Dopo le tre
partite di questa settimana, l'Atletico si ritrova secondo, a
due soli punti dal Barcellona capolista. Un inizio di temporada
simile non si vedeva dall'anno del doblete.
Ci sarebbe da
essere molto contenti, ma preferisco mantenere i piedi per terra e
osservare i molti passi in avanti che ancora vanno compiuti.
Delle partite
contro Valladolid, Betis e Espanyol non ho potuto e non posso fare un
resoconto puntuale, quindi mi limito ad alcuni spunti di carattere
generale.
Tra
gli aspetti positivi
considero sicuramente l'ottimo rendimento di RaulGarcia e di Diego
Costa, perfettamente in linea
con quanto mi aspettavo da loro in questo inizio di stagione.
Ancora,
l'Atletico dà sempre
l'impressione di poter essere pericoloso:
anche quando soffre, il contropiede è una spada di Damocle sopra le
teste degli avversari protesi in avanti.
Inoltre
la partita col Betis ha dimostrato che i colchoneros sanno anche
recuperare uno svantaggio
e non solo giocare in difesa del vantaggio acquisito.
Tra
l'altro, apro una piccola parentesi per dire quella che a me sembra
una ovvietà ma che a quanto pare, stando agli articoli di certa
stampa: giocare con attenzione alla fase difensiva non significa
giocare in difesa. Non vedo tutto quell'abuso di difesa e contropiede
che viene segnalato sulla stampa. C'è anzi una squadra attenta a non
subire gol e abile a miscelare momenti in cui fare la partita e
tenere la palla ad altri in cui gioca di rimessa. Partite come quelle
col Chelsea o col Rayo dimostrano che i colchoneros sanno
sorprendere, cambiando il proprio atteggiamento di partita in
partita.
Il
gioco offensivo
è più veloce
rispetto all'anno scorso, meno legato al portare palla, più
geometrico e imprevedibile.
Ci sono molti marcatori in
più rispetto all'anno scorso, grazie alle diverse caratteristiche
del centrocampo.
Tra
le note negative
vedo una paradossale fragilità di fondo.
Non fraintendetemi, l'Atletico è chiaramente un osso duro da rodere,
quasi inaffondabile, ma commette ancora troppi errori in
fase difensiva. Non sempre riesci a segnare quattro reti o contare
sulla dabbenaggine degli avversari per rimediare. Prima o poi certe
leggerezze, ora di
Courtois, ora di
Godin, ora di Miranda, ora di altri, si pagano.
C'entrano
forse anche la condizione fisica e la preparazione estiva, perché
nel secondo tempo il
rendimento cala
sempre in modo molto netto, un particolare che potrebbe costarci
molto caro contro le big, in Spagna e in Europa: con la fatica e la
deconcentrazione
arrivano sempre gli errori
e un affanno
esagerato.
Che
prospettive
immaginare, dunque? Per ora siamo secondi, punto e basta.
Può sembrare una non risposta, ma è tutto ciò che mi sento di
dire. La prossima partita contro il Malaga già ci dirà qualcosa in
più su ciò che ci dobbiamo aspettare dalla stagione.
Contro una
squadra di gran lunga inferiore, l'Atletico, in formazione fortemente
rimaneggiata, coglie una buona vittoria, mettendo in mostra anche un
gioco vivace e a tratti anche divertente.
Con Falcao,
Arda Turan, Filipe, Godín, Gabi e Tiago a Madrid e Courtois, Koke e
Juanfran in panchina, i colchoneros scendono in campo con quella che
possiamo tranquillamente considerare la formazione B (e di cui fa
giocoforza parte anche il penoso Adrian di questi tempi), ma giocano
con tranquillità e determinazione, dimostrando ancora una volta la
bontà del lavoro di Simeone, capace di trarre il massimo da “perle”
come Cisma ed Emre.
Peraltro il
canovaccio è sempre lo stesso: recupero della palla a centrocampo
(si distingue ancora una volta Mario Suarez), rilancio immediato in
avanti e rapida conclusione dopo veloci passaggi, fase nella quale
brillano in particolare Diego Costa, Rodriguez e Raul Garcia.
I primi due gol
sono in fotocopia e ricalcano fedelmente la modalità descritta
sopra. Il terzo viene su calcio d'angolo battuto da Emre e
finalizzato da Raul Garcia che, approfittando dell'attenzione
israeliana tutta focalizzata su Diego Costa, batte in volée dopo
essersi inserito in area da trequarti campo. È
il gol che chiude la sfida e sgonfia definitivamente l'Hapoel, che da
qualche minuto spingeva con più convinzione e si faceva vedere dalle
parti di Asenjo, sfruttando il solito calo di concentrazione in fase
difensiva dei colchoneros.
Nel complesso è
stata una buona partita proprio perché era una partita facile, una
di quelle che l'Atletico ha sottovalutato e perso molte volte nella
propria storia (do you remember Politehnica Timisoara?) e che invece
questa volta ha gestito benissimo.
Alla fine la
morale è sempre quella: in Cholo we trust!
Note
positive
Diego Costa:
un gol, tante iniziative,
sempre nel vivo del gioco. Di questo passo, non vedo in che modo
Adrian (che ha sbagliato ancora una volta un gol già fatto, anche se
si è distinto in alcune azioni) possa mantenere il suo sempre più
traballante posto da titolare
Raul Garcia:
il prestito all'Osasuna ci ha restituito un giocatore diverso, sempre
al centro dell'azione e sempre pronto nel recupero, oltre che nel
rilancio. Sia pure considerato il basso valore dell'avversario, ha
fatto una gran partita.
Note
negative
Distrazione:
ancora una volta, ad un certo
punto, subentra un pericoloso senso di rilassatezza. Deprecabile
quanto accade al 60', quando Miranda e Silvio si fanno trovare fuori
posizione e si fanno infilare dal filtrante di Toama; per fortuna di
tutti, sul susseguente tiro di Ben Haim Asenjo non dorme.
Hapoel Tel
Aviv: Apoula; Pantsil, Shushan,
Badier, Antebi; Djemba-Djemba, Bruno Coutinho (Toama, m. 58); Maman,
Vermouth (Cohen, m. 75), Ben Haim II; y Tamuz (Mare, m. 69).
Atlético de
Madrid: Asenjo 6,5; Silvio 5,5, Miranda 6,
Cata Díaz 6, Cisma 6,5; Mario 6,5, Emre 6;
Adrián 5,5 (Koke, m. 69 6), Raúl García 8,
Cristian Rodríguez 7 (Juanfran, m. 73 6); y Diego
Costa 8 (Saúl Ñíguez, m. 78 sv).
Goles: 0-1, m. 37:
Cristian Rodríguez, con un disparo desde el borde del área. 0-2, m.
40: Diego Costa regatea al portero y marca a puerta vacía, después
de un pase de Adrián. 0-3, m. 63: Raúl García remata con el pie un
saque de esquina de Emre. Árbitro: Pol van
Boekel (Holanda). Amonestó a los locales Sushan (m. 48),
Djemba-Djemba (m. 67) y Plantsil (m. 87) y a los visitantes Diego
Costa (m. 67) y Silvio (m. 68). Incidencias: partido
correspondiente a la primera jornada del grupo B de la Liga Europa,
disputado en el estadio Bloomfield de la ciudad israelí de Tel Aviv
ante unos 13.000 espectadores.
In dieci minuti
di pura follia l'Atletico ha rischiato di buttare via una partita
vinta e stravinta, ma è comunque riuscito a portare a casa una
vittoria che lascia “l'amaro in bocca”, come ha ammesso Mario
Suarez.
Peccato perchè
i colchoneros, schierati con un quasi inedito 4-4-2 a supportare la
coppia d'attacco Falcao – Diego Costa, erano riusciti a scavare un
solco tra loro e gli avversari anche giocando una partita al piccolo
trotto, come le grandi squadre devono essere capaci di fare.
La scelta di
schierare Diego Costa, oltre che per sostituire un Adrian che è solo
l'ombra di se stesso, rispondeva anche all'esigenza di tenere sotto
costante apprensione la difesa a tre del Rayo, obbligata dalla
presenza del doppio centravanti a tenersi bassa e centrale. In questo
modo i tre del Rayo si esponevano alle incursioni dei centrocampisti
dell'Atletico, innescati dal gioco di sponda di Falcao e dalle
progressioni di Costa, abile a sfruttare la libertà lasciatagli
dalla difesa avversaria, terrorizzata dal colombiano, per svariare su
tutto il fronte d'attacco.
Le prime tre
reti dei colchoneros nascevano tutte nello stesso modo, da incursioni
sulle fasce concluse da assist verso centro-area e finalizzate ogni
volta da un centrocampista diverso. Nell'azione del rigore, ancora
una volta Costa raggiungeva la linea di fondo, per subire però un
netto fallo.
Il punteggio
cresceva verso l'ennesima goleada in soli 5 minuti, tra il 49' e il
54', dopo che i Colchoneros avevano concluso il primo tempo con un
gol di vantaggio e in generale avevano gestito una partita facile
facile contro un avversario inesistente.
Però sul
finire della partita, saranno stati i cambi o la supponenza, i nostri
cedevano sempre più ampie fette di campo e subivano tre gol
nell'area piccola, frutto di errori di posizione e superficialità
dei difensori.
Poteva finire
male, ma per fortuna questa volta la lezione era pesante ma non
definitiva.
Note
positive
Diego Costa:
gli manca solo il gol, ma di fatto la prima, la seconda e la quarta
rete sono opera sua e delle sue progressioni sulle fasce laterali.
Dall'inizio dello scorso campionato è cresciuto moltissimo e ora è
un vero gioiellino, da testare anche contro avversari più quotati.
Note
negative
Difesa:
i tre gol vengono da dormite collettive, d'accordo, ma le colpe dei
difensori, incapaci di liberare l'area piccola dalle palle scodellate
dagli avversari, sono evidenti. Miranda, ma soprattutto Godin e
Filipe, peccano grandemente di reattività.
Atlético de
Madrid: Courtois 6; Juanfran 6,5, Miranda 6,
Godín 6, Filipe 6; Arda Turan 6,5 (Adrián, m.
66 5,5), Mario 6,5 (Tiago, m. 62 5,5), Gabi 6,
Koke 6; Diego Costa 7,5 (Cristian Rodríguez, m. 55 6)
y Falcao 6.
Rayo Vallecano: Dani
Giménez; Tito, Amat, Casado; Trasshorras, Javi Fuego, Adrián
(Delibasic, m. 70); Piti (Lass, m. 53), Leo Baptistao, José Carlos;
y Nicki Bille (''Chori'' Domínguez, m. 57).
Goles: 1-0, m. 29:
Mario Suárez culmina una jugada de Diego Costa. 2-0, m. 48: Koke
marca a pase de Diego Costa. 3-0, m. 51: Arda Turan remata un centro
raso de Juanfran. 4-0, m. 55: Falcao, de penalti. 4-1, m. 82:
Delibasic remate un centro desde la derecha. 4-2, m. 85: Delibasic
culmina un envío raso desde la izquierda. 4-3, m. 88: Leo Baptistao
aprovecha una serie de rechaces en el área. Árbitro: Javier
Estrada Fernández (C. Catalán). Amonestó a los visitantes José
Carlos (m. 42), Javi Fuego (m. 54) y Adrián González (m. 68). Incidencias: partido
correspondiente a la cuarta jornada de Liga en Primera División,
disputado en el estadio Vicente Calderón ante unos 45.000
espectadores.
Il Cholo
Simeone è un grande conoscitore di calcio.
Non stupisce
quindi che, saputo che non avrebbe potuto contare su Diego
(anche perchè, a ben guardare, non ha poi fatto molto per
trattenerlo...), abbia subito elaborato sistema di giocodifferente pur nella continuità.
All'apparenza,
infatti, l'Atletico si schiera sempre con il 4-2-3-1 che tanto
bene ha fatto lo scorso anno, cosa che ha sempre fatto apparire
ridicoli ai miei occhi gli articoli sulla nuova (???) posizione di
Adrian come ala destra. Nella realtà, però, molto è cambiato.
La necessità
di sostituire Diego, giocatore che non ha una chiara controfigura in
rosa, ha posto una serie di problemi.
Inizialmente
Simeone ha accarezzato l'idea di proporre Arda Turan come
trequartista puro, ma questa soluzione non ha convinto completamente.
Il turco fa girare velocemente il pallone, è dinamico e si muove a
tutto campo, rispetta le consegne tattiche in fase difensiva, ma è
piuttosto lento.
Un difetto non
da poco nell'ambito del progetto tattico di Simeone: Diego infatti,
pur con tutti i suoi difetti, era molto veloce anche in fase di
ripiegamento (osservate quante volte e con che velocità
scendeva fino alla linea del “doble pivote” in fase difensiva).
Di fatto, la transizione del pallone verso l'area avversaria avveniva
tramite Diego o i terzini, ma questo accadeva proprio perché i 3
giocatori citati erano velocissimi. Il difetto di quel sistema era un
eccessivo portare palla, non tanto da parte dei terzini (è parte del
loro compito “istituzionale”) quanto da parte di Diego, con un
paradossale rallentamento dell'azione, in molti casi (ed ecco
spiegati anche i pochi gol da centrocampo).
Il Cholo ha
cercato di correggere questo difetto puntando su giocatori veloci e/o
col colpo in canna, sia voluti (Rodriguez) che trovati lungo la via
(Raul Garcia e Diego Costa).
Rimaneva il
problema dello scarso apporto di Arda sul piano
difensivo; non a causa della volontà, lo ripeto, ma per
esclusiva mancanza di velocità.
Ed ecco quella
che sembra essere la soluzione definitiva (già abbozzata
contro l'Athletic e messa perfettamente in opera nella finale di
Supercoppa col Chelsea, di cui è stata la chiave tattica): il
4-2-3-1 “basculante” che ha il suo punto di riferimento
nel triangolo di centrocampo Mario Suarez – Gabi – Koke
illustrato qui sotto.
A) Schieramento del centrocampo dell'Atletico Madrid contro il Chelsea
Dal momento che
il funzionamento di questo sistema è complesso e si basa
sull'interscambio tra giocatori, lo spiegherò focalizzandomi sui
movimenti di ciascuno. Considerate che molti di questi movimenti
possono avvenire contemporaneamente, quindi ognuno degli schemi che
trovate qui sotto ha pura funzione didattica e non sempre fotografa
nella sua interezza quanto avviene sul campo in una certa fase di
gioco.
GABI
Molti giornali,
dopo la partita col Chelsea, hanno parlato di un inedito e geniale
4-1-4-1, ingannati dai movimenti di Gabi, che di fatto si
muove a pendolo tra il “doble pivote” e la linea dei
trequartisti.
In diversi casi
scende sulla linea di Mario, ma più spesso si muove poco più
avanti, non solo in fase di costruzione ma anche in fase difensiva (B
1).
B 1) Primo movimento di Gabi
Altre volte, a
sua scelta, sale palla al piede fino alla linea dei trequartisti,
sfruttando poi la linea di passaggio per un Arda che si allarga o per
gli attaccanti che aggrediscono gli spazi in avanti (B 2).
B 2) Secondo movimento di Gabi, a supporto dell'attacco
KOKE
Il vero
fulcro, a mio giudizio, è Koke, a cui sono chiesti vari
movimenti: retrocedere a destra per coprire le avanzate di Gabi (C
1), o tra Mario e Gabi per rinforzare la diga difensiva (C 2);
o coprire Arda quando quest'ultimo svaria (C 3).
C 1) Primo movimento di Koke: la copertura su Gabi
C 2) Secondo movimento di Koke: il "trivote" difensivo
C 3) Terzo movimento di Koke: il supporto ad Arda Turan
Non manca
neppure la possibilità di allargarsi verso sinistra per aprire spazi
utili agli inserimenti da dietro (il già visto schema B 2).
In questo
senso, Simeone sfrutta la notevole abilità mostrata dal canterano
nel gioco tra le linee e negli inserimenti, oltre che la sua grande
intelligenza tattica, evidentemente ritenuta sprecata sulla linea del
“doble pivote” come regista-incontrista (posizione nella quale ha
iniziato la carriera e ha giocato nelle giovanili).
MARIO
SUAREZ
Essenziale, in
questo contesto, anche il lavoro in copertura di Mario Suarez (D
1), al quale è permesso, in taluni casi, avventurarsi in rare
offensive palla al piede, naturalmente con la copertura di Gabi (D
2).
D 1) Primo movimento di Mario: la copertura davanti alla difesa
D 2) Secondo movimento di Mario: l'avanzata offensiva palla al piede
Il sistema
permette così di lasciare la massima libertà ad Arda,
senza però costringerlo al centro, dove il turco ha più volte detto
di non sentirsi a proprio agio. Inoltre si basa proprio sulla regia
“occulta” di Turan, che, con i suoi movimenti, innesca il
complesso gioco di contrappesi tattici che ho illustrato. Ecco perchè
Simeone ha più volte sottolineato l'importanza di Arda come veromotore del gioco e
come giocatore che decide i tempi del gioco.
Questo sistema
ha punti deboli?
Sì, io ne
colgo almeno uno e cioè l'inadeguatezza tecnica di alcuni
suoi interpreti: Mario e Gabi sono onesti mestieranti,
nulla più.
In fondo basta
spostarsi qualche chilometro a nord per trovare, nello stesso ruolo,
gente come Khedira e Xabi Alonso, ovverosia giocatori di un altro
pianeta.
Da qui consegue
il vero interrogativo: riuscirà questo meccanismo tattico a supplire
alle carenze tecniche che potrebbero emergere di fronte ad avversari
più quotati, o dovremo sempre sperare di incontrare il Chelsea di
turno, svogliato e deconcentrato e perciò cannibalizzabile già solo
con il ritmo e la ferocia?
Neppure nei nostri sogni più sfrenati avremmo mai immaginato un risultato così rotondo e una partita così facile.
Al Louis II di Monaco una sola squadra in campo: l'Atletico Madrid, che conquista il quarto titolo europeo in poco meno di tre stagioni e straccia il quotatissimo Chelsea ben più di quanto il risultato non dica.
Il fatto che gli inglesi non siano mai scesi in campo non deve farci ignorare però che, ancora una volta, il Cholo ha preparato benissimo la partita, motivando a dovere i suoi giocatori. In campo si è vista la solita squadra aggressiva e concentrata, capace di difendere con tutti gli uomini e di ripartire velocemente in avanti a sorprendere gli avversari.
La grande abilità dei colchoneros è stata quella di sviluppare una difesa “bassa” e basata sulla densità, con quasi tutti gli uomini dietro la linea della palla (al punto da concedere almeno metà campo ai blues), ma di non fare di questa tattica un atteggiamento mentale: appena riconquistato il pallone, tutti scattavano in avanti, senza sprecare un pallone e anzi sviluppando un gioco armonioso fatto di scambi e triangolazioni rapidi e sempre tesi alla verticalità.
Così già al 4' Falcao colpiva la traversa su filtrante di Filipe, mentre al 9' il colombiano, questa volta su passaggio di Adrian, portava in vantaggio i colchoneros.
La partita di fatto finiva qui, quando un Chelsea supponente scopriva di non poter più fare la partita e di finire imbrigliato, col suo ritmo lento, nella ragnatela predisposta da Simeone.
Il gioco passava nelle mani dell'Atletico, che stra-dominava la partita, mettendo Falcao in condizioni di segnare ancora due volte prima del quarantacinquesimo minuto.
Al 19' Falcao riusciva ad arrivare su un filtrante di Koke e segnava un gol-fotocopia rispetto al primo contro l'Athletic a Bucarest; al 45', su meraviglia di Arda, il colombiano fulminava per la terza volta il povero Cech
Nel mezzo, due errori piuttosto gravi di Gabi (27') e Adrian (34') davanti al portiere dei blues, con annesso palo colpito dall'onnipresente Falcao.
Il secondo tempo era pura accademia. I colchoneros rimanevano concentrati e non si scomponevano di fronte a un Chelsea che faceva qualcosa in più, anzi segnavano il quarto gol al 60' con Miranda, lesto ad approfittare di un tocco sotto misura di Suarez su calcio d'angolo.
A questo punto subentrava una legittima rilassatezza, che portava ad un gioco meno corale e ad una certa insistenza per le giocate individuali.
Fortunatamente il Chelsea non ne approfittava, ma era anzi ancora l'Atletico a sfiorare il quinto gol con Koke su punizione al 69'.
Sull'unico errore di tutta la partita (Gabi e Miranda si ostacolavano a centroarea su calcio d'angolo e permettevano a Cahill di tirare) i colchoneros venivano puniti, ma c'era ancora tempo per sfiorare un'altra volta il quinto gol, quando, per impedire a un assist di Emre di raggiungere Arda, David Luiz deviava sul palo della propria porta.
Note positive
Falcao: ormai ho esaurito gli aggettivi per questo portento. Mi limiterò pertanto a citare i freddi numeri: su 6 palloni toccati in area, sono 3 gol, 1 palo e 1 traversa. Monumentale.
Arda: schierato sul centrodestra, detta i tempi, svaria, accelera o rallenta il gioco a seconda delle necessità. È il vero cervello della squadra, che tiene il pallone solo quando serve e che in tutti gli altri casi lo fa girare sempre secondo una lucida strategia. Scusate se mi ripeto, ma non c'è paragone con il tanto rimpianto (dagli altri) Diego...
Mario Suarez: diamo a Cesare quel che è di Cesare. Il tanto da me bistrattato Mario gioca la seconda finale consecutiva di spessore, rompendo le trame avversarie, accorciando sui portatori di palla inglesi, inserendosi in avanti se necessario e passando (quasi) in verticale. Ma allora, stai a vedere che è veramente in grado di fare tutte queste cose!
Mentalità: mentre guardavo i biancorossi controllare con calma i blues, mi è venuto in mente il gol del 1-1 contro il Fulham, due anni fa, quando tutto è cominciato. Ve lo ricordate? Forlan segna, poi gli inglesi spingono in avanti, i colchoneros indietreggiano e, al culmine di un'azione confusa in cui i nostri hanno sparacchiato a caso la palla due o tre volte, subiscono un gol evitabilissimo per paura e distrazione. Ecco, la vera differenza, rispetto a due anni fa, è proprio qui: con Quique la squadra pareva vincere per caso, per buona sorte; con Simeone vince perchè è inevitabile che accada. Insieme a un gioco e a uno schema tattico ben definiti, è la conquista più bella.
Note negative
Adrian: come arma tattica è prodigiosa, visto come mette in croce il povero Ivanovic; come attaccante, un altro errore vergognoso sottoporta. Deve crescere.
Chelsea: Cech; Ivanovic, David Luiz, Cahill, Ashley Cole (Bertrand, m. 90); Ramires (Óscar, m. 46), Mikel, Lampard; Hazard, Torres y Mata (Sturridge, m. 82).
Atlético de Madrid: Courtois 6; Juanfran 6,5, Miranda 7, Godín 7, Filipe 7,5; Mario 7, Gabi 6,5; Arda Turan 8, Koke 7,5 (Raúl García, m. 82 sv), Adrián 6,5 (Cristian ''Cebolla'' Rodríguez, m. 56 6,5); y Falcao 10 (Emre, m. 87 sv).
Goles: 0-1, m. 6: Falcao levanta el balón ante la salida de Cech, tras un pase de Koke. 0-2, m. 19: Falcao, con un disparo a la escuadra por encima de Cech. 0-3, m. 45: Falcao cruza ante Cech, tras un contragolpe de Arda Turan. 0-4, m. 60: Miranda aprovecha un rechace tras un saque de falta. 1-4, m. 75: Cahill tras un rechace en el área. Árbitro: Damir Skomina (Eslovenia). Amonestó a Ivanovic, del Chelsea, en el minuto 29. Incidencias: partido de la Supercopa de Europa, disputado en el estadio Luis II de Mónaco ante 14.312 espectadores, con presencia de unos 6.000 aficionados del Atlético de Madrid.
Centouno giorni dopo
Bucarest, il risultato non cambia: ancora una volta, al termine di
una partita non particolarmente difficile, l'Atletico schianta i
baschi grazie a un Falcao mostruoso.
È
pur vero, come hanno sottolineato alcuni, che l'opposizione
dell'Athletic è stata praticamente inesistente (il morale dei
ragazzi di Bielsa è da ricostruire pesantemente, e forse anche
l'ambiente dello spogliatoio), ma credo comunque che questa partita
sia stata un test probante, perché ha portato alla luce alcuni punti
interessanti.
Innanzitutto la
stessa voglia e la stessa aggressività
dello scorso anno, con la medesima attenzione alla difesa “di
squadra”, a partire dal lavoro di pressing sui difensori avversari
da parte di uno splendido Falcao.
Poi un tentativo di
maggior gioco corale,
basato sugli inserimenti dei centrocampisti e dei terzini e su veloci
triangolazioni. Questo mostra come, al momento di rinunciare a Diego,
Simeone abbia velocemente elaborato un piano alternativo, per il
quale l'arrivo del Cebolla e la riconsiderazione di Raul Garcia, due
col gol in canna dalla trequarti, sono perfettamente adatti.
Ancora, l'insistenza
su Arda
come trequartista in senso puro, vale a dire libero di svariare
totalmente, in particolare grazie ai continui interscambi con Koke,
autore a sua volta di una partita di spessore.
Certo l'assenza
di Diego genera un gioco
diverso, con conseguenti
aspetti sia positivi che negativi. Si vede maggiore velocità nella
manovra e a correre è il pallone, più che il calciatore; d'altra
parte, manca un pizzico di fantasia, per cui non è il colpo di genio
di un solista, ma la geometria e la velocità delle combinazioni a
sorprendere l'avversario. I movimenti palla al piede di Diego erano
spesso irritanti, però erano anche talvolta accompagnati da
autentiche perle calcistiche e in diversi casi erano finalizzati alla
profondità. L'ideale quest'anno sarebbe stato avere un Diego più a
servizio della squadra e meno narciso, ma ahimè tutto non si può
avere con questa penosa dirigenza, perciò accontentiamoci. Anche
perché sono convinto che grazie alla maggior circolazione della
palla sulla trequarti ci saranno più occasioni da gol da fuori area.
Diego Costa,
grazie alla sua fisicità e alla sua mobilità, sembra integrarsi
perfettamente con Falcao, con cui ha sfornato buone combinazioni
d'attacco per i dieci minuti circa in cui i due sono stai in campo.
Inoltre pare aver finalmente acquisito la maturità per essere anche
punto di riferimento in avanti in assenza del colombiano.
Adrian
continua a latitare, ha sbagliato anche un gol clamoroso sul finire,
sempre su assist di Diego Costa.
In conclusione, il
dominio dell'Atletico è stato nettissimo e mai in discussione; la
partita ha offerto spunti positivi anche se ovviamente inseriti in
una situazione complessiva ancora piuttosto fosca (ultime mosse di
mercato in uscita, rosa corta e poco equilibrata...). Venerdì contro
il Chelsea ne sapremo di più.
Note positive:
Falcao: al
momento è, senza alcun dubbio, il miglior centravanti del pianeta.
Non si limita a segnare, ma gioca anche per la squadra: è il primo
difensore e la boa per gli inserimenti dei compagni, oltre a tenere
sotto costante apprensione le difese avversarie. Nell'azione del
primo gol, sono da manuale sia lo scatto con cui brucia San Josè,
sia il movimento del corpo con cui guadagna il metro fondamentale e
protegge il pallone dall'avversario; nell'azione del secondo, il
movimento in acrobazia a mezz'altezza sullo stretto è da antologia.
Miranda:
bene nelle chiusure e nei rilanci dalle retrovie, non perde mai la
calma, anche se talvolta appare in difficoltà nel breve (ma è un
suo difetto inestirpabile, credo). Comunque non perde mai la
posizione.
Arda:
splendidi i colpi di genio con cui infarcisce una prestazione di
ottimo livello tattico e dinamico. Si scambia spesso con Koke e
agisce prevalentemente sul centrodestra. Talvolta si estranea e
costringe quindi la manovra sui piatti binari della prevedibilità
nella ricerca di Falcao; deve quindi essere più continuo.
Koke:
ottimo per senso della posizione, dinamismo e maturità nella
gestione del gioco. Un suo scambio stretto con Gabi al 36', quasi
coronato dal gol, è pura poesia.
Note negative
Rodriguez:
ancora piuttosto timido, tiene la posizione e non spinge forte in
avanti.
Godin – Filipe: buoni
per la maggior parte del tempo, si mostrano vulnerabili nel finale ai
tagli in obliquo dei giocatori baschi, che si presentano un paio di
volte davanti a Courtois. Imbarazzante, in particolare, il modo con
cui Godin è lasciato al palo da Ibai al 87' (con Filipe che,
inspiegabilmente in controtempo, sale invece di difendere).
Atlético de
Madrid: Courtois 7; Juanfran 7, Miranda 7,5,
Godín 6,5, Filipe Luis 6,5; Mario Suárez 6,5;
Arda Turan 7,5 (Adrián, m. 64, 5), Gabi 6,5,
Koke 7,5, Cristian Rodríguez 5,5 (Diego Costa, m. 71
7); y Falcao 8,5 (Tiago, m. 81 6,5).
Athletic
Club: Iraizoz; Iraola, San José (Muniaín, m. 46), Gurpegui,
Íñigo Pérez; Iturraspe; Susaeta (Ibai Gómez, m. 46), De Marcos,
Ander Herrera (Ruiz de Galarreta, m. 60), Ismael López; y Aduriz.
Goles:
1-0, m. 19: Falcao se marcha de su marcador y pica el balón ante la
salida de Gorka Iraizoz. 2-0, m. 42: Falcao remata un centro de
Godín. 3-0, m. 59: Falcao, de penalti. 4-0, m. 84: Tiago, con un
trallazo a la escuadra desde fuera del área.
Árbitro:
Fernando Teixeira Vitienes (C. Cántabro). Amonestó a los locales
Filipe Luis (m. 43), Miranda (m. 44) y Gabi (m. 80) y a los
visitantes Gurpegui (m. 12), Íñigo Pérez (m. 36) y De Marcos (m.
90).
Incidencias:
partido correspondiente a la segunda jornada de Liga en Primera
División, disputado en el estadio Vicente Calderón ante unos 35.000
espectadores. Laura López, medalla de plata en waterpolo en los
Juegos Olímpicos de Londres 2012, hizo el saque de honor del
partido.
Non
ho potuto vedere la partita. Ho seguito con trepidazione via internet
il suo svolgersi e ho letto attentamente le invero contradditorie
sintesi che ne sono state fatte su giornali online e blog di
appassionati.
Mi
limiterò pertanto a poche considerazioni generali che investono
anche l'estate biancorossa, in attesa di un post che analizzi la
strategia di mercato e che giocoforza scriverò dopo la fine di
agosto, stante la situazione ancora in forte evoluzione.
Bene
Arda
nel nuovo ruolo di trequartista, con contorno di gol spettacolare
probabilmente dovuto anche alla posizione più vicina alla porta e al
minor dispendio di energie rispetto alla fascia. Chi continua a
chiedere Diego forse non ha ben presente cosa avrebbe fatto il
brasiliano in questa situazione: portare palla e basta, incaponendosi
in inutili dribbling.
Bene
anche l'esordio di Oliver
e Kader,
che torneranno utili nel prossimo futuro, anche se più il primo del
secondo. Credo, a proposito, che il ricorso alla cantera sarà una
necessità nel corso della stagione, vista la rosa ristretta voluta
da Simeone.
Male
Adrian,
cui le Olimpiadi non hanno giovato e forse neanche la querelle sul
ritocco del contratto. In fondo, una sola stagione a buoni (e
sottolineo buoni, andatevi a rileggere la pagella di fine anno)
livelli dovrebbe spingere più a volersi confermare che a battere
cassa, ma forse la mia idea di calcio è retro.
Male
l'ennesimo gol nei primi
minuti e su calcio d'angolo,
ormai un must che francamente ha rotto (…), e che ha costretto ad
una gara in salita contro un avversario non facile.
Per
il resto, vanno segnalati Falcao
ancora addormentato, Rodriguez
ancora spaesato anche se promettente, Silvio
lontano dal giocatore intravisto all'inizio dell'anno scorso, la
difesa
interamente rivoluzionata per un inedito modulo a tre, il solito
penoso doble pivote,
cui la presenza di Tiago al posto di Mario non apporta assolutamente
un grammo in più di qualità e toglie dinamismo.