giovedì 12 settembre 2013

Lo scempio del Calderon


E così, la candidatura di Madrid 2020 è tramontata. Le olimpiadi low cost non hanno avuto il riconoscimento del CIO, che ha scelto, nella terna di paesi con grossi problemi, quello forse messo meno peggio (anche se, viste le conseguenze dell'incidente di Fukushima, è tutto da dimostrare).
Cosa spinga un paese alle prese con una devastante crisi economica a candidarsi per ospitare una manifestazione sportiva che crea solo ulteriore debito, resta un mistero spiegabile solo se si guarda ai nomi dei costruttori cui vengono affidati gli appalti. Il flop di Madrid 2020 non potrà che essere una benedizione per la Spagna (e si spera che la futura auspicabile bocciatura di Roma 2024 sia lo stesso per l'Italia, paese nel quale la presentazione di boiate di tal fatta è pressoché all'ordine del giorno).
Ma la bocciatura di Madrid come sede a cinque cerchi ha una ricaduta anche sull'Atletico, che proprio sul traino dei lavori olimpici contava per dotare la zona del nuovo stadio della Peineta di tutta quella rete di infrastrutture che oggi manca e per dare impulso a lavori che procedono con una lentezza esasperante.
I colchoneros avrebbero dovuto trasferirsi alla Peineta nel 2012, poi nel 2013, poi nel 2015 e ora, parole di Gil Marin (subito intervenuto per precisare affannosamente che lo stadio si farà), nel 2016. Lo stesso Gil Marin che, negli anni, ci ha più volte detto che:
  1. Lo stadio sarebbe stato gratis per l'Atletico, che avrebbe anche guadagnato così tanti soldi da cancellare il debito col Fisco (che è, da solo, di 200 milioni, anche se il club non ha mai fornito informazioni ufficiali) e da guadagnare 80 milioni per nuovi acquisti.
  2. Anzi no, lo stadio costerebbe 270 milioni (ma tu guarda...), che però ci metterà l'impresa di costruzioni FCC, soldi che questi ultimi ricaverebbero dalla vendita degli appartamenti costruiti sul terreno del Calderon e della vicina fabbrica Mahou. Quindi nessun soldo per il Fisco e tanto meno per nuovi acquisti.
  3. Con una capacità di 70.000 (no, 80.000, no anzi 67.000 posti), ben 10.000 (!!!!) in più del Calderon, la Peineta garantirebbe quegli incassi che permetterebbero al club di fare un decisivo salto di qualità.
    Pazienza se il Calderon ha una media presenze di 40-45.000 persone pur essendo praticamente in centro e ben collegato a tutta la città, mentre la Peineta è in periferia, mal collegato e a forte rischio di essere una cattedrale nel deserto. Perché 30.000 persone in più di oggi dovrebbero sobbarcarsi un viaggio ben più lungo e scomodo per vedere le partite, questo il nostro ineffabile consigliere delegato non lo sa dire.
  4. Il Calderon è vecchio e scomodo, di difficile manutenzione, non adeguato alle esigenze di un club lanciato verso il Progresso e un futuro di successi.
  5. La gente vedrà meglio, sarà più comoda, sarà tutta al coperto.

Così, con una certa curiosità, mi sono messo di buzzo buono ad osservare il Calderon, che in fondo è anche casa mia, l'ultima volta che ci sono stato, poche settimane fa.


E' decrepito? 
 
Da fuori fa sempre la sua bellissima figura, adagiato sulle rive del Manzanares e con la Tribuna Lateral sottoscavata nel pendio che porta al fiume. Certo, ci sono diverse porte di accesso rotte o sgangherate (ma è l'età, non la mancanza di manutenzione...), tra cui quella che porta al Memorial, i colombari presenti sotto allo stadio (e qui immagino che funzioni così, per un Club Moderno: dare all'ingresso del proprio cimitero un aspetto sporco e trascurato è un'abile strategia di marketing volta a invogliare i potenziali clienti mostrando il rispetto totale che si ha per loro...).
Con la Tribuna Preferencia, invece, la situazione cambia (ovverosia peggiora parecchio): vetrate rotte e comunque sporche, la targa in marmo che reca il nome e lo scudo del club lurida (anche qui un'abile strategia di marketing per mostrare l'amore per il club, suppongo...). Visto che è da questa zona che si accede al Tour dello stadio e che è qui che ci sono le biglietterie, è veramente un bel biglietto da visita per turisti e simpatizzanti stranieri e non.


L'interno invece è vergognoso. Scale di accesso alle gradinate luride, foratini a vista e neppure intonacati, bagni maleodoranti e in pessimo stato. Sono entrato in uno, fortunatamente pulito e apparentemente discretamente tenuto, e, al momento di tirare l'acqua, mi si è rotta in mano la catenella... In generale, lungo le scale, un pesante puzzo di orina di cui non mi spiegavo l'origine fino a che non ho letto sul Pais che è il portato di una totale mancanza di manutenzione dei bagni.


Quindi, cari signori, non ci raccontate balle: non è lo stadio ad essere vecchio e scomodo, siete voi che lo state scientemente riducendo a una latrina per giustificare un'operazione immobiliare che non ha nessuna vera motivazione, per lo meno alla luce del sole.
Lo scempio di uno stadio nel quale si vede benissimo il campo da quasi tutti i settori (osservate il rendering della Peineta e ditemi se non è molto, ma molto peggio) è una strategia voluta e studiata per rovinare uno stadio che, fino a poco tempo fa, godeva della classificazione 5 stelle dell'Uefa, un attestato che non viene certo regalato sulla base della simpatia, ma è frutto di severi controlli.
L'unico vantaggio che avrebbe la Peineta per lo spettatore è la presenza della copertura totale delle gradinate, a fronte di decine di svantaggi economici e materiali. A me pare veramente poco, per giustificare un trasloco, soprattutto a queste condizioni.


Nel frattempo quella che è anche la mia casa è lasciata nell'abbandono e nella sporcizia, con una forma di spregio al club, alla sua storia e a Don Vicente Calderon che trovo vergognosa.


Lo ripeto ancora una volta: quando questi se ne andranno, sarà un grande giorno. Io non vivo solo di coppe, vivo anche del rispetto che si deve portare al proprio passato. E 25 anni almeno di umiliazioni allo scudo del club non le dimentico solo perché in questo quarto di secolo la bravura di alcuni uomini di solidi principi (Antic, Quique e Simeone, per essere chiari) ci ha trascinato per alcuni istanti fuori dalla mediocrità a cui questa dirigenza invece ci condanna.

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