venerdì 31 ottobre 2014

Espanyol, Malmöe, Getafe: avanti piano


Una serie di impegni mi ha impedito di aggiornare il blog con regolarità. Poco male, perchè la pausa forzata mi ha permesso di analizzare con calma le partite della settimana passata secondo una prospettiva differente da quella cronachistica: una visione di medio periodo, da settimanale o da quindicinale, diciamo così.
Il commento più adeguato è stato ancora una volta, manco a dirlo, quello di Simeone, che ha archiviato la settimana come positiva grazie alle tre vittorie e all'assai positivo bilancio tra gol fatti (otto) e subiti (zero). Tuttavia il Cholo sa benissimo che c'è ancora molto da fare, visto che il gioco latita e che le strategie finora applicate per ovviare a queste mancanze si sono rivelate quantomeno deficitarie.
Le tre partite, in questo senso, sono molto più simili di quanto sembrino all'apparenza. Ne esce infatti il ritratto di una squadra che, per quanto si sforzi, fatica a giocare un calcio propositivo e a sbloccare la gara, per lunghi tratti della gara governa la palla con lentezza e non arriva, di conseguenza, alla porta avversaria. Segnare è maledettamente difficile, quest'anno, e anche la fluidità della manovra è quasi inesistente. Con l'Espanyol, in una delle versioni più dimesse che io ricordi, il primo tempo è passato al piccolo trotto, fino al gol su calcio d'angolo; contro il Malmoe, il copione è stato molto simile, anche se “impreziosito” da un numero superiore di occasioni da rete sbagliate.
Per di più, una volta passato in vantaggio, non sempre l'Atletico riesce a difendersi con scioltezza: il secondo tempo col Getafe ha mostrato infatti una squadra in affanno, ammassata sulla propria trequarti nel tentativo confuso di mantenere l'esile vantaggio, tentativo riuscito per un soffio.
La mia impressione è che Simeone avesse in mente un progetto ben preciso, assai diverso da quello incentrato su Costa, ma che, finora, non gli sia riuscito di proporlo per le difficoltà incontrate dai nuovi acquisti, per la condizione precaria di alcune pedine fondamentali e, da ultimo, per la forma mentis ormai assunta dalla squadra. L'Atletico infatti fatica incredibilmente non tanto a tenere la palla, ma a sviluppare con essa un gioco veloce e ficcante, ad arrivare in velocità nell'area avversaria. Mandzukic è lentissimo, Koke e Arda paiono essere usciti da poco dal letargo, sulla fascia sinistra la partenza di Filipe ha lasciato una voragine e dei nuovi non c'è praticamente traccia. Fino all'anno scorso, a garantire la transazione veloce verso l'area avversaria ci pensava Costa, abilissimo a svariare come a sfondare fisicamente le difese avversarie, a coprire (almeno fino a metà del campionato scorso, come ho già scritto) e a scattare in profondità facendo reparto avanzato da solo. Il croato è un ottimo attaccante, come dimostra la media realizzativa tenuta in carriera, ma non crea occasioni dal nulla, come faceva il brasiliano: si limita a sfruttare al massimo le palle vaganti nell'area piccola. Quanto a coprire, meno di zero: troppo lento, troppo poco portato a svariare.
Nell'attesa che le nuove pedine crescano di livello, c'è non il nulla, ma quasi: molti gol su palla inattiva (e chi lo fa notare polemicamente non ha capito nulla, visto che fanno parte del gioco e, se fosse così facile segnarli, li segnerebbero tutti), qualche iniziativa individuale e sporadica. Mi pare, in sintesi, che Simeone non avesse nessun piano B e che lui stesso si sia fatto cogliere alla sprovvista dalle (impreviste?) difficoltà dei nuovi: l'insistenza su alcuni giocatori, l'ingiustificato “ostracismo” verso altri e alcuni errori tattici e di schieramento si spiegano così.
La squadra non è più quella dell'anno scorso e non è ancora quella immaginata dall'argentino, motivo per cui ha acuito i difetti che aveva comunque lo scorso anno, senza guadagnare nuovi pregi. Particolarmente preoccupanti continuano ad essere un difetto storico (la difficoltà a creare gioco e a fare interdizione nella zona centrale) e uno riemerso con la partenza di Filipe e col dualismo Ansaldi-Siqueira (la friabilità difensiva sulle fasce). Due difetti tanto noti al Cholo, che già al suo esordio sulla panchina biancorossa aveva cercato di porvi rimedio col famoso 4-1-4-1 della partita di Malaga.
Non è un caso che i dettagli migliori di queste partite siano emersi quando gli avversari erano in difficoltà: nel secondo tempo con l'Espanyol (se possibile, ancora più arrendevole), nella seconda parte col Malmoe (quando è bastato avere un po' più di velocità e di precisione per dilagare) e in buona parte del primo tempo di Getafe.
Motivi di ottimismo, io credo, ce ne sono.
Anzitutto, c'è la volontà di fare gioco, al di là dei limiti oggettivi del centrocampo e della difficoltà nel vincere una forma mentis ormai consolidata (non quella di non fare gioco ma solo di distruggerlo, come dicono commentatori superficiali, quanto quella di non farlo in forma continuativa ma di adattarsi alle infinite pieghe del match).
Poi, la crescita fisica sempre più evidente. Ne sono emblema Koke e Arda, che hanno cominciato la stagione così così ma che cominciano a regalare un contributo più continuativo alla manovra (più lo spagnolo del turco, da sempre assai irregolare).
C'è poi una discreta solidità difensiva, nonostante i problemi sulle fasce. Non siamo ai livelli dell'anno scorso (quando però la percezione è stata, a mio avviso, un po' falsata dai prodigiosi interventi di Courtois, capace di arrivare dove né Miranda né Godin riuscivano), ma comunque Moyà ha finora proposto discrete prestazioni, senza sbavature, e i due centrali sono al livello dell'anno scorso (solo Scolari e la LFP non lo hanno notato...).
Da ultimo, la classifica, sia nella Liga che nella Champions': con tutti i nostri problemi, siamo lì. Con la speranza che, man mano che il nuovo Atletico prenda forma, anche la situazione migliori.


Concludo questo breve excursus con qualche ulteriore nota sui singoli.
Se devo indicare chi sta tenendo fede alle aspettative, non posso che fare tre nomi: Miranda, Godin e Juanfran (quest'ultimo, di fatto, il vero motore del nostro gioco offensivo, al momento).
Ho apprezzato molto anche la prova di Gimenez, anche se non priva di sbavature: un paio di volte si è fatto infilare in velocità; in generale manca della visione di gioco di Miranda e dei suoi lanci lunghi. La sua presenza ha tolo qualcosa al gioco dalle retrovie dei colchoneros. Miranda è, io credo, insostituibile: non veloce ma sempre ben posizionato, non fisico ma abilissimo nell'anticipo, ottimo nel leggere i tempi del gioco, sia offensivo che difensivo. In questo senso, il suo sostituto “testuale” potrebbe essere Alderweireld, un altro abile nel tessere gioco, mentre Gimenez è più simile a Godin, un difensore fisico che talvolta, per eccesso di energia, rischia di commettere qualche errore.
Saúl sta giocando molto bene e, soprattutto, si sta dimostrando fondamentale in questa fase di avvio stentato: il suo dinamismo e la sua qualità tecnica forniscono una variabile di imprevedibilità a un gioco che, senza di lui, risulterebbe (e risulta) statico e prevedibile. Per motivi ignoti, Simeone non lo fa giocare nel doble pivote ma sembra puntare a farne una mezzala, secondo la stessa logica che lo ha guidato nella maturazione di Koke. Non sono molto d'accordo, anche perchè sono giocatori diversi, ma l'allenatore è lui e sa certamente cose che io ignoro.
Infine, due parole sui giocatori che più sono mancati finora, sia pure per motivi diversi: Griezmann e Cerci. Il francese fatica a modificare il proprio modo di giocare, ma resta anche l'altra scheggia di imprevedibilità finora vista in avanti. Certo il suo faticoso adattamento ha un peso enorme nelle difficoltà in avanti della squadra. Cerci ha mostrato qualcosina del suo repertorio proprio contro il Malmoe: in generale, viene visto con una certa sufficienza, soprattutto in Italia, ma in realtà lo scopo per cui è stato preso è molto chiaro: accompagnare, insieme col francese, il pallone verso Mandzukic, che sfruttarne la stazza per infilarsi in area dalla trequarti. Di tutto questo, però, non si è ancora visto nulla o quasi.


In conclusione, per ora ci siamo, sia pure in parte nonostante alcune scelte discutibili del Cholo. Credo che si vedrà una squadra definita, chiara e integrata a partire da fine dicembre, quando potremo cominciare a valutare gli obiettivi realisticamente alla portata quest'anno.

domenica 5 ottobre 2014

Valencia – Atletico Madrid 3-1: naufragio


Ci sono momenti, nella vita, in cui si resta senza parole. Capitano avvenimenti impensabili, nella sostanza e nella forma, e si resta così, sospesi, ad osservarne le conseguenze senza neppure poterne registrare l'atto generativo. Nel calcio, poi, il replay, impietoso, ripropone continuamente, da mille angolazioni, ciò che è accaduto, senza lasciare scampo alla nostra mente: è avvenuto, guarda, non ci sono possibilità di fuga dalla realtà, vedi? Non c'è speranza di annacquare il tutto col velo sfocato della memoria.
Ieri, di fronte all'incredibile disastro combinato da Miranda, sono rimasto così. Vedevo e rivedevo, ma non capivo. Possibile? Possibile che un difensore intervenga in questo modo su un pallone destinato al portiere? Possibile che il portiere non chiami la palla o lo faccia in maniera così timida da non essere sentito? Possibile che il brasiliano, per respingere la palla, non scelga una traiettoria opposta a quella da cui proviene la palla, per la più semplice delle respinte, ma si inventi un orrendo tocco beffardo chiaramente destinato nell'angolino? Possibile, sono arrivato a chiedermi, che lo abbia fatto apposta? Perchè altro senso non trovo: cosa voleva fare? Trasformare un innocuo spiovente in calcio d'angolo? Appoggiare a Moyá, con un inutile rischio?
Ero ancora stordito, e i colchoneros con me, che ancora il Valencia faceva quel che voleva sulla nostra trequarti, approfittando della incredibile staticità dei nostri difensori e centrocampisti centrali, e insaccava il secondo. Miranda pareva di sasso, Godin un semplice passante, Jesús Gámez un perfetto estraneo dal passo d'anziano; Siqueira era lentissimo nel chiudere, Tiago faceva uno scatto ma poi rallentava, Gabi neppure quello. Da non poterci credere...
Pochissimi minuti e il Valencia ci puniva su calcio d'angolo, vale a dire sulla specialità della casa. Moyá, già complice sul secondo gol, non si muoveva neppure, e così Tiago, ormai abbonato alla difesa allegra sui corner (ricordate la finale di Champions'?).
In tredici minuti il Valencia ci aveva polverizzato, allargando il gioco sulle fasce per disarticolare poi la nostra difesa puntando agli inserimenti tra centrale e terzino, sfruttando anche e soprattutto lo storico “ventre molle” dei colchoneros nella zona centrale del centrocampo. Una strategia efficace ma non particolarmente originale, alla quale Simeone avrebbe dovuto opporre una qualche contromisura.


Ora, non c'è dubbio che a questo punto della stagione, con tre partite fondamentali in sette giorni e un gioco ancora da trovare, una sconfitta a Valencia, contro un avversario lanciato che può permettersi un'intera settimana per preparare il match, potesse essere messa in preventivo. Tuttavia, questo non era proprio il modo. Che Jesús Gámez ammetta che la squadra non abbia cominciato con la giusta concentrazione, a questo punto, fa solo arrabbiare.
Per cui, scusate, non riesco proprio a credere che, se Siqueira avesse segnato il rigore che ha invece tirato in maniera orrenda, la partita avrebbe potuto finire diversamente. Saremmo stati sul 2-3 con 45 minuti ancora da giocare e contro un avversario che, alla fine, non ha impressionato più di tanto. Ma non saremmo comunque riusciti a combinare granché, visto che il secondo tempo è stato giocato con calma olimpica e non con il furore che ci si sarebbe aspettati.
A questo punto, la vittoria contro il Siviglia è stata abbondantemente vanificata: gli andalusi ci sono di nuovo davanti, Celta e Real Madrid potrebbero esserlo entro la fine della serata. Da terzi (e possibili secondi), siamo quarti e possibili settimi.
Partido a partido, d'accordo. Però un po' di coerenza sarebbe gradita, please.


Note positive
Nessuna


Note negative
Simeone: potrei citare tutta la difesa e la quasi totalità degli altri scesi in campo, ma forse sarei ingiusto. Come quando vincevamo, la responsabilità è nel manico. A che gioco giochiamo? Chi lo sa. Chi è deputato a tirare i rigori, visto che in campo si litiga per farlo e poi li si sbaglia? Chi lo sa anche qui. Quali movimenti dovrebbe fare Mandzukic, a parte prenderla di testa e fare su e giù a piccolo trotto sull'asse centrale? Chi lo sa, di nuovo. E Griezmann, in che ruolo dovrebbe giocare? Idem. A cosa serve Cerci? Ignoto. Chi è il titolare della fascia sinistra, Siqueira o Ansaldi? Quale gioco si intende proporre per valorizzare un centravanti efficace ma tremendamente statico? E davvero il croato era il prescelto del Cholo, che pur di averlo ha rinunciato al sostituto testuale di Diego Costa, cioè Lukaku? Dov'è finita la compattezza difensiva dello scorso anno? Perchè abbiamo giocato in (relativa) scioltezza solo contro squadre che corrono meno di noi? E perchè queste squadre, finora, sono state solo due (Real e Siviglia)? Ieri, secondo Simeone, abbiamo fatto errori che raramente commettiamo. Bene, allora perchè la stessa cosa è stata detta per la partita con l'Olympiakos e quella contro il Celta? Perchè, insomma, oltre a un gioco non abbiamo neppure una continuità né un undici definito? Ieri, per raddrizzare la barca, non si è trovato niente di meglio che mandare in campo tutti i giocatori offensivi in panchina, senza logica alcuna se non sperare nella sorte. Cosa sono questa insicurezza e questa sfiducia?
Società: non si era mai vista una squadra giocare il mercoledì sera in Europa e il sabato pomeriggio in campionato. Nessuno ha da dire niente, a riguardo? E della vergognosa campagna di stampa sull'Atletico “violento”, che ci frutta un'ammonizione ogni quattro falli, mentre ad altri tutto è permesso, la società cosa dice? Possibile che l'allenatore avversario, giorni prima della partita, possa invitare l'arbitro a tenerci d'occhio e a non permetterci i soliti falli violenti, e nessuno abbia nulla da dire? E che il pullman della squadra venga accolto a Valencia da un fitto lancio di bottiglie e lattine, anche di questo nessuno ha niente da dire? Insomma, c'è qualcuno al Calderon, oltre ai commessi del negozio ufficiale?




Valencia: Alves; Barragán, Mustafi, Otamendi, Gayá; Javi Fuego, André Gomes (Felipe Augusto, m. 70), Parejo; Rodrigo, Piatti (Orban, m. 61) y Alcácer (Feghouli, m. 74).
No utilizados: Yoel; Joao Cancedo, De Paul y Carles Gil.

Atlético: Moyà 4; Gámez 5, Miranda 3, Godín 5, Siqueira 4; Gabi 5, Tiago 6,5 (Raúl García, m. 72 5); Arda 5 (Raúl Jiménez, m. 68 4), Griezmann 5 (Cerci, m. 65 4,5), Koke 6; y Mandzukic 5,5.
No utilizados; Obalk; Saúl, Juanfran y Giménez.



Goles: 1-0. M. 5. Miranda en propia puerta. 2-0. M. 8. André Gomes marca de zurda tras adentrarse en el área de Moya. 3-0. M. 13. Otamendi de cabeza a la salida de un córner. 3-1. M. 28. Mandzukic recoge de cabeza el rechazo a disparo de Tiago.
Árbitro: Teixeira Vitienes. Expulsó en el minuto 90 a Cerci por doble cartulina amarilla. Amonestó a Andre Gomes, Parejo, Javi Fuego y Gayá.
Unos 53.000 espectadores en Mestalla.

giovedì 2 ottobre 2014

Atletico Madrid - Siviglia 4-0 e Atletico Madrid – Juventus 1-0: i puntini sulle i


Se c'è una colpa che non potrò mai perdonare alla famiglia Gil, è quella di averci ridotto, per lunghi anni, a controfigure di noi stessi. La macchietta di un grande club, un qualunque nobilastro che parla delle glorie di famiglia mentre vende l'argenteria sottobanco.
Anni di ruberie, di calcio vergognoso, di giocatori improbabili e di conseguenti campionati anonimi, quando andava bene, o sul filo della retrocessione se non peggio, quando andava male, hanno fatto sì che, per molti anni, tutti si sentissero in dovere di guardarci dall'alto in basso, di snobbarci, di trattare il nostro pur impolverato blasone con sufficienza e arroganza.
Ancora oggi che, grazie al Cholo Simeone (e a lui solo, taccio di una dirigenza che continua a fare pena e a mettere a rischio la sopravvivenza del club. Leggere qui per credere, ma presto scriverò anch'io un pezzo su questa fogna), abbiamo ripreso il nostro ruolo in Spagna e in Europa, questa patina sopravvive: ogni nostro risultato sembra sempre estemporaneo, ogni conquista non un ulteriore gioiello incastonato nel nostro percorso, ma il frutto del caso e della ruberia.
Noi non abbiamo alcuno scopo, sul campo da calcio, che non sia picchiare i nostri avversari! Anzi, ignoriamo completamente tattica e tecnica! Di più, segniamo solo su palla inattiva (orrore!!!)! Il nostro allenatore è solo un gran motivatore che vince perchè ha fortuna, non perchè di calcio (e psicologia) ne capisce! E via sdottorando, perchè i calci di rigore altrui sono sempre meritati e i nostri no, le ammonizioni dei nostri sacrosante e quelle altrui frutto delle nostre subdole provocazioni. Da dove credete che nasca questo continuo coro a mezzo stampa? Solo dal fatto che diamo fastidio perchè non consegnamo la Liga alle solite due e la Champions' a corazzate dalla dubbia solidità finanziaria?


Non stupisce quindi che, non appena viviamo momenti di appannamento, tutti si sentano autorizzati a proporsi come candidati ben più autorevoli di noi alla Liga o alla Champions', anche squadre che hanno in carniere un solo titolo spagnolo vinto quasi 70 anni fa o club che non vedono non dico una finale, ma neppure un passaggio agli ottavi da più tempo di noi.
Se c'è un aspetto positivo in queste due vittorie, è quindi senza dubbio che abbiano contribuito a rimettere a posto le cose. Il Siviglia, salito al Calderon con la spocchia tipica della squadra andalusa, ha preso quattro reti ma ne avrebbe potute prendere almeno il doppio. Soprattutto, ha rimesso bene in fondo alla valigia illusioni improponibili, quali quella di poter lottare per la Liga e di esserci superiore. La Juventus si è per l'ennesima volta resa conto che l'Europa non è l'Italia e che fuori dai nostri confini si gioca un calcio molto più tonico e organizzato, nel quale niente può essere lasciato al caso e le sbavature difensive si pagano care, diversamente dal campionato italiano. Se poi a Torino vogliono chiamare le cose con un altro nome (gioco duro), facciano pure: la partita è stata brutta e anche cattiva (e chi lo nega), ma ha vinto chi ha tirato in porta almeno una volta e non ha commesso alcun errore difensivo.
Speriamo che la settimana si concluda mettendo in riga anche l'altra squadra che, complici i successi del decennio in cui noi siamo sprofondati nella vergogna, continua a ritenersi la legittima terza forza di Spagna, vale a dire il Valencia.
La Storia dice chiaramente questo: dietro a Real Madrid e Barcellona (rigorosamente in questo ordine), il terzo posto spetta a noi o all'Athletic Bilbao. Punto. Tutto il resto sono elucubrazioni da salotto, sicuramente favorite da un venticinquennio, quello a marca “famiglia Gil”, nel quale campionati anonimi e retrocessioni ci hanno tolto, ad esempio, il terzo posto nella classifica assoluta per punti della Liga (a favore del Valencia, per l'appunto). Numero dei trofei e seguito popolare, però, non lasciano dubbi, così come la logica: molti punti danno lustro se si accompagnano ai trofei, non ad eterni piazzamenti alle spalle dei vincitori.


Quanto alla Champions', la partita di ieri ha fatto giustizia sia della incredibile sconfitta di Atene che della sicumera con cui in Italia si dava per acquisito uno status europeo per la Juventus. Di fatto, il girone ricomincia da capo, dopo aver dimostrato alcune cose: l'Olympiakos non è niente di che, soprattutto lontano da Atene; un Atletico in ricostruzione vale tanto quanto una Juventus già strutturata; il calcio italiano è ben lungi dall'essere competitivo in Europa (visto il penoso Manchester City, il risultato più significativo mi pare la sconfitta di misura dei bianconeri), il Malmoe può risultare impegnativo, anche ostico, ma pericoloso proprio no. Lo paragonerei all'Austria Vienna della scorsa edizione.


Tuttavia, restringendo il campo alle nostre faccende, che è quanto qui più ci interessa, credo che nelle due partite, pur così diverse, si siano potuti riconoscere aspetti positivi e negativi.
Tra gli elementi positivi segnalo senza dubbio le ottime prestazioni di Juanfran, ottimo nella spinta e soprattutto assai preciso in fase di assistenza, e di Saúl, il cui dinamismo credo diventerà imprescindibile. Bene anche Tiago, particolarmente lucido e ispirato nella gestione della manovra a medio raggio: come abbiamo già detto, non è un regista, quindi non eccelle in visione straetegica ma è ottimo negli aspetti tattici della gara, vale a dire, “ripulitura” di palle “sporche” e vaganti a centrocampo, oltre che nella copertura posizionale della difesa e negli inserimenti da dietro. In crescita Koke e Arda, che si segnala per i gol pesanti e lo spirito di sacrificio, tanto più che spesso se ne stava là davanti tutto solo in attesa di essere raggiunto da qualche compagno.
Al contrario, gli elementi negativi si mantengono inalterati: Ansaldi e Siqueira non sono Filipe, non spingono con la stessa costanza, non difendono allo stesso modo. Poi Mandzukic, che lotta e si danna l'anima, ma resta lentissimo ed efficace solo se assistito da una squadra che, al contrario, non ha ancora un gioco offensivo di un qualsivoglia tipo. E qui arriviamo al punto: Simeone ha proposto un 4-5-1 piuttosto inusuale, con Tiago mediano, Koke e Saúl mezzeali e Arda e Raul Garcia ai lati, impegnati a uscire in pressing a turno sui difensori bianconeri. Il navarro, poi, tagliava spesso verso il centro per aggiungersi al centravanti croato in area. Nella sua idea, il centrocampo folto, il pressing alto e l'aggiunta di Raul Garcia come torre avrebbero dovuto, io credo, agevolare il gioco d'attacco, anche considerata la possibilità di prendere alle spalle i terzini bianconeri, secondo uno schema classico contro il 3-5-2. I risultati, in ogni caso, sono stati pessimi: i colchoneros, una volta recuperata palla, non sono mai stati in grado di salire, anche perchè è mancata (merito della Juventus) la dinamicità dei tre centrocampisti centrali e i terzini sono stati molto coperti. L'unica volta in cui Juanfran si è sganciato, è arrivato il gol.
Francamente, non capisco perchè il Cholo insista con Raul Garcia a fianco di Mandzukic nel dichiarato scopo di segnare di testa o, almeno servire su palla alta in arrivo dalle retrovie gli inserimenti dei centrocampisti, quando in rosa ha sia Griezmann che Cerci, due in grado di velocizzare e variare il gioco e di sfruttare veramente gli inserimenti. Altri giocatori veloci non ce ne sono, salvo forse Saúl, per cui lo schema di Simeone pare basato più su sensazioni che su dati di fatto oggettivi. In più Raul Garcia è un ben strano tipo di giocatore, perchè rende in modo inversamente proporzionale ai palloni che tocca: di fatto, oltre al gioco senza palla, fa ben poco, tranne apparire dove nessuno se lo aspetta e segnare. Ieri poi, ridotto all'impotenza, era particolarmente falloso e nervoso.
Il gioco offensivo, insomma, è tutto da costruire su presupposti completamente nuovi rispetto al passato: assistere il centravanti e non lasciargli campo aperto. Anche Falcao, altro tipo di giocatore rispetto a Diego Costa, era comunque molto più mobile, imprevedibile e tecnico del croato. Pressing alto o inserimenti dei centrocampisti, il risultato rimane sempre lo stesso: si segna poco. Non inganni la partita col Siviglia, nella quale siamo stati pesantemente aiutati dalla totale nullità degli avversari, secondo copione di Emery quando incontra una grande squadra.
In più, la necessità di raggiungere l'area avversaria in più uomini genera problemi nella tenuta difensiva, aggravati dalla qualità inferiore di chi occupa la fascia sinistra. A sentire i telecronisti, la nostra solidità offensiva è sempre la stessa, ma chi ha visto molte partite sa che non è vero: c'è meno coesione, meno concentrazione, sia di squadra che individuale, in sostanza meno contundenza. Può darsi che questo dipenda dall'appagamento, dalla stanchezza post-mondiale (??) o da chissà che altro, però io credo che debba essere ricondotto alla necessità di arrivare all'area avversari, per cui talvolta i nostri sono o fuori posizione o poco lucidi.


Nel complesso, stiamo crescendo, ma darei molta più fede alla partita (e al risultato...) contro la Juventus che contro il Siviglia. Vale a dire che la strada è ancora lunghissima e, soprattutto, tutta da costruire. Per il momento Simeone si accontenta di limitare i danni e lucrare il massimo dagli episodi (ecco il senso di Raul Garcia), ma è il primo a sapere che dovrà cambiare marcia e schemi.


A conclusione, un paio di note a margine sulla disgustosa telecronaca di Canale 5. “Fischi di paura del Calderon”? “Atletico squadra più fallosa del continente”? “Bravi a fare fallo senza essere visti”? Ma Piccinini ha mai visto una partita dell'Atletico prima di ieri sera? Giusto per la cronaca, sappia che siamo la dodicesima/tredicesima (ora non ricordo) squadra spagnola per numero di falli, di gran lunga dietro al Real Madrid. Poi, chiaro, la campagna di stampa in atto da tempo e arrivata fino in Italia ha fatto e fa in modo che i nostri calciatori ricevano un cartellino per qualunque mossa, però insomma, un po' di onestà intellettuale!
La partita è stata fisica, dura e nervosa, i colchoneros alcune entrate potevano risparmiarsele, però non mi pare che i giocatori juventini ci siano andati leggeri. Hanno recitato all'italiana, questo sì: ad ogni contrasto cadevano fulminati, in puro stile italico, però mi risulta che il calciatore col naso fratturato costretto a togliersi la maschera per i colpi ricevuti non avesse la maglia bianconera.
Certe affermazioni non si possono proprio ascoltare, tanto offendono l'intelligenza, ma ormai dovremmo esserci abituati: qualcuno ricorda una sola telecronaca di partite in cui giocasse l'Atletico in cui non vi fosse chiara antipatia nei nostri confronti, finale di Europa League 2012 compresa? Ecco, figuratevi quando giochiamo contro squadre italiane...

venerdì 26 settembre 2014

Almeria – Atletico Madrid 0-1: gli assurdi del calcio

È proprio vero che nel calcio, come nella vita, non si può mai dire. Cosa c'è di più assurdo del fatto che il peggior Atletico dell'era-Simeone riesca proprio là dove gli uomini del Cholo, negli anni scorsi, avevano sempre fallito, cioè vincere ad Almeria.
Questa volta il compito è stato facilitato da un atteggiamento veramente rinunciatario da parte dei padroni di casa, ma è comunque stato molto difficile comunque, stanti gli enormi problemi dei colchoneros, che proprio non riescono ad elaborare un gioco offensivo convincente.
Discretamente compatti sul piano difensivo, vale a dire autori di una prestazione pari al livello medio espresso l'anno scorso, i biancorossi hanno comunque faticato enormemente a creare occasioni da rete. 
 
Ancora una volta, alla fine, ha segnato un difensore (il pichichi Miranda, chi l'avrebbe mai detto...) e, di nuovo, su calcio d'angolo. Non sono il tipo che si scandalizza per questo tipo di vittorie, sia chiaro: anzi, qualcuno dovrebbe spiegarmi perchè segnare su calcio di rigore generoso (…) o non avere uno straccio di gioco ma dare la palla a cristiano ronaldo perchè faccia qualcosa contro difensori imbarazzanti sia lodevole, mentre portare a casa tre punti su calcio d'angolo no. C'entra forse la maglia bianca e non biancorossa? O forse il rigore non è “palla inattiva”? Altri assurdi del calcio, appunto.
Per il momento mi accontento di rimanere in scia ai primi, sia pure in qualche modo, in attesa che nuovi acquisti e vecchi guerrieri stanchi e fuori forma ritrovino il livello di cui sono accreditati.
Anche perchè, se fosse veramente così facile segnare su calcio d'angolo, lo farebbero tutti e non mi pare che accada. Anzi, l'Atletico segna sempre in due o tre modi (l'altro giorno nel modo più classico: pallone spiovente sul primo palo per gol in torsione del difensore), ma nessuno sembra riuscire a trovare le contromisure adatte a bloccare un'azione che, in fine dei conti, sembra ripetitiva e prevedibile.
Poi perchè non si arriva al traguardo di 100 vittorie in 156 partite jugando a nada, come amano dire i detrattori del Cholo. Anche qui, non mi pare che la miriade di squadre senza gioco che vedo vincano così tanto. E neppure molte delle squadre accreditate di scintillanti meraviglie a mezzo stampa.

In realtà, mi godo la vittoria di misura, questo misero brodino caldo, alla luce anche della gemma che tutti abbiamo scoperto in questa partita: Saúl, il giovane canterano il cui ingresso ha chiaramente dato la scossa alla squadra, grazie alla sua dinamicità e alla sua capacità di legare tra loro centrocampo e attacco. Senza di lui non so come sarebbe finita la gara, forse con un pareggio non del tutto immeritato da parte dei colchoneros. Perchè, complice anche l'assenza forzata di Mandzukic, lì davanti nessuno ha ancora capito a che gioco si voglia giocare. Contro l'Almeria il Cholo ha proposto un Raul Garcia seconda punta e un Griezmann alla Diego Costa, pugnale lanciato nelle retrovie avversarie, per un sostanziale 4-4-1-1 in fase d'attacco e 4-5-1 in fase di non possesso. L'esperimento è sostanzialmente fallito: il francese, che non ha l'esuberanza fisica del brasiliano, non si è espresso ai suoi livelli, anche e soprattutto perchè ha bisogno di un compagno di cui sfruttare stazza (nel caso di Mandzukic) e/o tecnica (nel caso, l'anno scorso, di Vela). Questo compagno non può essere Raul Garcia, almeno non nella sua posizione naturale, perchè è troppo lento e, anche per questo, non agisce da punto di riferimento naturale in avanti. Mi lascia anche molto perplesso questa mossa del Cholo, di riproporre la tattica asfittica dell'ultimo scorcio dell'anno scorso, quel palla a Costa (liberato da compiti difensivi per non danneggiarne la lucidità) che allora si spiegava con la necessità di preservare le poche energie della squadra e con la sparizione di Villa e Adrian, ma che oggi non mi pare avere senso. Non vedo neppure il senso di dosare tanto Griezmann e Cerci, ma mi fermo qui: viste le polemiche seguite ai legittimi fischi del Calderon durante la partita col Celta, non vorrei essere additato anch'io tra gli ingrati verso il Cholo.
Scelte discutibili, cambi insensati, nervosismo e fastidio per le critiche: c'è qualcosa che non gira, in questo momento. Fortuna che la classifica ci concede un po' di respiro.


Note positive
Miranda: la sua freddezza sottoporta sui corner è incredibile. A questa si aggiunge un ottimo lavoro sul piano difensivo.
Saúl: lega splendidamente centrocampo e attacco, dimostrando non solo buona capacità di interdizione, ma anche grande abilità nello scegliere i tempi per gli inserimenti in avanti. I suoi scambi, di palla e di posizione, con Koke sono tra le cose più belle viste in questa gara.

Note negative
Mario Suarez: raccapricciante. Non riesco a trovare altri aggettivi. In avanti è nullo, anche grazie alla mobilità di un paracarro; in interdizione abbandona spesso e volentieri Tiago, perchè rientra con estrema lentezza e, in generale, è quasi sempre fuori posizione. Nessuna visione di gioco, nessun senso della posizione, un senso tattico inversamente proporzionale ai milioni che Inter e Napoli vorrebbero sganciarci per prenderlo: vendiamolo e non pensiamoci più.
Arda: a metà del secondo tempo si intestardisce in un'azione personale senza senso, finendo per sprecare una ghiotta occasione sparando la palla contro al portiere invece di passare al centro verso un Cerci tutto solo davanti alla porta spalancata. Qui c'è tutta la partita del turco: indolente, velleitario e poco lungimirante.




Almería: Rubén; Ximo Navarro, Trujillo, Mauro dos Santos, Mané; Verza, Fran Vélez (Soriano, m. 63), Azeez; Wellington Silva (Edgar, m. 73), Zongo; y Hemed (Thievy, m. 63).
No utilizados: Julián; Míchel, Soriano, Quique, Teerasil

Atlético: Moyá 6, Juanfran 6,5, Miranda 7,5, Godín 7, Siqueira 6,5; Arda 5 (Gabi, m. 83 sv) Mario 4 (Saúl, m. 46 7,5), Tiago 6,5, Koke 6,5; Raúl García 5,5; y Griezmann 5,5 (Cerci, m. 67 5,5).
No utilizados: Oblak; Ansaldi, Giménez y Raúl Jiménez.


Gol: 0-1. M. 58. Miranda, de cabeza, a saque de esquina botado por Koke.
Árbitro: Gil Manzano. Amonestó a Godín, Arda, Siqueira, Miranda, Jonathan. Mauro dos Santos y Zongo.
Unos 10.000 espectadores en el estadio de los Juegos Mediterrráneos.

domenica 21 settembre 2014

Atletico Madrid – Celta 2-2: all'improvviso, degli sconosciuti...


Sono settimane che convivo con una sensazione fastidiosa, quella di non riconoscere più elementi che ormai ritenevo familiari e consolidati. Guardo le partite dell'Atletico e non riesco proprio a capire: ma chi sono quei tizi che corricchiano per il campo con la maglia a strisce biancorosse e i pantaloncini blu?
Non è tanto la sensazione di straniamento che ho quando dirigo lo sguardo alla porta, o alla fascia sinistra, o ancora là davanti, dove l'anno scorso torreggiava la figura di Diego Costa. Chi occupava queste tre posizioni, per scelta o costrizione, se n'è andato, sostituito in maniera non proprio adeguata da altri calciatori. Altre facce, altre movenze, altra abilità. Qui so, e mi aspettavo, che la qualità si è abbassata e che, in ogni caso, bisognerà avere pazienza.
Il problema sorge quando osservo altrove. Per esempio, chi è quel tizio dalla faccia di Gabi che si trascina per il campo, senza l'abituale mordente, senza la solita aggressività? Sarà Gabriel Fernandez, in arte (??) “Gabi”, veramente? O una sua scarsa controfigura comprata di nascosto da questa società dai conti opachi e dalle operazioni mai chiare? E lì, al centro della difesa, sarà veramente quel famoso mastino di Godin quel calciatore che, con la sua marcatura debole e lassa, permette a un avversario di segnare un gol fantastico e fortunato di tacco? Perchè il Godin che ricordo io non avrebbe mai e poi mai lasciato andare un pallone supponendo che fosse irraggiungibile, ma se ne sarebbe sincerato asfissiando l'avversario fino a che la palla non fosse uscita. E quell'altro, quello che sembra Miranda, è veramente lui? No, perchè non è da lui farsi trovare spesso fuori posizione, né procurare un rigore “da pollo” abboccando alla finta di un avversario. Nè è da lui allungarsi troppo la palla sul rinvio fino a farla uscire in fallo laterale regalando così una rimessa agli avversari. Ed è Arda Turan quel tipo barbuto che ogni tanto, con l'aria di chi ci fa comunque un regalo, concede qualche delizioso tocco cui seguono minuti e minuti di abulia? Perchè io mi ricordo un giocatore certamente poco continuo, ma capace almeno di sacrificarsi in copertura e comunque capace, nelle giornate di grazia, di caricarsi la squadra sulle spalle o, almeno, di fornire palloni illuminanti, magari pochi ma illuminanti, ai compagni. Chi è questo tizio che, ogni volta che va a battere un corner, spreca la palla in modi osceni? Fateci caso, l'Atletico segna o comunque si rende pericoloso su palla inattiva solo se a tirare sono Koke (principalmente) o Gabi. Mai col turco. Mai. Chi è questo supposto turco che gioca nella propria piccola mattonella sulla sinistra e non si sforza mai ma proprio mai? Io non lo so.
Chi sono questi calciatori sempre in ritardo sulla palla e nelle chiusure, sempre poco disposti a mordere le caviglie avversarie, capaci solo di tirare addosso ai portieri avversari e farli così sembrare tutti dei fenomeni, tutti indistintamente; disposti a fornire buoni scampoli di football d'attacco ma non ad accompagnarli alla abituale attenzione difensiva? Chi sono questi tizi vestiti di biancorosso che si permettono errori su errori difensivi, sia collettivi che individuali?


Ma, soprattutto, chi sono quei signori che vedo, uno in panchina e uno in tribuna, agitarsi senza senso e proporre cambi e formazioni a casaccio? Perchè uno somiglia al Mono Burgos e l'altro al Cholo Simeone, ma mi è chiaro che non possano essere loro. Come è possibile che le persone che l'anno scorso hanno concesso poco o nulla a Guilavogui e Leo Baptistao perchè non avevano lo stesso livello dei compagni, e che quest'anno tengono in naftalina Griezmann e Cerci, continuino a dare minuti a un messicanino dai denti da latte che, nelle intenzioni di non si sa chi, dovrebbe sostituire Mandzukic e, soprattutto, è stato pagato come un giocatore fatto e finito?
Questo Raul Jiménez magari un giorno si farà, però per adesso è lento, impreciso, incapace di smarcarsi, poco o nulla reattivo, ignorante di qualunque movimento laterale, totalmente privo di carattere e di abilità tattica. Davvero è meglio di Leo Baptistao? Perchè non mi pare che per il giovane brasiliano (che, per la cronaca, ha due anni meno di lui) il Cholo se ne sia uscito ai tempi sostenendo che bisogna aver pazienza e che non deve dar conto delle sue scelte ai tifosi.
Eh no, caro Diego Pablo, invece questa me la spieghi. Perchè, come socio, anche io ti pago lo stipendio. Perchè ti ho sempre sostenuto. Perchè vedo che Cerci non gioca perchè non è inserito nei meccanismi della squadra. Che Griezmann gioca poco perchè non è ancora in condizione. E mi può anche star bene. Ma poi questo messicano che pare proprio una mezza tacca, e poi magari non lo sarà, gioca sempre anche se i meccanismi difensivi e d'attacco dei suoi compagni gli sono ignoti e la sua condizione fisica è carente. Non ti sei comportato così con Guilavogui, con Leo Baptistao, con Fran Merida, con Alderweireld e con molti altri, anche già in rosa. Non ti stai comportando così con Saùl.
Perchè, caro Diego Pablo, delle due l'una: o è così lento perchè il lavoro che gli hai fatto fare lo ha sfiancato, e allora deve lasciar spazio a Griezmann e Cerci; o è così lento per natura, e allora che al suo posto giochi Raul Garcia, uno lento ma che almeno difende e si fa trovare al posto giusto nel momento giusto.
Oppure non è vero che l'hai voluto tu, come non è vero che Mandzukic ti stava bene, perchè non ti vedo insistere nel costruire una squadra intorno alle caratteristiche del croato: altrimenti gli affiancheresti gente veloce e non compagni d'attacco lentissimi, mentre le stelle del nostro mercato languono in panchina attendendo chi sa cosa.
Poi, caro Diego Pablo e cari ragazzi, non preoccupatevi: io non pretendo che vinciate. Sono convinto che questo sarà un anno di transizione, nel quale non faremo granchè ma in cui getteremo le fondamenta per il futuro. A ben vedere, una coppetta l'abbiamo messa in carniere meno di un mese fa e, con un po' di fortuna, magari la Coppa del Re arriviamo a giocarcela.
Però vorrei guardarvi in faccia e riconoscervi, questo sì. Vorrei guardare una vostra partita e sapere cosa sta passando nella mente del vostro allenatore, continuare a indovinarne le sostituzioni e a riconoscere quando sta per arrivare il momento in cui segnerete. Un tempo mi riusciva sempre, davvero. Ora vi guardo e mi sembra di essere diventato improvvisamente cieco. Eppure non credo di essere cambiato, quindi probabilmente è a voi che è accaduto qualcosa.
Dove siete, ragazzi? Dove sei, Mono? E, soprattutto, dove sei Cholo?
Mi mancate tanto. Davvero.


Note positive
Griezmann: accende la luce ogni volta che tocca la palla. Tagli, aperture, movimenti a smarcarsi, tiri, assist al bacio (un pallone di esterno mette Ansaldi a tu per tu col portiere avversario). Imprescindibile per tutti e infatti il Calderon esplode al momento della sua incomprensibile sostituzione.
Juanfran: la giocata insensata grazie alla quale lui e Moyà quasi confezionano un autogol tragicomico rientra nel discorso sulla strana perdita d'identità di questa squadra. Però fa la sua parte in avanti, con inserimenti e cross a ciclo continuo, e dietro, reggendo la baracca dalla sua parte.


Note negative
Gioco: si vedono sprazzi di bel gioco, combinazioni d'attacco, una occupazione militare della metacampo avversaria, il che fa ben sperare. Purtroppo, però, si accompagnano a una inconsueta mollezza nei contrasti, nel disturbo delle linee di passaggio avversarie, nel gioco difensivo senza palla. Certo, si può anche vedere solo il bicchiere mezzo pieno e parlare di pura e semplice sfortuna, qui e ad Atene: in altri tempi avremmo vinto ieri e almeno pareggiato in Grecia, anche rifacendo gli stessi errori. Però la fortuna va aiutata: finchè correvamo, eravamo fortunati; appena abbiamo smesso, la fortuna ha guardato altrove.




Atlético: Moyá 6; Juanfran 7, Miranda 6, Godín 6, Ansaldi 6,5; Turán 6, Gabi 5, Tiago 5,5, Koke 6,5; Raúl Jiménez 4 (Cerci, m. 81 sv), y Griezmann 7,5 (Raúl García, m. 68 5,5).
No utilizados: Siqueira, Mario Suárez, Oblak, Saúl y José Gimenez.


Celta: Sergio Álvarez; Hugo Mallo, Cabral, Fontás, Planas; Álex López (Nolito, m. 45), Radoja, Krohn-Dehli (Jony, m. 88); Orellana, Larrivey, y Pablo Hernández (Gómez, m. 70).
No utilizados: Borja Fernández, Charles, Rubén Blanco y Madinha.



Goles: 0-1. M. 18. Pablo Hernández. 1-1. M. 30. Miranda. 2-1. M. 40. Godín. 2-2. M. 52. Nolito (p).
Árbitro: Juan Martínez Munuera. Amonestó a Cabral, Orellana, Miranda y Gómez.
Vicente Calderón, unos 50.000 espectadores.

giovedì 18 settembre 2014

Olympiakos – Atletico Madrid 3-2: alti e bassi


Una delle poche cose sicure della Champions' è che, nella fase a gironi, è fondamentale iniziare bene e non perdere punti contro avversari diretti. L'Atletico torna da Atene non solo con una sconfitta che inevitabilmente genera molte difficoltà in vista del passaggio del turno, ma anche con una prestazione francamente sconcertante.
Ciò che più disorienta è che il punto di forza dell'anno scorso, la solidità difensiva, non si è assolutamente visto ad Atene. Non è tanto questione degli errori, non clamorosi ma comunque imperdonabili, di Oblak, quanto invece di una incomprensibile mancanza di attitudine difensiva, del tutto inedita negli anni del Cholo.
Nè basta a tranquillizzarmi l'idea che anche le altre squadre avversarie debbano recarsi ad Atene, un ambiente sicuramente ostile sotto tanti punti di vista (bolgia sugli spalti; ammonizione a Gabi dopo un minuto per fallo tattico, naso rotto per Mandzukic senza nessuna conseguenza per i greci subito dopo: un inizio da trasferte “calde” degli anni '70), perchè non è che l'Olympiakos mi sia sembrato un granché. In fondo, la sensazione netta è stata di una partita che l'Atletico avrebbe potuto vincere in qualunque momento, anche dopo gli errori marchiani che hanno generato le tre reti, quindi non credo che i greci potranno più di tanto mettere in difficoltà la Juventus.


Mi spaventano la mancanza di solidità dei colchoneros e, forse ancora di più, l'impressione che si navighi a vista, alla ricerca di soluzioni tattiche che non sono ancora state elaborate. Un tempo, in una situazione simile, i biancorossi avrebbero almeno colto un pareggio, oppure avrebbero vinto “di fortuna”. L'altra ser invece, pur rimanendo praticamente sempre in partita, hanno fatto di tutto per perdere.
Voglio credere che sia stata una serata storta, l'unica finora nella quale alla povertà del gioco si sia unita anche una certa allegrezza difensiva, ma non ne sono così sicuro. Come ho detto, mi pare che si navighi a vista, tra giocatori che non sono ancora entrati in forma (Gabi), altri palesemente inadeguati (Mario Suarez, lo scriviamo da tempo), altri ancora completamente (Oblak e Cerci) o parzialmente (Griezmann) spaesati.
Se il Cholo non trova un'idea forte a cui agganciare la squadra, quella che aveva sicuramente quando ha benedetto l'acquisto di Mandzukic (liberando perciò Lukaku, che era già nostro e che come controfigura di Diego Costa era sicuramente meglio) e richiesto l'arrivo di Griezmann e Cerci, quella che ora pare scomparsa, temo che saranno dolori. Ci aspetta comunque, io credo, un lungo periodo di alti e bassi, nel quale faremo fatica contro chiunque corra più di noi (cioè, finora, tutti tranne il Real).


Se vogliamo analizzare la gara nei suoi punti critici, ci sono sicuramente altri spunti di riflessione.
Il primo è senza dubbio che, dal momento che né Siqueira né Ansaldi sono Filipe e che Juanfran non ha il pezzo forte del repertorio nella fase difensiva, la coppia centrale finisce inevitabilmente per essere più esposta alle folate avversarie.
Se poi, come sta accadendo, Gabi è stranamente impacciato e Mario impresentabile, con ciò accrescendo uno dei problemi irrisolti della squadra, ovverosia la vulnerabilità agli attacchi centrali, tutta l'impalcatura finisce per traballare.
Ancora, Mandzukic è senza dubbio un grande attaccante, però è uno a cui la palla va servita davanti alla porta, altrimenti diventa inutile. Tutt'al più gli si può chiedere di agire da pivot e distribuire di testa per gli inserimenti dei compagni. Tutto questo si è visto, l'altra sera, ma in misura molto minore di quanto ci si sarebbe aspettati: mi pare anzi che ci sia una sorta di resistenza mentale, da parte dei più esperti, a modificare l'approccio alla partita. Resistenza che non può che aumentare se i due inneschi del croato, Cerci e Griezmann, vedono poco o nulla il campo, qualunque sia il motivo.
Infine, Simeone sbaglia poco, ma quando capita lo fa in grande stile. L'anno scorso buttò nella mischia Diego Ribas nella partita peggiore dell'anno (il derby di andata di Coppa del Re al Bernabeu), stravolgendo la squadra dall'oggi al domani, e poi rischiò un Diego Costa improponibile durante la finale di Champions'. Quest'anno ha schierato Oblak a freddo, in una partita da vincere assolutamente e in un contesto ambientale piuttosto problematico: francamente, si poteva fare di meglio, e lo avrei scritto anche se avessimo vinto e lo sloveno avesse effettuato parate prodigiose. Poi, non pago, ha rincarato la dose, affermando che il portiere titolare verrà deciso volta per volta, prefigurando una “staffetta” di sacchiana memoria che, com'è noto, nel caso di un ruolo tanto delicato come quello del portiere, genera solo guai.


Quindi non so bene quanta colpa dare al portiere sloveno sui tre gol, perchè mi pare che molta di più ne abbiano i suoi compagni. Sul primo gol, Masuaku ha tutto il tempo di aggiustare la palla e mirare, mentre Mario è disperso e Gabi in ritardo; sul secondo, Juanfran si fa infilare e la coppia Mario – Ansaldi si scontra in maniera tragicomica sulla nostra trequarti; sul terzo, altro errore gravissimo di Ansaldi che mette in difficoltà Godin prima (insolitamente poco reattivo) e Miranda poi (scarso, come abbiamo sempre detto, nell'uno contro uno duro e puro).


Quanto al resto, consoliamoci con qualche buona trama offensiva e con la buona vena di Griezmann. Però anche qui c'è molto che non mi è affatto piaciuto: tiri leziosi e deboli, assist serviti con calma olimpica etc etc.
Ecco, pareva più un allenamento che una partita di Champions'. Peccato, perchè i greci, come dicevo, non mi sono sembrati un granchè: Michel si vanta dell'ordine, della disciplina e dello spirito di sacrificio dei suoi, ma questi aspetti si sono visti a tratti. Per esempio, dopo il primo gol l'Olympiakos si è disunito e solo la nostra dabbenaggine ha permesso ai greci di raddoppiare. Un po' più di velocità, di precisione e di cattiveria da parte nostra e staremmo a parlare di vittoria non semplice ma meritata, perchè la sensazione che l'Atletico potesse rimontare abbastanza agilmente è stata reale e concreta per quasi tutta la partita.


Note positive
Griezmann: riportato alla sua posizione naturale di seconda punta che parte alle spalle del centravanti, si rivela micidiale e accende il gioco dei colchoneros, cui fino ad allora era mancata la velocità in avanti.


Note negative
Oblak: in tutti e tre i gol non compie errori clamorosi, ma dà chiaramente l'impressione che avrebbe potuto fare di più. Peggio di così non poteva essere il suo debutto, anche considerando che dall'altra parte ha fatto una gran figura una nostra vecchia conoscenza, Roberto, uno che avrebbe meritato di più dall'Atletico, che di fatto non lo ha mai fatto giocare. Il discorso riguardo ai buoni portieri, molti dei quali canteranos, gettati via dai colchoneros negli ultimi anni, sprecati a inseguire prestiti e acquisti vari, è lungo e l'ho già fatto in varie riflessioni estive. Alla fine non colpevolizziamolo e aspettiamo pazienti. Che tristezza, però...
Ansaldi: discreto in avanti, spesso in difficoltà dietro. Anche qui, è ancora troppo presto per giudicare, però mi permetto lo stesso una notazione cattiva: non è la prima volta che il Cholo ci propina argentini di dubbia caratura, da Insua a Sosa. Soldi sprecati anche questa volta?
Mario Suarez: davvero, non so più cosa dire. Se una qualunque squadra italiana lo vuole (per motivi a me ignoti), diamoglielo, anche gratis. Se arrivano 15 milioni, come leggo, stappiamo lo champagne. Sul primo gol è fuori posto, perduto nelle nebbie, sul secondo combina un casino tragicomico. Se penso che toglie il posto a uno come Saùl, mi arrabbio ancora di più.






Olympiakos: Roberto; Elabdellaoui, Botía, Abidal, Masuaku; Maniatis, Milivojevic, Kasami, Afellay (N'Dynga, m. 69); Chori Domínguez (Fuster, m. 57), Mitroglou.

Atlético de Madrid: Oblak 4,5; Juanfran 5,5, Miranda 5,5, Godín 6, Ansaldi 5,5; Arda 6, Mario 3 (Saúl Ñíguez, m. 75 sv), Gabi 5,5 (Griezmann, m. 56 7), Koke 6; Raúl García 5,5 (Cerci, m. 66 5), Mandzukic 6,5.

Goles:
1-0, 13' Masuaku, con un zurdazo desde fuera del área.
2-0, 31' Afellay cruza ante Oblak.
2-1, 38' Mandzukic, de cabeza a centro de Ansaldi desde la banda izquierda.
3-1, 73' Mitroglou, a pase de Kasami.
3-2, 86' Griezmann, a pase de Koke.



Árbitro: Pedro Proença (Portugal). Amonestó a los locales 'Chori' Domínguez (m. 35) y Maniatis (m. 46+) y a los visitantes Gabi (m. 2), Koke (m. 46+), Saúl (m. 88) y Griezmann (m. 90).

Incidencias: partido correspondiente a la primera jornada del grupo A de la Liga de Campeones, disputado en el estadio Georgios Karaiskakis de El Pireo ante unos 33.000 espectadores. Diego Simeone, entrenador del Atlético de Madrid, cumplió partido de sanción por su expulsión en la final de la Liga de Campeones del pasado 24 de mayo frente al Real Madrid.

domenica 14 settembre 2014

Real Madrid – Atletico Madrid 1-2: l'ironia del Cholo


Qualche settimana fa, parlando con un amico più giovane di me (ebbene sì, sono ormai in quella fase in cui cominciano ad apparire amici appartenenti a un'altra generazione), raccontavo del “favoloso” Real dei primi anni del millennio, quello “Zidanes y Pavones”, secondo l'idiota definizione del presidente di allora, Florentino Perez, non a caso sul ponte di comando anche oggi. Si parlava della quasi sicura vendita di Di Maria, odioso quanto si vuole ma assolutamente fondamentale per le sorti della Casa Blanca l'anno scorso, e ricordavo quando, in un impeto di arroganza, Florentino decise che il suo Real non poteva permettersi un giocatore così insignificante come Makelele, uno che era un big in campo (col suo oscuro lavoro teneva in piedi l'intera baracca), ma che fuori non aveva nessun appeal mediatico. Makelele venne spedito al Chelsea come un ferrovecchio e, immediatamente, i giocolieri di Florentino si trovarono senza rete di protezione, infilando figuracce in serie.
Mentre ci domandavamo chi sarebbe rimasto fuori, tra attaccanti e centrocampisti, mi è venuto un pensiero maligno: «Vuoi vedere che, conoscendo il soggetto, verrà venduto l'unico imprescindibile nel gioco del Real, ovverosia Xabi Alonso?». Ma subito dopo mi sono “tranquillizzato”: «Impossibile che compiano un altro errore così idiota». Infatti. Detto e fatto, Xabi ha fatto le valigie verso Monaco di Baviera, colpevole forse di non far vendere molte magliette rosa o bianche con inserti rosa (???).
Così il Real ha perso il suo manovratore, colui il quale, col suo sacrificio e la sua sua scientifica (e occulta, e spesso ignorata dagli arbitri) violenza, manteneva in equilibrio l'ennesimo circo Barnum voluto da Florentino. Oltre al fatto che, a questo punto, se è vera l'asserzione di Ancelotti che “il calcio non è uno sport per signorine”, se ne è andato uno dei pochi calciatori “virili” della rosa: rimangono Pepe, Illarra e forse Ramos, ma tutti e tre sono troppo limitati per essere dei comandanti. E allora, caro Carletto, come la mettiamo? Come potranno mai farsi prendere sul serio le tue “signorine”, con quei cerchietti, quelle deliziose mossette, quelle tenere smorfiette di dolore per ogni minimo contrasto, quei capelli all'ultimo grido, quelle magliettine rosa o bianche con vezzose righine rosa a cui manca solo un insertino di pizzo per fare il botto di vendite sul mercato asiatico? Se persino la signorina cristiano ronaldo ha frignato a mezzo stampa per il mercato, vuol dire che la situazione è brutta, molto brutta. Poco male, penserà Perez, basta mettere un altro pacco di milioni sul tavolo durante la sessione invernale e tutto si risolverà. Lo pensava anche anni fa e alla fine è stato costretto a dimettersi, dopo aver creato una voragine nei conti del club.


Così pensavo nei giorni precedenti al derby, riflettendo su quanto, se il calcio fosse giusto, non ci dovesse essere partita a nostro favore, visto che noi abbiamo comprato con un progetto in testa, contando e ricontando i denari. Mica mosse azzardate come quelle viste sopra e pezze ancora peggiori del buco (Chicarito al posto di Falcao??? E con nessun'altra motivazione se non quella di non disturbare quello straordinario bomber che risponde al nome di... Benzema??? Uno che non ha altro merito se non quello di essere il cocco di Florentino??? Se tifassi per la parte sbagliata di Madrid, sarei incazzato a morte).


Ma che avremmo vinto l'ho capito quando ho visto il Cholo scherzare. Vi giuro, è accaduto davvero. Davanti a tutti. E nessuno l'ha capito, mi è parso.
È successo quando, in piena conferenza stampa, gli è stata fatta una delle tante domande imbecilli in cui molti giornalisti eccellono: “Chi è, secondo lei, il giocatore più forte del Real Madrid?”. Risposta del Cholo: “Casillas”. Apriti cielo: tutti a chiedersi il perchè. Cosa avrà mai voluto dire? Perchè fare il nome di uno che negli ultimi anni ha infilato una topica dopo l'altra, un raccomandato di ferro, capace di rimanere in Paradiso anche a dispetto del padrone, che non lo vorrebbe nemmeno dipinto (ma chi c'è di più potente di Florentino alla Concha Espina, io mi chiedo)? Ho visto sconcerto su ogni giornale, in ogni sito web, in ogni commento.
Io, invece, ho riso. Ho adorato l'ironia del Cholo, davvero. Cosa avrà voluto dire, tutti a chiedersi? Ve lo spiego io, con un efficace francesismo: che Casillas fa cagare. È il migliore di voi e fa cagare; figuratevi gli altri. Niente di più e niente di meno. Come ha dimostrato durante il derby.
E poi ho sorriso, perchè credo di aver interpretato il messaggio di Simeone: non è più tempo di sentirsi inferiori. Non lo siamo più. Adesso è certo: tre derby, due vittorie e un pareggio. Certo, il potenziale non è neppure paragonabile e chiunque, tra i nostri avversari, può azzeccare la giocata pazzesca (vedi Ramos qualche mese fa), ma, in generale, noi siamo davanti.
E ci possiamo permettere di prendervi in giro fingendo di farvi un complimento. Perchè in campo non va il numero di magliette vendute, né la tecnica da sola ma anzi accompagnata dalla grinta e dalla voglia di correre.
In campo non vanno i milioni di euro, ma ci andiamo noi. E noi siamo meglio di voi. Infatti il migliore di voi è uno che regala sempre un gol agli avversari.


La partita non ha fatto altro che confermare le mie impressioni. Un Atletico concentrato e preciso, ma non prettamente difensivo come si era visto spesso nei derby. Un Real piazzato a caso, abile solo nel far scorrere la palla da una linea laterale all'altra, lento, senza spunti in avanti, tutto petto in fuori e nessuno che si prenda una responsabilità che sia una. Per ora, un esercito da parata: tutto splendide uniformi lungo i boulevard e niente più.
Il primo tempo ci ha visto controllare senza particolari affanni, andare in vantaggio, subire il pareggio su rigore ineccepibile ma sciocco (Siqueira, decisamente, non è Filipe Luis) e poi rischiare qualcosa, ma molto meno di quello che riportano i giornali: giusto due occasioni di Benzema sulle quali Moyà era più che ben piazzato e quindi è tutto da dimostrare che se il francese non fosse stato la lumaca molle che è la partita avrebbe cambiato direzione.
Ha sorpreso la presenza di Raul Jiménez e l'esclusione di Griezmann, ma il messicano ha compiuto comunque la sua missione, almeno sul piano difensivo. Certo, le transazioni offensive sono state scarse e Mandzukic si è trovato privo di munizioni, ma, per la prima volta, non si è avuta la sensazione che l'Atletico non riuscisse ad arrivare alla porta avversaria, quanto che non avesse in campo gli uomini giusti per farlo. Probabilmente Simeone aveva puntato su un primo tempo accorto e una ripresa più aggressiva, come in effetti è avvenuto.


Nel secondo tempo, di fatto, non c'è stata partita. Non ricordo un solo tiro in porta del Real, i cui giocatori hanno vagato per il campo senza un perchè, sbagliando passaggi su passaggi. I colchoneros hanno pressato molto più alto e sono stati a lungo nella metacampo avversaria, permettendosi a un certo punto il lusso di una mediana Koke – Tiago, cioè tanta tecnica e media forza fisica. È stato quando Arda e Griezmann hanno sostituito Gabi e Jiménez, mostrando chiaro quale fosse il piano della coppia Mono Burgos – Cholo Simeone: baricentro un po' più alto e grande velocità in avanti. Siqueira ha arretrato il proprio raggio d'azione e Juanfran lo ha incrementato, generando una situazione di turbolenza nella metacampo avversaria. Non a caso il gol del vantaggio ha visto come protagonisti proprio il terzino, Arda e Griezmann (che ha iniziato l'azione nella zona laterale e poi ha tagliato diagonalmente verso il centro dell'area), oltre a un Raul Garcia sempre più leader silenzioso.
Da lì in poi, per assurdo, lo stesso copione di prima: controllo del campo e, a tratti, della sfera e nessun pericolo di subire il pareggio.


Dopo la mini-rivoluzione estiva, una Supercoppa in più in bacheca e un secondo posto in scia al Barcellona dopo 3 giornate di campionato. Non male, soprattutto se consideriamo lo sconquasso provocato nell'ambiente madridista, nel quale abbiamo fortemente rinfocolato i venti gelidi della crisi che avevano cominciato a spirare dopo il disastro di San Sebastian. Possiamo dirci soddisfatti, in particolare per i colpi inferti all'autostima del nostro eterno rivale.
Fu vera gloria”, però, per dirla col poeta? La squadra è ancora in costruzione, molte pedine non hanno ancora trovato la propria collocazione (Griezmann, Cerci, lo stesso Arda; per non parlare di Oblak) o hanno brillato a sprazzi (Mandzukic). Per assurdo che possa sembrare, abbiamo brillato sempre e solo contro il Real e la cosa, per la serie di motivi espressi all'inizio, non è affatto casuale: gli altri ci affrontano col coltello tra i denti, a differenza delle signorine tutte pizzi e merletti. Quindi, un invito alla prudenza, perchè la strada è ancora lunga e molti meccanismi sono ancora da perfezionare e/o da inventare ex-novo. In questo senso, la trasferta di Atene di martedì fornirà utili indicazioni.
Una cosa la possiamo già dire con certezza, però: lo spirito c'è ancora tutto, e chi conosce il Cholo non ne avrà mai dubitato.
E allora... stay tuned!


Note positive
Coesione: il secondo gol è un manifesto. Di primo acchito, pare che Raul Garcia manchi clamorosamente la palla e Arda ne approfitti, ma, a ben guardare dai replay, Raul finge e Arda già si aspetta la palla. Una giocata sopraffina e, soprattutto, un chiaro indizio di un gruppo mentalmente fortissimo, che si conosce a memoria, che si capisce senza bisogno di tante parole.
Moyà: un buon portiere, niente di più. Ma con la grande capacità di infondere sicurezza ai compagni e di farsi trovare sempre sulla traiettoria della palla. Ieri non ci sono state parate difficili, tutt'al più spettacolari, ma non difficili; tuttavia, Moyà c'era sempre.
Juanfran: una partita impeccabile, sia sul piano difensivo (soprattutto nel primo tempo), che su quello offensivo, appena ha avuto licenza di affondare. Dalle sue parti nessuno ha osato affacciarsi nell'area dell'Atletico, mentre da un altro dei suoi favolosi cross radenti è nato il gol della vittoria. E c'è chi ha il coraggio di preferirgli Arbeloa...


Note negative
Siqueira: bravo, ma non eccezionale. Vogliamo dir meglio? Bravo, ma non è Filipe Luis, ecco. Avanza palla al piede in più di un'occasione, ma difensivamente è friabile nel contrasto e troppo propenso a perdere la posizione dopo essere avanzato sulla fascia. Deve mangiarne ancora, di pane duro.
Raul Jiménez: diligente, fa tutto quanto gli chiede il Cholo. Copre, rimane attaccato al centrocampo, disturba gli avversari col pressing e con tutti quei piccoli trucchi che innervosiscono chi gli sta di fronte. Fa tutto bene, insomma. Tranne tirare in porta, o almeno provarci. Zero assoluto. Però mi risulta che sia un attaccante, o no? Anche lui deve crescere parecchio.



Real Madrid: Casillas; Arbeloa (Varane, m. 76), Pepe, Ramos, Coentrão; Modric, Kroos, James; Bale (Isco, m. 71), Benzema (Chicharito, m. 62) y Cristiano.
No utilizados: Keylor Navas; Nacho, Marcelo e Illarramendi.


Atlético de Madrid: Moyá 7,5; Juanfran 8, Miranda 7, Godín 7, Siqueira 6; Raúl García 7, Gabi 6,5 (Arda Turan, m. 60 8), Tiago 8, Koke 7; Raúl Jiménez 5 (Griezmann, m. 63 6,5) y Mandzukic 6 (Mario Suárez, m. 77 sv).
No utilizados: Oblak; Ansaldi, J. Giménez y Cerci.


Goles: 0-1. M. 10. Tiago. 1-1. M. 26. Cristiano, de penalti. 1-2. M. 76. Arda Turan.
Árbitro: Mateu Lahoz. Amonestó a Arbeloa, Modric, James, Chicharito, Miranda, Godín, Siqueira, Gabi, Koke, Mandzukic y Mario Suárez.
Santiago Bernabéu: 80.000 espectadores.