurezza (e non è la prima volta, in realtà), Siqueira non ne parliamo, Tiago ha mostrato un gran nervosismo e poco altro, Arda sembra entrato nel solito letargo da seconda parte della stagione (un classico degli ultimi tre anni che, francamente, ha anche scocciato). Là davanti, il duo è sparito.
Magari è stata solo questione di sfortuna (in fondo, avremmo potuto segnare un paio di volte e magari saremmo tornati dalla Germania con un pareggio o persino con una vittoria, per quanto immeritati: non sarebbe stata la prima volta, per continuare il discorso fatto sopra), magari è perché ai nostri avversari è stato permesso di andarci giù piuttosto duri negli interventi (lo stesso numero di gialli dei nostri avversari più un rosso per la metà dei loro falli è in effetti una statistica stravagante...).
Però la verità è una sola: hanno corso più di noi. Mi verrebbe da dire, anzi, che hanno corso, punto.

E qui torniamo al punto di partenza. Ogni volta che gli altri corrono più di noi, perdiamo. Ogni volta che gli altri ci soffocano col loro pressing, non sappiamo giocare la palla, non usciamo dalla nostra trequarti. Olympiakos, Valencia, Real Sociedad, Barcellona, Villareal, Celta, Bayer: tutte le nostre sconfitte si assomigliano, c'è poco altro da dire.

martedì 24 febbraio 2015

Atletico Madrid – Almeria 3-0: facile facile


Anche ora che sto scrivendo, continuo a domandarmi se valga la pena o no di scrivere un post il cui succo, è inevitabile, non può che essere “nulla da segnalare”. La partita con l'Almeria è stata tra le più semplici che io ricordi: tre gol nei primi trenta minuti e un tranquillo controllo nei minuti restanti. Non voglio con ciò sminuire i nostri avversari, che hanno giocato una buona partita e hanno fatto tutto il possibile per impensierirci, ma semplicemente dire che gli episodi ci hanno favorito in maniera smaccata.
Ogni più piccolo errore degli almeriensi è stato punito al massimo grado dalla coppia Mandzukic – Griezmann, che ha giocato una gara formidabile. Il croato agisce da pivot per il francese e lo cerca tra le linee, oppure taglia verso l'esterno per aprire spazi al centro. In ogni caso, viene esaltata la velocità di Griezmann e la sua capacità di agire in percussione: un risultato che non pareva affatto raggiungibile dopo le prime partite e che ha trasformato un difetto evidente di Mandzukic, la sua lentezza, in un'arma affilatissima per gli avversari. Da cinque partite, tra l'altro, l'Atletico non segna su palla inattiva, ma anzi esibisce buone (e fruttuose) trame offensive.
C'è anche da dire che il rigore del 1-0 è molto, ma molto dubbio. Avrei preferito che non ci venisse regalato nulla, ma credo che a quel punto avremmo fatto molta fatica, perché i nostri avversari, lo ripeto, hanno giocato la loro onesta partita, con rigore tattico e concentrazione, oltre che con buon tono fisico. Nel secondo tempo, complice il risultato tranquillizzante, ci siamo fatti schiacciare un po' troppo per i miei gusti, il tipico difetto che questa squadra proprio non riesce a togliersi di dosso, e forse neppure vuole.


Note positive
Griezmann: portato in una zona più centrale rispetto a quella in cui giocava a San Sebastian, è già a quota 14 reti in mezzo campionato. Trovo impressionante non solo la sua capacità di sgusciare alle spalle dei difensori centrali (e anche la capacità di Mandzukic di servirlo quasi a occhi chiusi), ma anche e soprattutto il lavoro difensivo che compie sia nel disturbare le prime linee di passaggio degli avversari, sia nei ripiegamenti a centrocampo. Il suo secondo gol è da urlo. Mi preoccupa solo che, visto il dispendio di energia, possa non durare tutta la stagione.


Note negative
Ammonizioni: il problema è noto, non starò a ripetermi. Ma come si fa a farsi ammonire persino in una partita così? Siqueira poi, non ne parliamo... Va bene, non era mano, ma il primo giallo è da prenderlo a sberloni.




Atletico: Moyá 6; Juanfran 6,5, Miranda 6, Godín 6,5, Siqueira 5,5; Arda 6,5, Tiago 6 (Mario Suárez, m. 71 sv), Gabi 6, Saúl 6,5; Griezmann 8,5 (Raúl García, m. 64 6) y Mandzukic 7,5 (Torres, m. 59 6).
No utilizados: Oblak; Gámez, Giménez y Cani.


Almería: Julián; Míchel, Trujillo, Dos Santos, Dubarbier (Casado, m. 76); Vélez (Soriano, m. 46), Verza; Edgar, Corona, Thievy (W. Silva, m. 71); y Hemed.
No utilizados: Yeray; Navarro, Azeez, y Jonathan.